La morte per difterite di una bambina di 8 anni a Palermo ha riportato l’attenzione su una patologia che in Italia sembrava ormai appartenere al passato: i dati dei vaccini in Campania sono positivi ma restano criticità sui richiami.
La vaccinazione contro la difterite viene generalmente effettuata nei primi anni di vita attraverso l’esavalente, che protegge anche da tetano, pertosse, poliomielite, epatite B e Haemophilus influenzae di tipo b. I dati più recenti disponibili sul portale Epicentro dell’Istituto superiore di sanità sono relativi alle coperture del 2024, riferite ai bambini di 24 mesi appartenenti alla coorte dei nati nel 2022.
Le maggiori difficoltà emergono però con il passare degli anni. Nel 2024, tra i bambini di 5-6 anni, la copertura per la vaccinazione antidifterica in Campania si è attestata al 74,75%. Il dato evidenzia come non sia sufficiente avviare correttamente il percorso vaccinale: diventa altrettanto importante assicurare la somministrazione dei richiami previsti dal calendario.
Il confronto con altre regioni mostra differenze significative. Nella stessa fascia d’età l’Abruzzo raggiunge l’85,52%, il Molise l’89,26%, la Puglia l’86,28% e la Basilicata l’88,61%. Considerando invece i bambini della coorte 2016 sottoposti a valutazione entro gli 8 anni, la copertura contro la difterite in Campania arriva al 78,52%, rispetto al 90,30% della Puglia e all’89,39% della Basilicata. Un elemento positivo arriva comunque dalle attività di recupero delle vaccinazioni effettuate successivamente, anche grazie all’intervento della rete della pediatria di base.
«La legge 119 del 2017 sull’obbligatorietà delle vaccinazioni – spiega D’Avino – prevedeva controlli per verificare il rispetto degli obblighi necessari all’accesso ai nidi e alle scuole dell’infanzia. Nella pratica, però, queste verifiche vengono effettuate poco e può accadere che bambini frequentino le strutture pur non avendo completato, o non avendo effettuato, le vaccinazioni previste nei primi anni».
La cosiddetta legge Lorenzin ha stabilito dieci vaccinazioni obbligatorie per i minori da zero a 16 anni: antipoliomielitica, antidifterica, antitetanica, antiepatite B, antipertosse, anti-Haemophilus influenzae di tipo b, antimorbillo, antirosolia, antiparotite e antivaricella.
Per i servizi educativi rivolti alla prima infanzia e per le scuole dell’infanzia, il rispetto degli obblighi vaccinali costituisce un requisito per l’accesso, fatte salve le eccezioni previste dalla normativa. Nella scuola dell’obbligo, invece, la mancata vaccinazione non impedisce la frequenza, ma può comportare una sanzione amministrativa. «Le sanzioni – conclude il presidente Fimp – vengono però applicate molto raramente dai sindaci dopo le segnalazioni degli istituti e questo rende meno efficace l’intero sistema».
Anche a livello nazionale la situazione resta molto differenziata. Nei dati relativi al 2023, mentre la Campania raggiungeva il 96,33% di copertura contro la difterite entro i 24 mesi, la Toscana arrivava al 97,71%, l’Umbria al 97,30% e l’Abruzzo al 96,69%. Percentuali inferiori si registravano invece in Sicilia, con l’89,44%, in Puglia con il 90,36%, in Sardegna con il 91,83% e in Calabria con il 93,40%. La media italiana era del 94,76%.
Numeri che confermano come una malattia ormai rara non possa essere considerata definitivamente scomparsa. Prima della diffusione della vaccinazione, la difterite rappresentava infatti una delle principali malattie infettive dell’infanzia. L’introduzione dei vaccini ha cambiato radicalmente la situazione, ma con il passare degli anni è diminuita anche la percezione del pericolo.
La protezione garantita dal vaccino antidifterico, inoltre, non è necessariamente permanente dopo il ciclo effettuato durante l’infanzia. Per questo il calendario vaccinale prevede ulteriori richiami durante l’adolescenza e in età adulta.
Il punto più critico per la Campania riguarda proprio le vaccinazioni iniziate ma non completate: una regione che supera il 95% nel ciclo primario può infatti scendere al di sotto dell’80% quando si arriva alla fase dei richiami.
Qualche segnale incoraggiante, però, emerge dai dati sui recuperi. Tra i bambini nati nel 2020 e valutati a 48 mesi nel 2024, la copertura antidifterica in Campania ha raggiunto il 95,46%, indicando che una parte dei bambini che inizialmente risultava in ritardo viene successivamente recuperata.
