"Ero ansioso perché mio figlio era gay e chiedeva continuamente soldi": questa la dichiarazione resa da Piero Moriconi durante l'interrogatorio davanti agli inquirenti dopo il duplice omicidio di figlio e moglie a colpi di fucilate a Lucca.
Secondo quanto riportato, l’uomo ha definito il gesto come inevitabile: “L’ho fatto perché andava fatto”, avrebbe detto agli inquirenti, dipingendo un contesto familiare segnato da tensioni costanti e frequenti litigi. Durante l’interrogatorio condotto dalla pubblico ministero Elena Leone, Moriconi ha cercato di spiegare le motivazioni alla base del suo gesto, descrivendo le continue richieste economiche del figlio come il principale motivo delle discussioni. “Mio figlio non faceva altro che chiedermi soldi. E così ho preso il fucile e ho sparato a entrambi”, avrebbe dichiarato.
Moriconi ha descritto il figlio come una persona difficile da gestire, accusandolo di essere violento e affermando che soffrisse di problemi psichiatrici. Inoltre, ha attribuito al figlio problemi di tossicodipendenza e alcolismo. L’omosessualità di Mirko sembra aver contribuito ad acuire il clima di conflitto familiare. Davanti alla domanda della magistrata sull’orientamento sessuale del figlio, Moriconi avrebbe risposto con un laconico: “Io ero ansioso perché mio figlio era gay”. Da alcuni post sui social network è emerso che in passato il giovane si era lamentato proprio dell’incapacità del padre di accettarlo per quello che era, arrivando a scrivere che “lo avrebbe preferito morto che gay”.
Un ruolo importante nel conflitto familiare descritto da Moriconi è attribuito anche alla moglie, accusata di essere dalla parte del figlio nelle questioni economiche. Secondo quanto narrato dall’uomo, il giorno degli omicidi anche lei avrebbe preso le difese del ragazzo durante una discussione, portandolo a reagire in modo estremo.
Le indagini sono in corso per verificare l’esatta dinamica dei fatti, ma emergono anche voci che raccontano una realtà diversa. La moglie, Kety Andreoni, lavorava in una casa di riposo per anziani da molti anni. Secondo suor Faustina, responsabile della struttura, era una collaboratrice preziosa e molto stimata. Il giovane Mirko, invece, era impiegato da quattro anni presso un locale di Viareggio, dove si era fatto voler bene dai colleghi e dai clienti grazie alla sua passione per la musica e il karaoke.
Da testimonianze raccolte presso un consultorio LGBTQ+ di Torre del Lago emerge inoltre che Mirko si era rivolto alla struttura per ricevere supporto nell'affrontare alcune sue difficoltà personali. Regina Satariano, responsabile del consultorio, si è detta profondamente turbata dall'accaduto e ha lanciato un appello ai genitori, invitandoli a cercare aiuto professionale quando si trovano in difficoltà dinanzi alla scoperta dell'orientamento sessuale dei propri figli. "Non si può arrivare a spezzare una vita umana solo perché qualcuno ha dichiarato di essere gay", ha sottolineato.
Tragedia di Lucca, Piero Moriconi prende a fucilate figlio e moglie: "Ero ansioso perché mio figlio era gay"
"Ero ansioso perché mio figlio era gay e chiedeva continuamente soldi": questa dichiarazione, resa da Piero Moriconi durante l’interrogatorio davanti agli inquirenti, rappresenta uno degli elementi principali nell’indagine sul duplice omicidio della moglie Kety Andreoni, 52 anni, e del figlio Mirko, 24 anni. Moriconi, muratore di 63 anni, avrebbe sparato con un fucile nella loro abitazione a Pieve di Camaiore.Secondo quanto riportato, l’uomo ha definito il gesto come inevitabile: “L’ho fatto perché andava fatto”, avrebbe detto agli inquirenti, dipingendo un contesto familiare segnato da tensioni costanti e frequenti litigi. Durante l’interrogatorio condotto dalla pubblico ministero Elena Leone, Moriconi ha cercato di spiegare le motivazioni alla base del suo gesto, descrivendo le continue richieste economiche del figlio come il principale motivo delle discussioni. “Mio figlio non faceva altro che chiedermi soldi. E così ho preso il fucile e ho sparato a entrambi”, avrebbe dichiarato.
Moriconi ha descritto il figlio come una persona difficile da gestire, accusandolo di essere violento e affermando che soffrisse di problemi psichiatrici. Inoltre, ha attribuito al figlio problemi di tossicodipendenza e alcolismo. L’omosessualità di Mirko sembra aver contribuito ad acuire il clima di conflitto familiare. Davanti alla domanda della magistrata sull’orientamento sessuale del figlio, Moriconi avrebbe risposto con un laconico: “Io ero ansioso perché mio figlio era gay”. Da alcuni post sui social network è emerso che in passato il giovane si era lamentato proprio dell’incapacità del padre di accettarlo per quello che era, arrivando a scrivere che “lo avrebbe preferito morto che gay”.
Un ruolo importante nel conflitto familiare descritto da Moriconi è attribuito anche alla moglie, accusata di essere dalla parte del figlio nelle questioni economiche. Secondo quanto narrato dall’uomo, il giorno degli omicidi anche lei avrebbe preso le difese del ragazzo durante una discussione, portandolo a reagire in modo estremo.
Le indagini sono in corso per verificare l’esatta dinamica dei fatti, ma emergono anche voci che raccontano una realtà diversa. La moglie, Kety Andreoni, lavorava in una casa di riposo per anziani da molti anni. Secondo suor Faustina, responsabile della struttura, era una collaboratrice preziosa e molto stimata. Il giovane Mirko, invece, era impiegato da quattro anni presso un locale di Viareggio, dove si era fatto voler bene dai colleghi e dai clienti grazie alla sua passione per la musica e il karaoke.
Da testimonianze raccolte presso un consultorio LGBTQ+ di Torre del Lago emerge inoltre che Mirko si era rivolto alla struttura per ricevere supporto nell'affrontare alcune sue difficoltà personali. Regina Satariano, responsabile del consultorio, si è detta profondamente turbata dall'accaduto e ha lanciato un appello ai genitori, invitandoli a cercare aiuto professionale quando si trovano in difficoltà dinanzi alla scoperta dell'orientamento sessuale dei propri figli. "Non si può arrivare a spezzare una vita umana solo perché qualcuno ha dichiarato di essere gay", ha sottolineato.

