È in corso a Salerno un’operazione su larga scala per il ripristino della legalità negli alloggi di edilizia residenziale pubblica. L’intervento, coordinato dalla Polizia municipale, sta interessando in maniera capillare diversi quartieri cittadini, con azioni concrete che puntano a contrastare occupazioni senza titolo e irregolarità diffuse nel tempo come riportato dal quotidiano Il Mattino oggi in edicola.
Il bilancio restituisce una dimensione significativa dell’intervento: sono 21 gli sgomberi già portati a termine, mentre altri 18 provvedimenti risultano temporaneamente sospesi su disposizione dell’autorità giudiziaria. Parallelamente, l’azione amministrativa ha consentito di recuperare 27 alloggi, riportandoli nella disponibilità del Comune. Un dato che segna un incremento rilevante rispetto agli anni precedenti e che evidenzia un cambio di passo nella gestione del fenomeno.
Sul fronte delle occupazioni abusive emerge un dato indicativo dell’efficacia dell’operazione: nel corso del 2025 è stato registrato un solo caso accertato, accompagnato da due tentativi non riusciti. Un risultato che viene interpretato come effetto diretto della presenza costante degli agenti sul territorio e della pressione esercitata attraverso controlli sistematici.
Le verifiche hanno fatto emergere una casistica articolata. Si va dalle occupazioni senza alcun titolo agli alloggi interessati da morosità prolungate, fino a situazioni caratterizzate da ingressi illegittimi con danneggiamenti strutturali, come porte forzate o serrature manomesse. In ogni caso, la procedura segue un iter definito: accertamenti preliminari, notifiche agli occupanti, eventuale rilascio spontaneo e, in assenza di collaborazione, esecuzione dello sgombero.
Le operazioni hanno coinvolto diverse aree della città, tra cui via Iannicelli, rione Petrosino, via Salvo D’Acquisto, via Raffaele Schiavone, via Carlo Liberti e la zona di Rufoli. Un’azione diffusa che evidenzia come il fenomeno non sia circoscritto a singole realtà, ma presenti carattere trasversale tra centro urbano e periferie.
Oltre all’aspetto repressivo, l’intervento assume una valenza amministrativa e sociale. Gli immobili recuperati vengono reinseriti nel circuito legale, rendendoli disponibili per l’assegnazione a nuclei familiari inseriti nelle graduatorie ufficiali. L’obiettivo dichiarato è quello di ristabilire criteri di equità nell’accesso alla casa pubblica, superando criticità accumulate negli anni.
La strategia adottata si basa sulla continuità delle verifiche e sulla visibilità delle operazioni, elementi ritenuti centrali per rafforzare il presidio di legalità e prevenire nuove occupazioni. Un approccio che punta, nel medio periodo, a incidere in modo strutturale sulla gestione del patrimonio abitativo pubblico cittadino.
Case popolari, stretta sugli abusi a Salerno
L’attività operativa si traduce in immagini chiare: accessi forzati negli appartamenti, sigilli apposti agli ingressi e verifiche puntuali su ogni unità abitativa. Non si tratta di un’azione episodica, ma di un piano strutturato che mira a ristabilire il corretto utilizzo del patrimonio pubblico. A dirigere le operazioni è il comandante Rosario Battipaglia, mentre il coordinamento sul campo è affidato al Nucleo problematiche abitative guidato dal tenente Ilenia Santucci.Il bilancio restituisce una dimensione significativa dell’intervento: sono 21 gli sgomberi già portati a termine, mentre altri 18 provvedimenti risultano temporaneamente sospesi su disposizione dell’autorità giudiziaria. Parallelamente, l’azione amministrativa ha consentito di recuperare 27 alloggi, riportandoli nella disponibilità del Comune. Un dato che segna un incremento rilevante rispetto agli anni precedenti e che evidenzia un cambio di passo nella gestione del fenomeno.
Sul fronte delle occupazioni abusive emerge un dato indicativo dell’efficacia dell’operazione: nel corso del 2025 è stato registrato un solo caso accertato, accompagnato da due tentativi non riusciti. Un risultato che viene interpretato come effetto diretto della presenza costante degli agenti sul territorio e della pressione esercitata attraverso controlli sistematici.
Le verifiche hanno fatto emergere una casistica articolata. Si va dalle occupazioni senza alcun titolo agli alloggi interessati da morosità prolungate, fino a situazioni caratterizzate da ingressi illegittimi con danneggiamenti strutturali, come porte forzate o serrature manomesse. In ogni caso, la procedura segue un iter definito: accertamenti preliminari, notifiche agli occupanti, eventuale rilascio spontaneo e, in assenza di collaborazione, esecuzione dello sgombero.
Le operazioni hanno coinvolto diverse aree della città, tra cui via Iannicelli, rione Petrosino, via Salvo D’Acquisto, via Raffaele Schiavone, via Carlo Liberti e la zona di Rufoli. Un’azione diffusa che evidenzia come il fenomeno non sia circoscritto a singole realtà, ma presenti carattere trasversale tra centro urbano e periferie.
Oltre all’aspetto repressivo, l’intervento assume una valenza amministrativa e sociale. Gli immobili recuperati vengono reinseriti nel circuito legale, rendendoli disponibili per l’assegnazione a nuclei familiari inseriti nelle graduatorie ufficiali. L’obiettivo dichiarato è quello di ristabilire criteri di equità nell’accesso alla casa pubblica, superando criticità accumulate negli anni.
La strategia adottata si basa sulla continuità delle verifiche e sulla visibilità delle operazioni, elementi ritenuti centrali per rafforzare il presidio di legalità e prevenire nuove occupazioni. Un approccio che punta, nel medio periodo, a incidere in modo strutturale sulla gestione del patrimonio abitativo pubblico cittadino.

