Solo nel 2025 la Guardia di Finanza ha sequestrato in Italia oltre 81 milioni di prodotti falsi e 30 milioni di articoli ritirati per tutela del Made in Italy. Una pressione che riguarda anche la cosmetica, dove il claim "italiano" è oggi tra i più imitati al mondo. Il paradosso è evidente: l’Italia, con i suoi laboratori, produce una parte significativa della cosmetica venduta in Europa: molti prodotti commercializzati all'estero come "americani", "francesi" o "coreani" sono in realtà formulati qui, mentre una quota dei prodotti etichettati come Made in Italy è semplicemente packaging applicato a formule white label industriali.
È diventato un lettore di etichette, prima ancora che un acquirente di brand. Questo cambia profondamente il gioco: non basta più una storia ben raccontata, serve una filiera che regga la verifica. Per chi produce davvero in Italia è il miglior contesto possibile, perché premia esattamente quello che facciamo da sempre”, spiega Oscar Townsend, founder di SerlinoLab.Il caso SerlinoLab: cosa significa avere un laboratorio artigianaleSerlinoLab, specializzato in skincare maschile per uomini over 40, produce in un laboratorio sulla costiera amalfitana. Il team interno è composto da formulatori, chimici e operatori dedicati al confezionamento.
C’è un controllo diretto su ogni fase: dalla selezione delle materie prime allo sviluppo delle formule. Un modello più vicino all'artigianato che alla produzione industriale di massa.Ogni prodotto della linea è costruito attorno a un ingrediente caratteristico italiano: derivato dell'olio d'oliva nella crema viso anti-età, estratto d'uva nel contorno occhi, carota nell’autoabbronzante corpo. Una scelta che ha radici nel Mediterraneo prima ancora che nel marketing, anche se è proprio sul mercato americano che questa narrativa sta funzionando con maggiore intensità.Negli Stati Uniti il Made in Italy non è solo estetica
La spinta più evidente arriva dagli Stati Uniti, dove SerlinoLab è entrato a marzo 2025 e in tredici mesi ha raccolto oltre 26.000 ordini. Nell’ultimo mese, per la prima volta, il fatturato americano ha superato quello italiano. A spiegare l'accelerazione è una survey condotta dal brand su oltre 6.600 clienti statunitensi tra gennaio e aprile 2026. Il 63% degli intervistati cerca attivamente ingredienti come retinolo e acido ialuronico prima di acquistare. E ciò che li convince a scegliere SerlinoLab è prima di tutto la scienza dietro la formula (35,6%), seguita dall'origine italiana e dalla storia del laboratorio (21,9%).
“Negli Stati Uniti il Made in Italy è una garanzia regolamentare. Il consumatore americano della skincare oggi è scientifico, legge l'INCI, ha già provato altre creme e cerca qualcosa che funzioni meglio. Quando capisce che la nostra formula rispetta standard rigidi e che dietro c'è un laboratorio italiano vero, sa di star acquistando consapevolmente, e non solo per estetica” conclude Oscar Townsend.
Cosmetica Made in Italy: riconoscere un brand davvero artigianale
Nel mezzo c'è il consumatore, sempre più attento alla composizione dei prodotti e all’origine reale di ciò che applica sulla pelle. Una sensibilità che premia chi produce davvero in Italia, ma che fatica a tradursi in scelte d’acquisto informate, perché distinguere un vero artigiano cosmetico da un brand white label resta complesso. È il punto di osservazione di SerlinoLab, brand italiano di skincare maschile, che produce nella propria filiera campana attraverso un laboratorio familiare attivo da oltre 30 anni.“Il consumatore di oggi non è più disposto a comprare a scatola chiusa. Vuole sapere cosa applica sulla pelle, da dove arriva, chi l'ha formulato.È diventato un lettore di etichette, prima ancora che un acquirente di brand. Questo cambia profondamente il gioco: non basta più una storia ben raccontata, serve una filiera che regga la verifica. Per chi produce davvero in Italia è il miglior contesto possibile, perché premia esattamente quello che facciamo da sempre”, spiega Oscar Townsend, founder di SerlinoLab.Il caso SerlinoLab: cosa significa avere un laboratorio artigianaleSerlinoLab, specializzato in skincare maschile per uomini over 40, produce in un laboratorio sulla costiera amalfitana. Il team interno è composto da formulatori, chimici e operatori dedicati al confezionamento.
C’è un controllo diretto su ogni fase: dalla selezione delle materie prime allo sviluppo delle formule. Un modello più vicino all'artigianato che alla produzione industriale di massa.Ogni prodotto della linea è costruito attorno a un ingrediente caratteristico italiano: derivato dell'olio d'oliva nella crema viso anti-età, estratto d'uva nel contorno occhi, carota nell’autoabbronzante corpo. Una scelta che ha radici nel Mediterraneo prima ancora che nel marketing, anche se è proprio sul mercato americano che questa narrativa sta funzionando con maggiore intensità.Negli Stati Uniti il Made in Italy non è solo estetica
La spinta più evidente arriva dagli Stati Uniti, dove SerlinoLab è entrato a marzo 2025 e in tredici mesi ha raccolto oltre 26.000 ordini. Nell’ultimo mese, per la prima volta, il fatturato americano ha superato quello italiano. A spiegare l'accelerazione è una survey condotta dal brand su oltre 6.600 clienti statunitensi tra gennaio e aprile 2026. Il 63% degli intervistati cerca attivamente ingredienti come retinolo e acido ialuronico prima di acquistare. E ciò che li convince a scegliere SerlinoLab è prima di tutto la scienza dietro la formula (35,6%), seguita dall'origine italiana e dalla storia del laboratorio (21,9%).
“Negli Stati Uniti il Made in Italy è una garanzia regolamentare. Il consumatore americano della skincare oggi è scientifico, legge l'INCI, ha già provato altre creme e cerca qualcosa che funzioni meglio. Quando capisce che la nostra formula rispetta standard rigidi e che dietro c'è un laboratorio italiano vero, sa di star acquistando consapevolmente, e non solo per estetica” conclude Oscar Townsend.

