Come riportato dall'edizione odierna del quotidiano Il Mattino, si è chiuso con una serie di pesanti verdetti il processo che ha svelato un intreccio corruttivo tra alcuni esponenti dell'Arma e il mondo del narcotraffico nella Piana del Sele.
Al centro dell'inchiesta, la collaborazione illecita tra i militari e il gruppo guidato da Ugo Corsini, ritenuto il fornitore di riferimento per i clan locali tra Bellizzi e Battipaglia. Le accuse, che andavano dal favoreggiamento all'omessa denuncia fino alla gestione irregolare dei sequestri, hanno trovato conferma nelle sentenze emesse dai giudici, che hanno inflitto pene fino a tre anni e sei mesi di reclusione.
La condanna più dura ha colpito proprio Ugo Corsini, perno dell'attività illecita, ma le pene sono state significative anche per i rappresentanti delle forze dell'ordine coinvolti, con condanne che oscillano tra i due anni e sei mesi e i due anni e quattro mesi per i principali imputati. Per altri membri dell'Arma, giudicati per reati minori come l'omessa denuncia, le sanzioni sono state più lievi, mentre i giudici hanno disposto il non doversi procedere per alcuni capi d'imputazione specifici, riconoscendo le attenuanti generiche. La sentenza mette fine a un caso che ha scosso il territorio, confermando l'esistenza di una zona d'ombra in cui la legge veniva piegata agli interessi dei signori della droga.
Al centro dell'inchiesta, la collaborazione illecita tra i militari e il gruppo guidato da Ugo Corsini, ritenuto il fornitore di riferimento per i clan locali tra Bellizzi e Battipaglia. Le accuse, che andavano dal favoreggiamento all'omessa denuncia fino alla gestione irregolare dei sequestri, hanno trovato conferma nelle sentenze emesse dai giudici, che hanno inflitto pene fino a tre anni e sei mesi di reclusione.
Il gruppo Corsini abbattuto dalle condanne
Il meccanismo ricostruito dagli inquirenti delineava un sistema di mutuo soccorso criminale in cui i carabinieri coinvolti avvisavano tempestivamente i propri referenti dell'imminenza di blitz o perquisizioni. In cambio di questa protezione, che permetteva allo spaccio di proseguire senza intoppi, i militari avrebbero ricevuto piccole dosi di stupefacenti o avrebbero chiuso deliberatamente gli occhi di fronte al possesso di droga, evitando sequestri formali e segnalazioni all'autorità giudiziaria.La condanna più dura ha colpito proprio Ugo Corsini, perno dell'attività illecita, ma le pene sono state significative anche per i rappresentanti delle forze dell'ordine coinvolti, con condanne che oscillano tra i due anni e sei mesi e i due anni e quattro mesi per i principali imputati. Per altri membri dell'Arma, giudicati per reati minori come l'omessa denuncia, le sanzioni sono state più lievi, mentre i giudici hanno disposto il non doversi procedere per alcuni capi d'imputazione specifici, riconoscendo le attenuanti generiche. La sentenza mette fine a un caso che ha scosso il territorio, confermando l'esistenza di una zona d'ombra in cui la legge veniva piegata agli interessi dei signori della droga.

