Svolta decisiva nelle indagini sull'efferato delitto avvenuto nel comune di Eboli, in località Cioffi. Il sostituto procuratore Alessandro Di Vico ha formalmente conferito l'incarico a un consulente tecnico e a un interprete di lingua araba per effettuare l'estrazione forense e la trascrizione integrale del contenuto di tre dispositivi mobili sequestrati dai Carabinieri come riportato dall'edizione odierna del quotidiano Il Mattino.
Gli inquirenti della Procura di Salerno puntano a ricostruire con esattezza la natura dei contatti, i messaggi e le interazioni social scambiate tra i due uomini e con eventuali terzi, nel tentativo di far luce sulle discrepanze emersi dai verbali di interrogatorio. Rahmouni Ridah, attualmente ristretto in carcere con le accuse di omicidio volontario aggravato da premeditazione e crudeltà, oltre che di distruzione di cadavere, ha confessato l'aggressione sostenendo di aver agito per ritorsione dopo presunte attenzioni indesiderate.
Tuttavia, le sue dichiarazioni contrastano fortemente con la ferocia dei colpi inferti a mani nude e con il successivo incendio della salma, elementi che lasciano ipotizzare una precisa strategia premeditata piuttosto che un diverbio finito male.
Mentre si attendono i resoconti definitivi dell'esame autoptico per determinare la causa esatta del decesso e l'impatto del rogo, la perizia digitale sui tre smartphone rappresenterà lo snodo cruciale per cristallizzare il quadro probatorio a carico del 26enne.
Omicidio Esposito, tre cellulari sotto chiave
L'analisi peritale, per la quale sono stati concessi 120 giorni di tempo, focalizzerà l'attenzione su due telefoni in uso alla vittima — il giornalista 53enne Luca Esposito, originario di Nocera Inferiore — e su un terzo apparecchio appartenente al presunto aggressore, il 26enne tunisino Rahmouni Ridah.Gli inquirenti della Procura di Salerno puntano a ricostruire con esattezza la natura dei contatti, i messaggi e le interazioni social scambiate tra i due uomini e con eventuali terzi, nel tentativo di far luce sulle discrepanze emersi dai verbali di interrogatorio. Rahmouni Ridah, attualmente ristretto in carcere con le accuse di omicidio volontario aggravato da premeditazione e crudeltà, oltre che di distruzione di cadavere, ha confessato l'aggressione sostenendo di aver agito per ritorsione dopo presunte attenzioni indesiderate.
Tuttavia, le sue dichiarazioni contrastano fortemente con la ferocia dei colpi inferti a mani nude e con il successivo incendio della salma, elementi che lasciano ipotizzare una precisa strategia premeditata piuttosto che un diverbio finito male.
Mentre si attendono i resoconti definitivi dell'esame autoptico per determinare la causa esatta del decesso e l'impatto del rogo, la perizia digitale sui tre smartphone rappresenterà lo snodo cruciale per cristallizzare il quadro probatorio a carico del 26enne.

