«Anna è una voce intensa dentro di me». Con queste parole Vincenzo Borsa affida al web il peso di quattro anni trascorsi ininterrottamente tra le aule di tribunale, vissuti con il solo obiettivo di ottenere giustizia per sua sorella Anna, vittima di femminicidio a Pontecagnano Faiano.
Quel verdetto finale, l'ergastolo, segna la fine di un percorso giudiziario estenuante, vissuto a pochi metri dall'uomo che gli ha strappato Anna, ma non cancella il trauma di un'assenza definitiva.
La chiusura del processo apre ora una nuova pagina, fatta di un ricordo che si fa promessa: «Ti terrò viva dentro di me come se fossi qui ogni giorno. Per sempre». Un addio che, nella sua disperata tenerezza, è diventato il simbolo di un legame capace di superare anche la tragedia più atroce, raccogliendo l'abbraccio virtuale e commosso di tutta la comunità.
Quel verdetto finale, l'ergastolo, segna la fine di un percorso giudiziario estenuante, vissuto a pochi metri dall'uomo che gli ha strappato Anna, ma non cancella il trauma di un'assenza definitiva.
Ergastolo per l'omicida di Anna Borsa, parla il fratello della vittima
Nel suo racconto, Vincenzo rivela la fatica di aver dovuto mantenere una lucidità ferrea per amore dei genitori, della famiglia e della donna che sta per sposare, traendo forza proprio dal ricordo della sorella. «Niente e nessuno potrà ridarmi il tuo abbraccio o le tue carezze», scrive con dolore, trasformando però il lutto in un giuramento di fedeltà assoluta: custodire gli insegnamenti di Anna come una bussola quotidiana.La chiusura del processo apre ora una nuova pagina, fatta di un ricordo che si fa promessa: «Ti terrò viva dentro di me come se fossi qui ogni giorno. Per sempre». Un addio che, nella sua disperata tenerezza, è diventato il simbolo di un legame capace di superare anche la tragedia più atroce, raccogliendo l'abbraccio virtuale e commosso di tutta la comunità.

