La storica e discussa fabbrica di Salerno tenta la carta della rivoluzione tecnologica per uscire dal vicolo cieco della chiusura definitiva.
Come riportato dall'edizione odierna del quotidiano Il Mattino, la società Fonderie Pisano ha depositato lunedì scorso presso gli uffici della Regione Campania un progetto di totale riconversione industriale da attuare nel vecchio stabilimento di via dei Greci, nella frazione di Fratte, situata nel comune di Salerno.
Il piano prevede lo smantellamento definitivo dei due vecchi cubilotti alimentati a carbone coke e l'installazione di due moderni forni elettrici a induzione a media frequenza, che andrebbero ad affiancare l'unico impianto elettrico già esistente nel sito di Salerno. Un investimento da svariati milioni di euro pensato per azzerare le emissioni nocive e i cattivi odori che per anni hanno alimentato le proteste dei residenti del quartiere, ormai divenuto prevalentemente residenziale.
L'iter burocratico prevede ora una finestra di 90 giorni entro cui gli organi regionali dovranno valutare la fattibilità del progetto, prima di un'eventuale convocazione della conferenza dei servizi. I tempi tecnici, tuttavia, spaventano i dipendenti attualmente in cassa integrazione. Il rappresentante della rsu, Mimmo Volpe, ha lanciato un accorato appello affinché la macchina amministrativa acceleri le verifiche: il rischio concreto è che un'attesa troppo prolungata spinga la proprietà a desistere dagli investimenti, decretando il fallimento aziendale e il licenziamento di massa.
Nelle intenzioni della governance e dei lavoratori, la decarbonizzazione del sito di Fratte rappresenterebbe una transizione strategica fondamentale per non perdere il portafoglio clienti e dimostrare l'eco-compatibilità dei nuovi sistemi operativi.
La permanenza delle fonderie nel comune di Salerno resta comunque temporanea. Il traguardo finale condiviso resta la delocalizzazione totale dell'impianto in un'area industriale idonea. Per questa ragione, i sindacati si aspettano l'immediata convocazione di un tavolo di crisi a Roma presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, alla presenza del ministro Adolfo Urso, per individuare la nuova area in cui edificare lo stabilimento ex novo.
Sul fronte locale, si registra invece una situazione di stallo: la lettera inviata lo scorso 3 giugno dai lavoratori al sindaco di Salerno per sollecitare un incontro istituzionale non ha ancora ricevuto alcun riscontro da Palazzo di Città.
Come riportato dall'edizione odierna del quotidiano Il Mattino, la società Fonderie Pisano ha depositato lunedì scorso presso gli uffici della Regione Campania un progetto di totale riconversione industriale da attuare nel vecchio stabilimento di via dei Greci, nella frazione di Fratte, situata nel comune di Salerno.
Fratte, svolta elettrica per le Fonderie Pisano
La strategia messa in campo dagli imprenditori punta ad abbattere l'impatto ambientale per allinearsi alle stringenti linee guida europee sulle migliori tecnologie disponibili (Bat), la cui violazione aveva decretato la revoca dell'Autorizzazione integrata ambientale (Aia) e il successivo stop alla produzione.Il piano prevede lo smantellamento definitivo dei due vecchi cubilotti alimentati a carbone coke e l'installazione di due moderni forni elettrici a induzione a media frequenza, che andrebbero ad affiancare l'unico impianto elettrico già esistente nel sito di Salerno. Un investimento da svariati milioni di euro pensato per azzerare le emissioni nocive e i cattivi odori che per anni hanno alimentato le proteste dei residenti del quartiere, ormai divenuto prevalentemente residenziale.
L'iter burocratico prevede ora una finestra di 90 giorni entro cui gli organi regionali dovranno valutare la fattibilità del progetto, prima di un'eventuale convocazione della conferenza dei servizi. I tempi tecnici, tuttavia, spaventano i dipendenti attualmente in cassa integrazione. Il rappresentante della rsu, Mimmo Volpe, ha lanciato un accorato appello affinché la macchina amministrativa acceleri le verifiche: il rischio concreto è che un'attesa troppo prolungata spinga la proprietà a desistere dagli investimenti, decretando il fallimento aziendale e il licenziamento di massa.
Nelle intenzioni della governance e dei lavoratori, la decarbonizzazione del sito di Fratte rappresenterebbe una transizione strategica fondamentale per non perdere il portafoglio clienti e dimostrare l'eco-compatibilità dei nuovi sistemi operativi.
La permanenza delle fonderie nel comune di Salerno resta comunque temporanea. Il traguardo finale condiviso resta la delocalizzazione totale dell'impianto in un'area industriale idonea. Per questa ragione, i sindacati si aspettano l'immediata convocazione di un tavolo di crisi a Roma presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, alla presenza del ministro Adolfo Urso, per individuare la nuova area in cui edificare lo stabilimento ex novo.
Sul fronte locale, si registra invece una situazione di stallo: la lettera inviata lo scorso 3 giugno dai lavoratori al sindaco di Salerno per sollecitare un incontro istituzionale non ha ancora ricevuto alcun riscontro da Palazzo di Città.

