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Violenza sulle donne, l’Arma apre rifugi di ascolto: quattro presidi nel Salernitano per accogliere le vittime

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Occhio di Salerno03/08/2026
Nella provincia di Salerno prende forma una rete di spazi protetti dedicati alle donne vittime di violenza. Si tratta delle cosiddette sale di ascolto allestite all’interno delle caserme dei Carabinieri, ambienti pensati per offrire un primo sostegno a chi decide di denunciare maltrattamenti, persecuzioni o altre forme di abuso. Attualmente sono quattro i presidi operativi sul territorio: a Salerno, Eboli, Nocera Inferiore e Sala Consilina come riportato dal quotidiano Il Mattino oggi in edicola.

Violenza sulle donne, l’Arma apre rifugi di ascolto: quattro presidi nel Salernitano

Questi luoghi sono stati progettati per garantire accoglienza e riservatezza a donne e minori coinvolti in situazioni di violenza domestica o di genere. Gli spazi sono organizzati con arredi che richiamano un contesto domestico piuttosto che istituzionale: divani, colori caldi, angoli dedicati ai bambini e giochi pensati per permettere ai più piccoli di distrarsi mentre le madri raccontano quanto accaduto. L’obiettivo è ridurre il più possibile la distanza emotiva tra chi chiede aiuto e chi raccoglie la testimonianza.

All’interno delle sale operano militari con formazione specifica nella gestione delle vittime vulnerabili. Il loro compito è accompagnare la persona nel racconto dei fatti con un approccio improntato alla delicatezza e alla protezione. In questi ambienti emergono storie molto diverse tra loro: dalle violenze domestiche agli atti persecutori, dalle aggressioni sessuali fino alle forme di controllo psicologico ed economico che spesso si sviluppano all’interno delle relazioni affettive. A queste si aggiungono i reati legati al mondo digitale, fenomeno in forte crescita e che coinvolge in misura significativa anche ragazze molto giovani.

Le sale di ascolto sono strutturate per garantire anche una tutela investigativa. Durante i colloqui, infatti, è possibile effettuare registrazioni audio e video della testimonianza, sempre con il consenso informato della vittima. Questo sistema consente di conservare una documentazione completa del racconto, evitando che la persona sia costretta a ripetere più volte la propria esperienza durante le fasi successive dell’indagine. Una procedura che mira a ridurre il rischio di quella che viene definita “vittimizzazione secondaria”, ossia la sofferenza aggiuntiva provocata dal ripercorrere continuamente episodi traumatici.

Il lavoro degli operatori si fonda soprattutto su un approccio empatico. L’ascolto delle vittime richiede infatti la capacità di adattare il dialogo alle condizioni emotive della persona che si presenta in caserma. Alcune donne arrivano pronte a raccontare immediatamente ciò che hanno vissuto, altre necessitano di tempi più lunghi per acquisire fiducia e superare paure e reticenze. Per questo motivo ogni intervento viene modulato caso per caso, con l’obiettivo di creare un contesto in cui la persona si senta libera di parlare senza timore di giudizio.

Non sempre il primo contatto avviene spontaneamente. In alcune circostanze le indagini partono da segnalazioni di terzi, come parenti, vicini o operatori sociali. In questi casi i militari avviano un percorso graduale di avvicinamento alla vittima, costruendo nel tempo un rapporto di fiducia che consenta di far emergere eventuali situazioni di violenza.

Un episodio raccontato dai militari impegnati sul territorio riguarda una donna che, dopo un lungo periodo di isolamento imposto dal compagno, è riuscita a denunciare i maltrattamenti. Il controllo esercitato dall’uomo era iniziato con osservazioni sull’abbigliamento e sulle frequentazioni, fino a trasformarsi in divieti sempre più rigidi e nell’interruzione dei contatti con la famiglia. Dopo un percorso di accompagnamento e sostegno, la donna ha intrapreso un nuovo cammino personale, riuscendo anche a completare gli studi universitari.

Nel frattempo aumentano le segnalazioni e le denunce di violenza di genere. I dati mostrano un incremento dei casi denunciati, fenomeno che gli operatori interpretano come il risultato di una maggiore consapevolezza e di una crescente disponibilità a chiedere aiuto. Tra i reati in crescita spiccano soprattutto quelli legati alla dimensione online, con episodi di molestie, minacce e diffusione illecita di contenuti che registrano incrementi molto elevati.

Per contrastare questi fenomeni, i Carabinieri promuovono anche attività di sensibilizzazione nelle scuole, con incontri rivolti agli studenti per spiegare i rischi e le conseguenze legali delle violenze, anche quando avvengono attraverso strumenti digitali. L’obiettivo è rafforzare la prevenzione e diffondere una maggiore consapevolezza tra le nuove generazioni su un fenomeno che continua a rappresentare una delle emergenze sociali più rilevanti.
#maltrattamenti in famiglia #violenza di genere

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