La famiglia di Anna Tagliaferri, imprenditrice di Cava de' Tirreni uccisa con sette coltellate dal compagno, denuncia l'Asl: "Non era presente ai colloqui né sapeva di eventuali interruzioni dei farmaci". Lo riporta l'odierna edizione del Mattino.
Secondo le prime informazioni, a poche ore dall'assassinio, il responsabile del Dipartimento di Salute Mentale Giulio Corrivetti avrebbe dichiarato che non c'erano stati segnali di peggioramento nell'uomo specificando che Anna e Diego avevano deciso di interrompere le cure di comune accordo nonostante il mantenimento del colloqui bisettimanali alludendo ad una presenza fisica dell'imprenditrice cavese. Affermazioni fuorvianti secondo il racconto della famiglia che per questo motivo hanno deciso di presentare una denuncia contro l'Asl. Il 29 aprile è arrivata anche la risposta dell'azienda sanitaria: in una nota si legge che non esiste alcuna documentazione dalla quale emerga il coinvolgimento della vittima nel percorso di cura di Diego Di Domenico e nella cartella clinica non risultano annotazioni che rivelino la presenza di Anna durante i colloqui. Questo nonostante il paziente «fosse stato ripetutamente invitato a individuare una persona di fiducia alleata nella cura». Ora tutto torna alla Procura di Nocera Inferiore per ulteriori accertamenti e all'Asl chiamata a rispondere formalmente in sede di denuncia-querela sulla correttezza delle informazioni diffuse.
Anna Tagliaferri uccisa dal compagno a Cava de' Tirreni, la famiglia denuncia l'Asl
Anna Tagliaferri non è mai stata presente ai colloqui che il compagno aveva periodicamente con gli specialisti dell'Asl e non poteva sapere se e come Diego Di Domenico, suo assassino, seguisse il percorso terapeutico. Soprattutto non poteva conoscere eventuali interruzioni o diminuzioni dell'assunzione di psicofarmaci. Arriva una svolta nell'inchiesta sul femminicidio della donna proprietaria della storia pasticceria Tirrena, uccisa lo scorso 21 dicembre con sette coltellate dal compagno suicidatosi poco dopo. Un passaggio decisivo quello ricostruito dall'avvocato Angela Lodato, difensore della famiglia della donna che chiede giustizia.Secondo le prime informazioni, a poche ore dall'assassinio, il responsabile del Dipartimento di Salute Mentale Giulio Corrivetti avrebbe dichiarato che non c'erano stati segnali di peggioramento nell'uomo specificando che Anna e Diego avevano deciso di interrompere le cure di comune accordo nonostante il mantenimento del colloqui bisettimanali alludendo ad una presenza fisica dell'imprenditrice cavese. Affermazioni fuorvianti secondo il racconto della famiglia che per questo motivo hanno deciso di presentare una denuncia contro l'Asl. Il 29 aprile è arrivata anche la risposta dell'azienda sanitaria: in una nota si legge che non esiste alcuna documentazione dalla quale emerga il coinvolgimento della vittima nel percorso di cura di Diego Di Domenico e nella cartella clinica non risultano annotazioni che rivelino la presenza di Anna durante i colloqui. Questo nonostante il paziente «fosse stato ripetutamente invitato a individuare una persona di fiducia alleata nella cura». Ora tutto torna alla Procura di Nocera Inferiore per ulteriori accertamenti e all'Asl chiamata a rispondere formalmente in sede di denuncia-querela sulla correttezza delle informazioni diffuse.

