Non si placa la tempesta politica e mediatica intorno a "Cilento Selvaggio", la kermesse dedicata al mondo venatorio in programma per il prossimo settembre a Roscigno.
Quello che era nato come un evento locale si è trasformato in un durissimo scontro ideologico e istituzionale di portata nazionale, incentrato sul delicato equilibrio tra la tutela della biodiversità e la promozione della cultura della caccia all'interno (o a ridosso) di un'area protetta UNESCO come il Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni.
"Un festival della caccia all’interno o a ridosso del territorio protetto sarebbe uno sfregio istituzionale e culturale. Un parco nazionale nasce per tutelare la biodiversità, la fauna selvatica e gli ecosistemi, non per promuovere o legittimare la cultura del prelievo venatorio" ha dichiarato Sergio Costa, parlamentare ed ex Ministro dell'Ambiente
Le istituzioni e i vertici dell'Ente Parco sono ora chiamati a rispondere pubblicamente di una scelta politica che, secondo i detrattori, avrebbe già minato la neutralità e la missione stessa dell'area protetta.
Quello che era nato come un evento locale si è trasformato in un durissimo scontro ideologico e istituzionale di portata nazionale, incentrato sul delicato equilibrio tra la tutela della biodiversità e la promozione della cultura della caccia all'interno (o a ridosso) di un'area protetta UNESCO come il Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni.
Parco del Cilento, è scontro totale sul festival della caccia
L'affondo più pesante arriva direttamente dai banchi della Camera dei Deputati. L'ex ministro dell'Ambiente Sergio Costa, insieme ai colleghi parlamentari Ilaria Fontana, Carmen Di Lauro, Alessandro Caramiello e Susanna Cherchi, ha annunciato la presentazione di un'interrogazione parlamentare rivolta al Ministro dell'Ambiente. L'obiettivo è fare piena luce sulla legittimità e sull'opportunità del patrocinio dell'Ente Parco a una simile manifestazione."Un festival della caccia all’interno o a ridosso del territorio protetto sarebbe uno sfregio istituzionale e culturale. Un parco nazionale nasce per tutelare la biodiversità, la fauna selvatica e gli ecosistemi, non per promuovere o legittimare la cultura del prelievo venatorio" ha dichiarato Sergio Costa, parlamentare ed ex Ministro dell'Ambiente
Le due visioni a confronto
Il dibattito vede contrapposti due fronti inconciliabili, con posizioni che investono la stessa identità delle aree protette:- Il fronte del "No" (Ambientalisti, Animalisti e Parlamentari): Guidato da associazioni come il WWF e supportato da attivisti locali, contesta aspramente l'accostamento del brand del Parco a una fiera venatoria. L'attivista animalista Tiziana Panico ha rispedito al mittente le accuse di "ambientalismo da salotto", sottolineando che non si tratta di un preconcetto ideologico ma di una netta distinzione di ruoli: un conto è il controllo faunistico d'emergenza (come i piani di contenimento della peste suina), un altro è la celebrazione identitaria e promozionale della caccia sotto l'egida di un ente che per legge deve proteggere la natura.
- I difensori dell'iniziativa: Rivendicano l'importanza della gestione venatoria controllata come strumento di equilibrio ambientale e rigettano le critiche, accusando gli oppositori di avere una visione sterile e lontana dalla realtà rurale e gestionale del territorio.
Le istituzioni e i vertici dell'Ente Parco sono ora chiamati a rispondere pubblicamente di una scelta politica che, secondo i detrattori, avrebbe già minato la neutralità e la missione stessa dell'area protetta.

