Dopo 10 anni di processo, la Cassazione ha posto fine al caso che ha coinvolto Antonio Rinaldi, attuale comandante della Polizia Municipale di Capaccio Paestum: non sarà condannato per calunnia ai danni di un imprenditore, reato prescritto. Lo riporta Stiletv.
Le vicende risalgono al 2016 e coinvolgono l’imprenditore Alberico Cafasso di Capaccio. Cafasso aveva segnalato ai carabinieri di essere stato avvicinato da Rinaldi durante un controllo nella sua azienda, ricevendo a suo dire una richiesta di denaro per “chiudere un occhio”. Dopo essersi opposto, l’imprenditore avrebbe riferito di aver subito pedinamenti e presunte velate minacce da parte di agenti della Municipale e della Forestale. In risposta, Rinaldi aveva querelato Cafasso per calunnia, accusandolo di dichiarazioni false davanti ai magistrati. Tuttavia, il maggiore si era poi trovato controquerelato d’ufficio per lo stesso reato.
Calunniò un imprenditore a Capaccio Paestum, il maggiore Antonio Rinaldi non sarà condannato: la Cassazione prescrive il reato
Dopo dieci anni di vicende giudiziarie, la Cassazione ha posto fine al caso che ha coinvolto Antonio Rinaldi, attuale comandante della Polizia Municipale di Capaccio Paestum. Con la sentenza emessa dalla sesta Sezione della Suprema Corte, è stato deciso di “annullare senza rinvio perché il reato è estinto per prescrizione” il verdetto della Corte d’Appello di Salerno, che in precedenza aveva condannato Rinaldi a due anni di reclusione, confermando quanto disposto dal Tribunale di Salerno in primo grado. Per il maggiore, restano valide solo le statuizioni civili. A rappresentarlo legalmente sono stati gli avvocati Michele Sarno e Michele Capano.Le vicende risalgono al 2016 e coinvolgono l’imprenditore Alberico Cafasso di Capaccio. Cafasso aveva segnalato ai carabinieri di essere stato avvicinato da Rinaldi durante un controllo nella sua azienda, ricevendo a suo dire una richiesta di denaro per “chiudere un occhio”. Dopo essersi opposto, l’imprenditore avrebbe riferito di aver subito pedinamenti e presunte velate minacce da parte di agenti della Municipale e della Forestale. In risposta, Rinaldi aveva querelato Cafasso per calunnia, accusandolo di dichiarazioni false davanti ai magistrati. Tuttavia, il maggiore si era poi trovato controquerelato d’ufficio per lo stesso reato.

