La maggioranza va sotto alla Camera sulla legge elettorale. L’Aula ha bocciato, con voto segreto, l’emendamento presentato da Fratelli d’Italia, Noi Moderati e Udc che avrebbe introdotto la possibilità di esprimere fino a tre preferenze all’interno della stessa lista, accanto al capolista bloccato.
Il voto si è chiuso con un margine minimo: 188 contrari e 187 favorevoli. Un solo voto di differenza che ha trasformato il passaggio parlamentare in un caso politico, aprendo una nuova fase di tensione tra maggioranza e opposizioni.
Bocciato l’emendamento sulle preferenze
L’emendamento respinto prevedeva un correttivo al sistema delle liste bloccate, consentendo agli elettori di indicare fino a tre preferenze tra i candidati della stessa lista.
La proposta era diventata uno dei punti più delicati del confronto sulla nuova legge elettorale, insieme ai temi del premio di maggioranza, dell’indicazione del candidato premier, della parità di genere, della circoscrizione Estero e del voto dei fuorisede.
Il peso del voto segreto
La bocciatura è arrivata con scrutinio segreto, modalità richiesta dalle opposizioni su numerosi passaggi del provvedimento. La presidenza della Camera ha accolto la richiesta per le votazioni in cui sussistevano i requisiti, compresi diversi emendamenti, alcuni articoli e il voto finale.
Il risultato ha evidenziato possibili fratture interne alla maggioranza, considerando che il margine di un solo voto ha impedito l’approvazione della modifica sulle preferenze.
Le opposizioni attaccano il Governo
Dopo il voto, le opposizioni hanno parlato di sconfitta politica per il Governo. La segretaria del Pd Elly Schlein ha definito il risultato un voto contro l’arroganza della premier Giorgia Meloni, chiedendo alla maggioranza di prendere atto del fallimento.
Sulla stessa linea anche Riccardo Magi di +Europa, che ha interpretato la bocciatura come una vera e propria sfiducia politica nei confronti dell’esecutivo. Secondo Magi, il voto dimostrerebbe che la maggioranza non dispone più dei numeri necessari per imporre la riforma.
Lupi: “Una sconfitta, ma si vada avanti”
Più prudente la posizione di Maurizio Lupi, leader di Noi Moderati, che ha riconosciuto il valore politico della bocciatura, parlando di una sconfitta da non nascondere.
Lupi ha però invitato a non interrompere i lavori sulla legge elettorale, sostenendo che una riflessione più ampia sarebbe necessaria solo nel caso in cui l’intero provvedimento dovesse essere respinto.
Cosa prevede la riforma elettorale
Il testo in discussione prevede un sistema proporzionale con premio di maggioranza alla coalizione che raggiunga almeno il 42% dei consensi. Il premio sarebbe pari a 70 seggi alla Camera e 35 al Senato, entro un tetto massimo di eletti fissato rispettivamente a 220 deputati e 113 senatori.
Se nessuna coalizione dovesse raggiungere la soglia prevista, oppure se Camera e Senato producessero risultati diversi, il sistema tornerebbe a un proporzionale puro.
I nodi ancora aperti
Restano ancora diversi punti controversi. Tra questi, la parità di genere nelle liste, l’indicazione del candidato premier al momento del deposito del contrassegno, le regole sulla raccolta firme, la modifica della circoscrizione Estero e il voto per i cittadini fuorisede.
La bocciatura dell’emendamento sulle preferenze obbligherà ora la maggioranza a rivedere una parte dell’impianto della riforma, in un clima parlamentare diventato ancora più incerto.
Uno stop che pesa sul percorso della legge
Il voto della Camera rappresenta un passaggio politicamente pesante. Non blocca automaticamente l’intera riforma, ma segnala una difficoltà evidente per la maggioranza nel tenere compatto il proprio fronte su una materia delicatissima come le regole elettorali.
Il percorso della legge prosegue, ma dopo la bocciatura sulle preferenze il confronto parlamentare si annuncia ancora più teso.

