Si è concluso con una pesante condanna a 20 anni di reclusione il processo di primo grado dinanzi alla Corte d’Assise di Salerno (presieduta dal giudice Passaro, a latere Zarone) nei confronti di Vincenzo Santimone, accusato del brutale omicidio del padre 76enne Riccardo Santimone come riportato dall'edizione odierna del quotidiano Il Mattino.
La sentenza prevede inoltre che, una volta espiata la pena detentiva, l'imputato venga sottoposto a una misura di sicurezza per la sua accertata pericolosità sociale, con verifiche a cadenza triennale.
Di contro, l'avvocatessa Elena Criscuolo, legale difensore di Vincenzo Santimone, aveva battuto la pista del vizio totale di mente chiedendo l'assoluzione, tesi parzialmente accolta dalla perizia d'ufficio della Corte che ha riscontrato un vizio parziale di mente legato a gravi disturbi della personalità. La difesa valuterà il ricorso in Appello non appena saranno depositate le motivazioni della sentenza.
L'efferato delitto si consumò il 5 marzo 2024 a Eboli, all'interno di un appartamento di via Bartolo Longo, nel rione della Pace. La vittima, un gommista in pensione stimato da tutta la comunità e dedito all'assistenza della moglie gravemente malata e allettata, venne aggredita dal figlio al culmine di una banale discussione domestica. A scatenare il raptus omicida di Vincenzo Santimone fu il semplice rumore provocato dal padre mentre preparava la cena in cucina.
Afferrato un coltello da cucina, l'uomo si scagliò sul genitore colpendolo ripetutamente alla gola e al torace, per poi inseguirlo fin dentro il bagno dove la vittima aveva tentato invano di rifugiarsi, infliggendogli la coltellata fatale che ne recise l'aorta.
La sentenza prevede inoltre che, una volta espiata la pena detentiva, l'imputato venga sottoposto a una misura di sicurezza per la sua accertata pericolosità sociale, con verifiche a cadenza triennale.
Parricidio a Eboli: vent'anni di carcere a Vincenzo Santimone
La decisione dei giudici giunge dopo una requisitoria in cui il pubblico ministero Marinella Guglielmotti aveva invocato una condanna a 25 anni di carcere, contestando le aggravanti della crudeltà e dei futili motivi e sottolineando l'assenza di qualsiasi forma di pentimento da parte dell'imputato.Di contro, l'avvocatessa Elena Criscuolo, legale difensore di Vincenzo Santimone, aveva battuto la pista del vizio totale di mente chiedendo l'assoluzione, tesi parzialmente accolta dalla perizia d'ufficio della Corte che ha riscontrato un vizio parziale di mente legato a gravi disturbi della personalità. La difesa valuterà il ricorso in Appello non appena saranno depositate le motivazioni della sentenza.
L'efferato delitto si consumò il 5 marzo 2024 a Eboli, all'interno di un appartamento di via Bartolo Longo, nel rione della Pace. La vittima, un gommista in pensione stimato da tutta la comunità e dedito all'assistenza della moglie gravemente malata e allettata, venne aggredita dal figlio al culmine di una banale discussione domestica. A scatenare il raptus omicida di Vincenzo Santimone fu il semplice rumore provocato dal padre mentre preparava la cena in cucina.
Afferrato un coltello da cucina, l'uomo si scagliò sul genitore colpendolo ripetutamente alla gola e al torace, per poi inseguirlo fin dentro il bagno dove la vittima aveva tentato invano di rifugiarsi, infliggendogli la coltellata fatale che ne recise l'aorta.

