La donna accusata dell’omicidio dell’imprenditore Francesco Vitolo ha ribadito davanti al giudice la propria versione dei fatti, sostenendo di aver reagito per difendersi durante un’aggressione. La protagonista della vicenda è Raffaella Cirillo, 45 anni, arrestata dopo la morte del marito, avvenuta al termine di un violento litigio nella loro abitazione di Sant’Egidio del Monte Albino come riportato dal quotidiano Il Mattino oggi in edicola.
La 45enne ha raccontato che quella sera avrebbe sorpreso il coniuge mentre chattava seduto in poltrona e, nel pieno della discussione, gli avrebbe rivelato di aver già informato la figlia – residente fuori regione – del tradimento scoperto nelle settimane precedenti. A quel punto, sempre secondo il racconto fornito dalla donna, la lite sarebbe degenerata rapidamente.
L’imprenditore, secondo la versione dell’indagata, avrebbe afferrato un coltello e tentato di aggredirla. La donna sostiene di aver cercato di evitare il colpo e di aver bloccato il braccio del marito mentre impugnava l’arma, nel tentativo di difendersi. Dopo quei momenti concitati, avrebbe quindi abbandonato la stanza e si sarebbe rifugiata nella camera da letto, chiudendosi dentro.
Sui passaggi successivi della vicenda, però, la donna non avrebbe fornito una ricostruzione precisa. Anche alla figlia, contattata dopo la tragedia, avrebbe riferito una versione analoga dei fatti, sostenendo di aver agito nel tentativo di proteggersi durante l’aggressione.
La ricostruzione presentata dall’indagata non ha però convinto gli inquirenti. Il pubblico ministero Gianluca Caputo aveva disposto il fermo della donna nelle ore immediatamente successive all’episodio. Il giudice per le indagini preliminari Giuseppe Pipola, pur non convalidando formalmente il fermo, ha comunque emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti della 45enne, ritenendo sussistenti elementi sufficienti per mantenere la misura restrittiva.
Per chiarire in maniera definitiva la dinamica dell’accaduto sarà determinante l’esito dell’esame autoptico sul corpo dell’imprenditore sessantenne originario di Pagani. L’autopsia dovrà stabilire con precisione le cause del decesso e verificare se la morte sia stata provocata dalla ferita da arma da taglio all’altezza del costato che, secondo l’ipotesi investigativa, sarebbe stata inferta dalla moglie con un coltello da cucina durante il litigio.
Dalle prime ricostruzioni emergono inoltre elementi relativi ai rapporti tra i due coniugi, che secondo quanto riferito sarebbero stati già da tempo caratterizzati da tensioni. La stessa indagata avrebbe raccontato agli inquirenti un episodio precedente, avvenuto dopo aver scoperto il presunto tradimento del marito. In quella circostanza, durante una discussione avvenuta in un parcheggio, la donna avrebbe reagito graffiando il volto dell’uomo.
Le indagini proseguono ora per ricostruire con esattezza la sequenza degli eventi che ha portato alla morte dell’imprenditore e per accertare se la dinamica sia compatibile con la versione fornita dall’indagata o con l’ipotesi accusatoria formulata dalla procura.
Imprenditore ucciso durante una lite, la moglie risponde al giudice
Nel corso dell’interrogatorio di garanzia svolto in carcere giovedì scorso davanti al giudice per le indagini preliminari, la donna ha riproposto la ricostruzione già fornita nelle ore successive alla tragedia al pubblico ministero e ai soccorritori intervenuti sul posto. Secondo quanto dichiarato dall’indagata, la discussione sarebbe nata dopo aver visto il marito scambiare messaggi sul telefono con una presunta amante.La 45enne ha raccontato che quella sera avrebbe sorpreso il coniuge mentre chattava seduto in poltrona e, nel pieno della discussione, gli avrebbe rivelato di aver già informato la figlia – residente fuori regione – del tradimento scoperto nelle settimane precedenti. A quel punto, sempre secondo il racconto fornito dalla donna, la lite sarebbe degenerata rapidamente.
L’imprenditore, secondo la versione dell’indagata, avrebbe afferrato un coltello e tentato di aggredirla. La donna sostiene di aver cercato di evitare il colpo e di aver bloccato il braccio del marito mentre impugnava l’arma, nel tentativo di difendersi. Dopo quei momenti concitati, avrebbe quindi abbandonato la stanza e si sarebbe rifugiata nella camera da letto, chiudendosi dentro.
Sui passaggi successivi della vicenda, però, la donna non avrebbe fornito una ricostruzione precisa. Anche alla figlia, contattata dopo la tragedia, avrebbe riferito una versione analoga dei fatti, sostenendo di aver agito nel tentativo di proteggersi durante l’aggressione.
La ricostruzione presentata dall’indagata non ha però convinto gli inquirenti. Il pubblico ministero Gianluca Caputo aveva disposto il fermo della donna nelle ore immediatamente successive all’episodio. Il giudice per le indagini preliminari Giuseppe Pipola, pur non convalidando formalmente il fermo, ha comunque emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti della 45enne, ritenendo sussistenti elementi sufficienti per mantenere la misura restrittiva.
Per chiarire in maniera definitiva la dinamica dell’accaduto sarà determinante l’esito dell’esame autoptico sul corpo dell’imprenditore sessantenne originario di Pagani. L’autopsia dovrà stabilire con precisione le cause del decesso e verificare se la morte sia stata provocata dalla ferita da arma da taglio all’altezza del costato che, secondo l’ipotesi investigativa, sarebbe stata inferta dalla moglie con un coltello da cucina durante il litigio.
Dalle prime ricostruzioni emergono inoltre elementi relativi ai rapporti tra i due coniugi, che secondo quanto riferito sarebbero stati già da tempo caratterizzati da tensioni. La stessa indagata avrebbe raccontato agli inquirenti un episodio precedente, avvenuto dopo aver scoperto il presunto tradimento del marito. In quella circostanza, durante una discussione avvenuta in un parcheggio, la donna avrebbe reagito graffiando il volto dell’uomo.
Le indagini proseguono ora per ricostruire con esattezza la sequenza degli eventi che ha portato alla morte dell’imprenditore e per accertare se la dinamica sia compatibile con la versione fornita dall’indagata o con l’ipotesi accusatoria formulata dalla procura.

