La fuga dei medici di base dal Servizio Sanitario Nazionale rallenta il turnover che non riesce a compensare i pensionamenti: in Campania sono 300 gli studi vuoti.
Dei 400 medici reclutati a fine anno, molti hanno iniziato ad aprire ambulatori dal primo marzo in tutte le province campane. Tuttavia, il ricambio generazionale non è indolore: molti professionisti lasciano per pensionarsi o per cercare occupazione in altri settori della sanità pubblica. Per decine di migliaia di cittadini, spesso anziani e fragili, il cambio di medico rappresenta un percorso a ostacoli, complicato anche dalle difficoltà nell'uso delle procedure telematiche per effettuare tale passaggio.
Attualmente, un medico di famiglia gestisce fino a 1.500 pazienti, superando di gran lunga l’ideale rapporto di 1.200 pazienti per medico. In casi particolari, il limite può arrivare fino a 1.800 assistiti. Nonostante l’incremento dell’età pensionabile fissata a 70 anni (salvo eccezioni), il sistema fatica a sopperire alla carenza strutturale di professionisti.
Al momento, la medicina di prossimità soffre di limiti strutturali già emersi durante la pandemia da Covid-19. Compiti fondamentali come prevenzione, visite domiciliari, gestione dei pazienti cronici e fragili, vaccinazioni e screening rimangono precari a causa della mancanza di personale adeguato.
Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, sottolinea come questa problematica sia radicata in una mancata pianificazione sanitaria: per anni non si è garantito un adeguato ricambio generazionale a fronte dei pensionamenti previsti. Inoltre, la professione ha perso attrattiva agli occhi delle nuove generazioni. Sempre più cittadini stentano a trovare un medico vicino alle proprie abitazioni, con effetti negativi sulla salute collettiva, specialmente per gli anziani e i pazienti più vulnerabili.
Cartabellotta osserva anche che le soluzioni adottate finora dal Governo e dalle Regioni sono stati meri palliativi, senza affrontare il vero nodo del problema: il possibile passaggio del rapporto di lavoro del medico di famiglia dall’attuale regime convenzionale a uno dipendente del sistema sanitario.
La fuga dei medici di base, in Campania 300 studi sono vuoti: i dati allarmanti
La carenza di medici di famiglia sta diventando una problematica sempre più grave in Italia, con oltre 5.700 studi vacanti distribuiti in 18 regioni. In Campania, il problema risulta particolarmente critico: dei 700 studi considerati carenti a dicembre scorso, ben 300 risultano ancora vacanti. Questa situazione si concentra soprattutto nelle periferie urbane, nei quartieri più svantaggiati e nelle aree interne, dove pochi professionisti accettano di trasferirsi.Dei 400 medici reclutati a fine anno, molti hanno iniziato ad aprire ambulatori dal primo marzo in tutte le province campane. Tuttavia, il ricambio generazionale non è indolore: molti professionisti lasciano per pensionarsi o per cercare occupazione in altri settori della sanità pubblica. Per decine di migliaia di cittadini, spesso anziani e fragili, il cambio di medico rappresenta un percorso a ostacoli, complicato anche dalle difficoltà nell'uso delle procedure telematiche per effettuare tale passaggio.
Attualmente, un medico di famiglia gestisce fino a 1.500 pazienti, superando di gran lunga l’ideale rapporto di 1.200 pazienti per medico. In casi particolari, il limite può arrivare fino a 1.800 assistiti. Nonostante l’incremento dell’età pensionabile fissata a 70 anni (salvo eccezioni), il sistema fatica a sopperire alla carenza strutturale di professionisti.
Prospettive e criticità future
Le regioni italiane affrontano situazioni molto diverse: mentre in Valle d’Aosta si contano appena 10 pensionamenti, in Campania sono ben 1.147. Le borse per la formazione in Medicina Generale rimangono insufficienti per coprire i pensionamenti previsti, aggravando ulteriormente la situazione. Secondo la Fondazione Gimbe, entro il 2028 l'Italia dovrà fare i conti con 8.180 pensionamenti di medici di famiglia, una cifra allarmante considerando la riduzione delle "nuove leve".Al momento, la medicina di prossimità soffre di limiti strutturali già emersi durante la pandemia da Covid-19. Compiti fondamentali come prevenzione, visite domiciliari, gestione dei pazienti cronici e fragili, vaccinazioni e screening rimangono precari a causa della mancanza di personale adeguato.
I dati allarmanti
Tra il 2019 e il 2024 si è registrata una diminuzione netta di 5.197 medici di famiglia in tutta Italia, con oltre 1.000 mancanze solo in Campania. Un quadro sempre più critico in un paese dove la popolazione sta invecchiando rapidamente e le necessità sanitarie stanno crescendo in modo significativo.Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, sottolinea come questa problematica sia radicata in una mancata pianificazione sanitaria: per anni non si è garantito un adeguato ricambio generazionale a fronte dei pensionamenti previsti. Inoltre, la professione ha perso attrattiva agli occhi delle nuove generazioni. Sempre più cittadini stentano a trovare un medico vicino alle proprie abitazioni, con effetti negativi sulla salute collettiva, specialmente per gli anziani e i pazienti più vulnerabili.
Cartabellotta osserva anche che le soluzioni adottate finora dal Governo e dalle Regioni sono stati meri palliativi, senza affrontare il vero nodo del problema: il possibile passaggio del rapporto di lavoro del medico di famiglia dall’attuale regime convenzionale a uno dipendente del sistema sanitario.

