L'Aula della Camera ha approvato la nuova riforma elettorale, ribattezzata legge Bignami dal nome del capogruppo di Fratelli d'Italia a Montecitorio, primo firmatario del testo. Con 217 voti favorevoli, 152 contrari e due astenuti, il provvedimento incassa il primo fondamentale sì del Parlamento e si appresta a iniziare l'iter di discussione al Senato.
Il voto finale giunge al culmine di giornate ad altissima tensione politica all'interno della maggioranza di centrodestra, segnate dalla clamorosa bocciatura a scrutinio segreto dell'emendamento sulle preferenze, respinto per un solo voto di scarto con l'azione di circa cinquanta "franchi tiratori" tra le file della stessa coalizione di governo. Una spaccatura che ha spinto le opposizioni, con in testa Elly Schlein e Giuseppe Conte, a parlare di maggioranza colabrodo e di un esecutivo sfiduciato dai suoi stessi numeri.
La riforma sancisce anche il ritorno delle liste bloccate e la cancellazione dei vecchi collegi uninominali. Sulla scheda elettorale non sarà possibile esprimere alcuna preferenza nominale, in quanto gli elettori troveranno esclusivamente liste bloccate formate da un massimo di sei candidati nei collegi plurinominali e i listoni circoscrizionali per l'attribuzione del premio. Le soglie di sbarramento restano fissate al 10% per le coalizioni e al 3% per le liste singole, con una clausola di salvaguardia per la prima lista esclusa sotto soglia all'interno di ciascuna coalizione.
Sotto il profilo politico, ciascuna forza ha ora l'obbligo di indicare nel proprio programma elettorale il nome e cognome del candidato proposto per la Presidenza del Consiglio, pena l'inammissibilità delle liste stesse, anche se il nome del premier proposto non comparirà sulla scheda di voto.
Infine, la legge introduce una disciplina strutturale per permettere a studenti e lavoratori fuori sede di esercitare il diritto di voto nel comune di domicilio temporaneo per elezioni politiche, europee e referendum, richiedendo un'attestazione di permanenza minima di almeno nove mesi nel comune di domicilio, con canali specifici e più rapidi per chi si trova fuori sede per motivi di salute.
Il voto finale giunge al culmine di giornate ad altissima tensione politica all'interno della maggioranza di centrodestra, segnate dalla clamorosa bocciatura a scrutinio segreto dell'emendamento sulle preferenze, respinto per un solo voto di scarto con l'azione di circa cinquanta "franchi tiratori" tra le file della stessa coalizione di governo. Una spaccatura che ha spinto le opposizioni, con in testa Elly Schlein e Giuseppe Conte, a parlare di maggioranza colabrodo e di un esecutivo sfiduciato dai suoi stessi numeri.
Via libera della Camera alla nuova legge elettorale
La nuova legge ridisegna profondamente le modalità di elezione di Camera e Senato, mandando definitivamente in soffitta il Rosatellum. Tra le novità principali figura il premio di maggioranza fisso, che consiste in 70 seggi alla Camera e 35 al Senato, assegnato alla lista o alla coalizione vincitrice che riesca a ottenere almeno il 42% dei consensi in ciascuna delle due Camere. Qualora questa soglia non venga raggiunta in entrambi i rami del Parlamento, il premio non scatta e i seggi vengono ripartiti su base puramente proporzionale. Viene inoltre fissato un tetto massimo di rappresentanti che la coalizione vincente può ottenere sommando parte proporzionale e premio, stabilito in 220 seggi alla Camera e 113 al Senato, escludendo dal computo gli eletti all'estero.La riforma sancisce anche il ritorno delle liste bloccate e la cancellazione dei vecchi collegi uninominali. Sulla scheda elettorale non sarà possibile esprimere alcuna preferenza nominale, in quanto gli elettori troveranno esclusivamente liste bloccate formate da un massimo di sei candidati nei collegi plurinominali e i listoni circoscrizionali per l'attribuzione del premio. Le soglie di sbarramento restano fissate al 10% per le coalizioni e al 3% per le liste singole, con una clausola di salvaguardia per la prima lista esclusa sotto soglia all'interno di ciascuna coalizione.
Sotto il profilo politico, ciascuna forza ha ora l'obbligo di indicare nel proprio programma elettorale il nome e cognome del candidato proposto per la Presidenza del Consiglio, pena l'inammissibilità delle liste stesse, anche se il nome del premier proposto non comparirà sulla scheda di voto.
Infine, la legge introduce una disciplina strutturale per permettere a studenti e lavoratori fuori sede di esercitare il diritto di voto nel comune di domicilio temporaneo per elezioni politiche, europee e referendum, richiedendo un'attestazione di permanenza minima di almeno nove mesi nel comune di domicilio, con canali specifici e più rapidi per chi si trova fuori sede per motivi di salute.

