In Campania, a causa dei rincari dei costi dell'energia elettrica, sono a rischio almeno 40mila imprese. Confimi Industria avverte: "Senza interventi, potrebbero andare persi oltre 120mila posti di lavoro".
Luigi Carfora, presidente di Confimi Industria Campania, evidenzia in una nota che il quadro attuale è molto chiaro: il sistema produttivo regionale sta affrontando uno shock energetico violento, senza poter contare su strumenti adeguati di sostegno o compensazione.
Secondo Confimi Industria Campania, lo shock energetico ha rapidamente fatto impennare i prezzi di petrolio, gas naturale ed energia elettrica a livelli preoccupanti. Le famiglie e i cittadini campani stanno già pagando il prezzo di questa crisi con rincari evidenti su bollette, carburanti e gas.
Facendo riferimento ai dati ufficiali di Unioncamere-Infocamere, che registrano circa 595mila imprese in Campania, di cui 500mila attive (165mila nel commercio; 75mila nelle costruzioni; 40mila nella manifattura; 60mila nel turismo e ristorazione; 18mila nel trasporto e logistica), il tessuto economico è composto per oltre il 95% da micro e piccole imprese. Confimi propone inoltre una simulazione sull'impatto attuale: in una piccola e media impresa con un fatturato annuo di 2 milioni, l'incremento del costo dell'energia del 35% incide per il 4,2%, mentre quello dei trasporti, aumentato del 30%, pesa per il 2,4%. Complessivamente, queste due voci causano un aggravio pari al 6,6% del fatturato.
L'associazione sottolinea che i margini medi delle PMI, secondo Banca d'Italia, sono generalmente tra il 3% e il 6%. Di conseguenza, molte imprese sono già in perdita operativa. Se i prezzi dell'energia resteranno stabili a questi livelli, Confimi prevede la possibile chiusura di 40-60mila imprese campane, con conseguente perdita di 120-150mila posti di lavoro.
Luigi Carfora avverte che gli effetti più gravi si stanno ancora manifestando: "Oggi vediamo l'aumento delle bollette e dei carburanti. Ma il vero problema è ciò che ancora non si percepisce appieno: imprese che lavorano in perdita, liquidità che si esaurisce e margini completamente azzerati. Questa è la fase più pericolosa della crisi". I numeri parlano chiaro: tra 75mila e 100mila imprese nella regione risultano già in difficoltà finanziaria. Se non si interviene rapidamente, il rischio concreto è la cessazione delle attività per decine di migliaia di aziende e una drammatica perdita occupazionale.
In Campania gli aumenti dei costi dell'energia mettono a rischio almeno 40mila imprese
Numerose imprese campane si trovano oggi in perdita operativa a causa delle conseguenze provocate dall'attacco militare del 28 febbraio scorso condotto dagli Stati Uniti e Israele contro l'Iran. Questo conflitto ha inaugurato una nuova fase di instabilità internazionale, generando immediati effetti sui mercati energetici globali.Luigi Carfora, presidente di Confimi Industria Campania, evidenzia in una nota che il quadro attuale è molto chiaro: il sistema produttivo regionale sta affrontando uno shock energetico violento, senza poter contare su strumenti adeguati di sostegno o compensazione.
Secondo Confimi Industria Campania, lo shock energetico ha rapidamente fatto impennare i prezzi di petrolio, gas naturale ed energia elettrica a livelli preoccupanti. Le famiglie e i cittadini campani stanno già pagando il prezzo di questa crisi con rincari evidenti su bollette, carburanti e gas.
Facendo riferimento ai dati ufficiali di Unioncamere-Infocamere, che registrano circa 595mila imprese in Campania, di cui 500mila attive (165mila nel commercio; 75mila nelle costruzioni; 40mila nella manifattura; 60mila nel turismo e ristorazione; 18mila nel trasporto e logistica), il tessuto economico è composto per oltre il 95% da micro e piccole imprese. Confimi propone inoltre una simulazione sull'impatto attuale: in una piccola e media impresa con un fatturato annuo di 2 milioni, l'incremento del costo dell'energia del 35% incide per il 4,2%, mentre quello dei trasporti, aumentato del 30%, pesa per il 2,4%. Complessivamente, queste due voci causano un aggravio pari al 6,6% del fatturato.
L'associazione sottolinea che i margini medi delle PMI, secondo Banca d'Italia, sono generalmente tra il 3% e il 6%. Di conseguenza, molte imprese sono già in perdita operativa. Se i prezzi dell'energia resteranno stabili a questi livelli, Confimi prevede la possibile chiusura di 40-60mila imprese campane, con conseguente perdita di 120-150mila posti di lavoro.
Luigi Carfora avverte che gli effetti più gravi si stanno ancora manifestando: "Oggi vediamo l'aumento delle bollette e dei carburanti. Ma il vero problema è ciò che ancora non si percepisce appieno: imprese che lavorano in perdita, liquidità che si esaurisce e margini completamente azzerati. Questa è la fase più pericolosa della crisi". I numeri parlano chiaro: tra 75mila e 100mila imprese nella regione risultano già in difficoltà finanziaria. Se non si interviene rapidamente, il rischio concreto è la cessazione delle attività per decine di migliaia di aziende e una drammatica perdita occupazionale.

