Il Tribunale di Salerno ha messo la parola fine al processo sulla tragica scomparsa di un uomo avvenuta nell'estate del 2019, decretando la totale innocenza dell'équipe medica che lo aveva operato presso l'ospedale San Giovanni di Dio e Ruggi d'Aragona.
Il giudice monocratico della prima sezione penale ha infatti prosciolto i tre professionisti finiti sul banco degli imputati: per due di loro la formula è stata l'assoluzione piena perché il fatto non sussiste, mentre per il terzo è stata rilevata la non punibilità causata dalla mancanza di una querela formale come riportato dal quotidiano Il Mattino.
Il quadro clinico dell'uomo era poi precipitato nei giorni successivi al trasferimento nel reparto di terapia intensiva, fino al decesso sopravvenuto a quasi due settimane dall'operazione a causa di un blocco respiratorio legato allo shock emorragico.
Tuttavia, il lungo dibattimento in aula ha completamente ribaltato le conclusioni della Procura. Le tesi difensive e le perizie scientifiche presentate dai legali dei medici hanno dimostrato l'assenza di condotte colpevoli o imprudenti da parte dei sanitari, portando il giudice a smontare le accuse per mancanza di prove certe. Le ragioni dettagliate che hanno condotto alla triplice assoluzione saranno rese note con il deposito delle motivazioni della sentenza, previsto entro tre mesi.
Il giudice monocratico della prima sezione penale ha infatti prosciolto i tre professionisti finiti sul banco degli imputati: per due di loro la formula è stata l'assoluzione piena perché il fatto non sussiste, mentre per il terzo è stata rilevata la non punibilità causata dalla mancanza di una querela formale come riportato dal quotidiano Il Mattino.
Paziente morto al Ruggi: scagionati i chirurghi
La vicenda giudiziaria era nata a seguito dell'esposto presentato dalla figlia della vittima. L'impianto accusatorio iniziale ipotizzava che i medici avessero commesso un grave errore di valutazione decidendo di asportare un grosso tumore benigno al rene tramite laparoscopia, una tecnica mini-invasiva ritenuta dalla Procura inadatta alla stazza della massa e alla condizione di obesità del paziente. Secondo quella tesi, durante le prime fasi del delicato intervento si sarebbe verificata la recisione accidentale della vena cava inferiore, provocando un devastante versamento di sangue che i chirurghi avrebbero tentato di arginare con manovre d'emergenza e trasfusioni, prima di richiedere l'aiuto specialistico di un collega vascolare per ricucire il vaso.Il quadro clinico dell'uomo era poi precipitato nei giorni successivi al trasferimento nel reparto di terapia intensiva, fino al decesso sopravvenuto a quasi due settimane dall'operazione a causa di un blocco respiratorio legato allo shock emorragico.
Tuttavia, il lungo dibattimento in aula ha completamente ribaltato le conclusioni della Procura. Le tesi difensive e le perizie scientifiche presentate dai legali dei medici hanno dimostrato l'assenza di condotte colpevoli o imprudenti da parte dei sanitari, portando il giudice a smontare le accuse per mancanza di prove certe. Le ragioni dettagliate che hanno condotto alla triplice assoluzione saranno rese note con il deposito delle motivazioni della sentenza, previsto entro tre mesi.

