Nuovo clan di camorra a Scafati: al via il processo d'Appello per 23 imputati che hanno presentato ricorso contro la sentenza di primo grado, finita per infliggere complessivamente oltre 200 anni di carcere. Lo riporta SalernoToday.
Secondo gli inquirenti, molti degli accusati sarebbero affiliati a un clan camorristico autoproclamatosi "famiglia", legati fra loro da stretti vincoli di parentela. Al vertice del gruppo sarebbe stato identificato un pregiudicato originario di Boscoreale, già condannato nel 2007 come capo e promotore di un'organizzazione mafiosa. Il giudice per le indagini preliminari ha sottolineato come l'uomo avrebbe trasferito il suo raggio d'azione dai territori storici di Pompei e Boscoreale, dirigendo le sue operazioni criminali verso l'area di Scafati.
Gli accusati, si sostiene, gestivano le principali piazze di spaccio locali grazie alla loro capacità intimidatoria, alimentata anche dalla disponibilità di armi da fuoco fornite da un presunto complice di Torre Annunziata. Il clan, riempendo il vuoto lasciato dall'arresto di membri di un'altra organizzazione mafiosa nel dicembre 2021, avrebbe acquisito il controllo egemone sul territorio, stabilendo una supremazia rispetto agli altri gruppi criminali presenti nella zona. Oltre al narcotraffico, sarebbero stati coinvolti in attività estorsive e chiamati a intervenire per risolvere dispute territoriali tra gruppi camorristici locali.
Eloquente uno degli episodi ricostruiti durante le indagini: una delle dieci estorsioni accertate sarebbe avvenuta all'interno del porto turistico di Marina di Stabia. In quel caso specifico, l'intimidazione culminò in una "stesa", durante la quale alcuni uomini giunsero sul luogo a bordo di potenti motociclette, seminando il terrore con modalità violente ed eclatanti.
Nuovo clan di camorra a Scafati: al via il processo d'Appello per 23 imputati
Il caso noto come "Neo clan a Scafati" tornerà in aula a ottobre per il giudizio d'appello. L'indagine, avviata sotto l'accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso, ha scoperchiato una presunta organizzazione criminale con radici a Scafati e nella provincia di Napoli. Il fascicolo include reati come estorsione, traffico di armi, spaccio di stupefacenti, autoriciclaggio e lesioni personali gravi.Secondo gli inquirenti, molti degli accusati sarebbero affiliati a un clan camorristico autoproclamatosi "famiglia", legati fra loro da stretti vincoli di parentela. Al vertice del gruppo sarebbe stato identificato un pregiudicato originario di Boscoreale, già condannato nel 2007 come capo e promotore di un'organizzazione mafiosa. Il giudice per le indagini preliminari ha sottolineato come l'uomo avrebbe trasferito il suo raggio d'azione dai territori storici di Pompei e Boscoreale, dirigendo le sue operazioni criminali verso l'area di Scafati.
Gli accusati, si sostiene, gestivano le principali piazze di spaccio locali grazie alla loro capacità intimidatoria, alimentata anche dalla disponibilità di armi da fuoco fornite da un presunto complice di Torre Annunziata. Il clan, riempendo il vuoto lasciato dall'arresto di membri di un'altra organizzazione mafiosa nel dicembre 2021, avrebbe acquisito il controllo egemone sul territorio, stabilendo una supremazia rispetto agli altri gruppi criminali presenti nella zona. Oltre al narcotraffico, sarebbero stati coinvolti in attività estorsive e chiamati a intervenire per risolvere dispute territoriali tra gruppi camorristici locali.
Eloquente uno degli episodi ricostruiti durante le indagini: una delle dieci estorsioni accertate sarebbe avvenuta all'interno del porto turistico di Marina di Stabia. In quel caso specifico, l'intimidazione culminò in una "stesa", durante la quale alcuni uomini giunsero sul luogo a bordo di potenti motociclette, seminando il terrore con modalità violente ed eclatanti.

