La giustizia torna ad occuparsi dell'omicidio di Giulio Giaccio, il giovane ucciso per uno scambio di persona e sciolto nell'acido a Napoli: la Cassazione riapre il caso come delitto di camorra. Lo riporta Il Mattino.
Un nuovo processo si profila dunque all’orizzonte per Carlo Nappi e Salvatore Cammarota, già condannati a sedici anni di carcere, oltre che per Roberto Perrone, ex membro collaborante del clan Polverino, che aveva ricevuto una condanna a otto anni. Giulio Giaccio, operaio della zona di Pianura, fu sequestrato da falsi poliziotti e barbaramente ucciso. Il vero obiettivo dei suoi assassini era un uomo coinvolto in una relazione con la moglie di un carcerato, ma un tragico errore segnò la fine della vita del giovane.
L'indagine, coordinata all’epoca dai magistrati Mariella Di Mauro (ora procuratore aggiunto a Napoli nord) e Giuseppe Visone, continua a cercare giustizia. La Cassazione ha accolto anche il ricorso presentato dalla parte civile rappresentata dall’avvocato Alessandro Motta, evitando che il caso venisse archiviato.
Giulio Giaccio, vittima di un errore fatale e sciolto nell'acido: la Cassazione riapre il caso come delitto di camorra
La giustizia torna a occuparsi dell’omicidio di Giulio Giaccio, il giovane ucciso nel lontano luglio del 2000 in seguito a uno scambio di persona. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso presentato dalla procura generale di Napoli, stabilendo il rinvio degli atti alla Corte d'Assise d'Appello di Napoli. L'obiettivo è rivalutare la pena e verificare la sussistenza dell'aggravante legata al metodo e al fine camorristico di un delitto che colpì un ragazzo estraneo alle dinamiche criminali.Un nuovo processo si profila dunque all’orizzonte per Carlo Nappi e Salvatore Cammarota, già condannati a sedici anni di carcere, oltre che per Roberto Perrone, ex membro collaborante del clan Polverino, che aveva ricevuto una condanna a otto anni. Giulio Giaccio, operaio della zona di Pianura, fu sequestrato da falsi poliziotti e barbaramente ucciso. Il vero obiettivo dei suoi assassini era un uomo coinvolto in una relazione con la moglie di un carcerato, ma un tragico errore segnò la fine della vita del giovane.
L'indagine, coordinata all’epoca dai magistrati Mariella Di Mauro (ora procuratore aggiunto a Napoli nord) e Giuseppe Visone, continua a cercare giustizia. La Cassazione ha accolto anche il ricorso presentato dalla parte civile rappresentata dall’avvocato Alessandro Motta, evitando che il caso venisse archiviato.

