Si sono concluse nel comune di Eboli le ricerche legate al barbaro assassinio del reporter sportivo 53enne Luigi "Luca" Esposito.
A dispetto di chi immaginava un piano di fuga sofisticato, il responsabile stazionava a brevissima distanza dal rudere di campagna in cui giacevano i resti bruciati della vittima come riportato dall'edizione odierna del quotidiano Il Mattino.
Il giovane aveva trovato riparo in una casupola diroccata lungo la Statale 18. All'arrivo delle forze dell'ordine — il Nucleo Investigativo dell'Arma di Salerno affiancato dai Cacciatori di Puglia — il ricercato ha tentato di sbarrare gli accessi del fabbricato, per poi arrendersi.
L'operazione è scattata nella tarda serata di venerdì nell'ambito delle indagini dirette dalla Procura di Salerno guidata da Raffaele Cantone col pm Alessandro Di Vico e il supporto del Ros. A incastrarlo sono state le impronte digitali sui fari dell'auto del giornalista, la geolocalizzazione delle celle telefoniche e il ritrovamento dell'iPhone della vittima insieme a una carta di credito e a un anello d'oro bianco nel suo giaciglio.
I due si conoscevano da tempo e si erano dati appuntamento sabato sera nella frazione Cioffi: Esposito in auto, il 26enne in bicicletta. Durante l'interrogatorio, assistito dal legale Giovanni Mauri, Rahmouni ha reso una piena confessione sostenendo di aver reagito a causa di presunte e insistenti pressioni per avere rapporti intimi.
Il giovane ha dichiarato agli inquirenti che il giornalista intratteneva relazioni intime a pagamento con altri suoi connazionali e che l'insistenza nel pretendere lo stesso tipo di approccio anche con lui avrebbe scatenato la sua furia, motivata dal fatto che tali condotte avrebbero allontanato i suoi amici dalla preghiera e dai precetti della religione musulmana.
Una versione che non attenua la ferocia del delitto: Esposito è stato prima massacrato di botte fino a riportare fratture multiple, poi dato alle fiamme con plastica, coperte e sterpaglie mentre era ancora vivo. L'indagato si trova ora nel carcere di Fuorni in attesa dell'udienza di convalida del fermo dinanzi al gip.
A dispetto di chi immaginava un piano di fuga sofisticato, il responsabile stazionava a brevissima distanza dal rudere di campagna in cui giacevano i resti bruciati della vittima come riportato dall'edizione odierna del quotidiano Il Mattino.
Rahmouni confessa l'omicidio Esposito e parla di avances
Si tratta del 26enne di origini tunisine Ridha Rahmouni (noto anche come Amed Jamal), clandestino già colpito da un provvedimento di espulsione mai eseguito dopo il suo sbarco a Lampedusa nel 2023.Il giovane aveva trovato riparo in una casupola diroccata lungo la Statale 18. All'arrivo delle forze dell'ordine — il Nucleo Investigativo dell'Arma di Salerno affiancato dai Cacciatori di Puglia — il ricercato ha tentato di sbarrare gli accessi del fabbricato, per poi arrendersi.
L'operazione è scattata nella tarda serata di venerdì nell'ambito delle indagini dirette dalla Procura di Salerno guidata da Raffaele Cantone col pm Alessandro Di Vico e il supporto del Ros. A incastrarlo sono state le impronte digitali sui fari dell'auto del giornalista, la geolocalizzazione delle celle telefoniche e il ritrovamento dell'iPhone della vittima insieme a una carta di credito e a un anello d'oro bianco nel suo giaciglio.
I due si conoscevano da tempo e si erano dati appuntamento sabato sera nella frazione Cioffi: Esposito in auto, il 26enne in bicicletta. Durante l'interrogatorio, assistito dal legale Giovanni Mauri, Rahmouni ha reso una piena confessione sostenendo di aver reagito a causa di presunte e insistenti pressioni per avere rapporti intimi.
Il giovane ha dichiarato agli inquirenti che il giornalista intratteneva relazioni intime a pagamento con altri suoi connazionali e che l'insistenza nel pretendere lo stesso tipo di approccio anche con lui avrebbe scatenato la sua furia, motivata dal fatto che tali condotte avrebbero allontanato i suoi amici dalla preghiera e dai precetti della religione musulmana.
Una versione che non attenua la ferocia del delitto: Esposito è stato prima massacrato di botte fino a riportare fratture multiple, poi dato alle fiamme con plastica, coperte e sterpaglie mentre era ancora vivo. L'indagato si trova ora nel carcere di Fuorni in attesa dell'udienza di convalida del fermo dinanzi al gip.