Vaccini contro la difterite in Campania: dati positivi ma restano criticità sui richiami
La morte per difterite di una bambina di 8 anni a Palermo ha riportato l’attenzione su una patologia che in Italia sembrava ormai appartenere al passato. La malattia, però, non è stata completamente eliminata e la tutela della popolazione resta strettamente legata al mantenimento di livelli elevati di copertura vaccinale. I dati diffusi dal Ministero della Salute permettono di analizzare la situazione nelle diverse regioni italiane e di individuare le principali criticità.La Campania
Per la Campania il quadro appare positivo per quanto riguarda le vaccinazioni iniziali. Nel 2023, la percentuale di bambini vaccinati contro la difterite entro i 24 mesi era pari al 96,33%, un dato superiore alla media nazionale del 94,76% e al di sopra della soglia del 95%.La vaccinazione contro la difterite viene generalmente effettuata nei primi anni di vita attraverso l’esavalente, che protegge anche da tetano, pertosse, poliomielite, epatite B e Haemophilus influenzae di tipo b. I dati più recenti disponibili sul portale Epicentro dell’Istituto superiore di sanità sono relativi alle coperture del 2024, riferite ai bambini di 24 mesi appartenenti alla coorte dei nati nel 2022.
Le maggiori difficoltà emergono però con il passare degli anni. Nel 2024, tra i bambini di 5-6 anni, la copertura per la vaccinazione antidifterica in Campania si è attestata al 74,75%. Il dato evidenzia come non sia sufficiente avviare correttamente il percorso vaccinale: diventa altrettanto importante assicurare la somministrazione dei richiami previsti dal calendario.
Il confronto con altre regioni mostra differenze significative. Nella stessa fascia d’età l’Abruzzo raggiunge l’85,52%, il Molise l’89,26%, la Puglia l’86,28% e la Basilicata l’88,61%. Considerando invece i bambini della coorte 2016 sottoposti a valutazione entro gli 8 anni, la copertura contro la difterite in Campania arriva al 78,52%, rispetto al 90,30% della Puglia e all’89,39% della Basilicata. Un elemento positivo arriva comunque dalle attività di recupero delle vaccinazioni effettuate successivamente, anche grazie all’intervento della rete della pediatria di base.
I controlli
Le percentuali riportano anche al tema dei controlli sull’obbligo vaccinale. Antonio D’Avino, pediatra di famiglia e presidente nazionale della Fimp, Federazione italiana medici pediatri, richiama l’attenzione sull’applicazione delle norme.«La legge 119 del 2017 sull’obbligatorietà delle vaccinazioni – spiega D’Avino – prevedeva controlli per verificare il rispetto degli obblighi necessari all’accesso ai nidi e alle scuole dell’infanzia. Nella pratica, però, queste verifiche vengono effettuate poco e può accadere che bambini frequentino le strutture pur non avendo completato, o non avendo effettuato, le vaccinazioni previste nei primi anni».
La cosiddetta legge Lorenzin ha stabilito dieci vaccinazioni obbligatorie per i minori da zero a 16 anni: antipoliomielitica, antidifterica, antitetanica, antiepatite B, antipertosse, anti-Haemophilus influenzae di tipo b, antimorbillo, antirosolia, antiparotite e antivaricella.
Per i servizi educativi rivolti alla prima infanzia e per le scuole dell’infanzia, il rispetto degli obblighi vaccinali costituisce un requisito per l’accesso, fatte salve le eccezioni previste dalla normativa. Nella scuola dell’obbligo, invece, la mancata vaccinazione non impedisce la frequenza, ma può comportare una sanzione amministrativa. «Le sanzioni – conclude il presidente Fimp – vengono però applicate molto raramente dai sindaci dopo le segnalazioni degli istituti e questo rende meno efficace l’intero sistema».
I nodi
Tra gli aspetti più delicati c’è la capacità di mettere in comunicazione anagrafe vaccinale, Asl, pediatri, Comuni e scuole, così da consentire alle famiglie di recuperare le dosi eventualmente non somministrate.Anche a livello nazionale la situazione resta molto differenziata. Nei dati relativi al 2023, mentre la Campania raggiungeva il 96,33% di copertura contro la difterite entro i 24 mesi, la Toscana arrivava al 97,71%, l’Umbria al 97,30% e l’Abruzzo al 96,69%. Percentuali inferiori si registravano invece in Sicilia, con l’89,44%, in Puglia con il 90,36%, in Sardegna con il 91,83% e in Calabria con il 93,40%. La media italiana era del 94,76%.
Numeri che confermano come una malattia ormai rara non possa essere considerata definitivamente scomparsa. Prima della diffusione della vaccinazione, la difterite rappresentava infatti una delle principali malattie infettive dell’infanzia. L’introduzione dei vaccini ha cambiato radicalmente la situazione, ma con il passare degli anni è diminuita anche la percezione del pericolo.
La protezione garantita dal vaccino antidifterico, inoltre, non è necessariamente permanente dopo il ciclo effettuato durante l’infanzia. Per questo il calendario vaccinale prevede ulteriori richiami durante l’adolescenza e in età adulta.
Il punto più critico per la Campania riguarda proprio le vaccinazioni iniziate ma non completate: una regione che supera il 95% nel ciclo primario può infatti scendere al di sotto dell’80% quando si arriva alla fase dei richiami.
Qualche segnale incoraggiante, però, emerge dai dati sui recuperi. Tra i bambini nati nel 2020 e valutati a 48 mesi nel 2024, la copertura antidifterica in Campania ha raggiunto il 95,46%, indicando che una parte dei bambini che inizialmente risultava in ritardo viene successivamente recuperata.

