La Suprema Corte ha blindato l'impianto accusatorio della Direzione Distrettuale Antimafia, riconoscendo in via definitiva la natura mafiosa della consorteria criminale Fezza-De Vivo operante a Pagani. Nonostante la tenuta dell'accusa principale, i giudici di legittimità hanno parzialmente annullato la sentenza di secondo grado per sei protagonisti chiave dell'inchiesta, disponendo un nuovo rinvio dinanzi alla Corte d'Appello di Salerno come riportato dall'edizione odierna del quotidiano Il Mattino.
L'indagine, sviluppata tra il 2019 e il 2021 dai Carabinieri e dalla Squadra Mobile sotto la guida del pubblico ministero Elena Guarino, aveva svelato il controllo capillare esercitato dall'organizzazione a Pagani e nei comuni limitrofi. Fondamentali per la ricostruzione del quadro accusatorio erano state le rivelazioni del collaboratore di giustizia Rosario Giugliano, ex esponente della Nuova Famiglia, che aveva dettagliato in aula l'organigramma del clan, il sistema di estorsione sui boss delle piazze di spaccio, il controllo delle armi e il tentato omicidio di un operatore economico di Angri.
Mentre il resto dei ricorsi presentati dal collegio difensivo è stato respinto, consolidando le restanti condanne, le motivazioni della Suprema Corte chiariranno i confini del prossimo dibattimento d'appello. La pressione giudiziaria sul sodalizio, che nel dicembre 2022 ha subito un duro colpo con un maxi blitz, ha recentemente provocato anche profonde ripercussioni istituzionali, culminate nel provvedimento di scioglimento del consiglio comunale di Pagani per infiltrazioni della criminalità organizzata.
Camorra a Pagani, la Cassazione conferma l'esistenza del clan Fezza-De Vivo
Il verdetto della Cassazione costringe a ridiscutere le posizioni dei vertici storici del gruppo, Francesco Fezza e Andrea De Vivo, per i quali andranno riconsiderati i capi d'accusa legati al narcotraffico e a un singolo episodio estorsivo. Un nuovo giudizio attende anche Daniele Confessore, la cui figura di presunto promotore del sodalizio e i reati di droga dovranno essere riesaminati. Annullamento totale con rinvio, inoltre, per Giuseppe Attianese, Giuseppe De Vivo e per l'imprenditore Alfonso Marrazzo, ex componente della giunta comunale paganese e titolare della ditta "Pedema", precedentemente condannato per concorso esterno a causa dei presunti favori ottenuti dal clan nell'assegnazione dei servizi di sanificazione durante l'emergenza sanitaria.L'indagine, sviluppata tra il 2019 e il 2021 dai Carabinieri e dalla Squadra Mobile sotto la guida del pubblico ministero Elena Guarino, aveva svelato il controllo capillare esercitato dall'organizzazione a Pagani e nei comuni limitrofi. Fondamentali per la ricostruzione del quadro accusatorio erano state le rivelazioni del collaboratore di giustizia Rosario Giugliano, ex esponente della Nuova Famiglia, che aveva dettagliato in aula l'organigramma del clan, il sistema di estorsione sui boss delle piazze di spaccio, il controllo delle armi e il tentato omicidio di un operatore economico di Angri.
Mentre il resto dei ricorsi presentati dal collegio difensivo è stato respinto, consolidando le restanti condanne, le motivazioni della Suprema Corte chiariranno i confini del prossimo dibattimento d'appello. La pressione giudiziaria sul sodalizio, che nel dicembre 2022 ha subito un duro colpo con un maxi blitz, ha recentemente provocato anche profonde ripercussioni istituzionali, culminate nel provvedimento di scioglimento del consiglio comunale di Pagani per infiltrazioni della criminalità organizzata.

