Si chiude con cinque condanne il processo di primo grado scaturito dall’inchiesta sul cosiddetto “clan degli zingari”, gruppo radicato ad Agropoli e attivo, secondo l’accusa, in una rete di reati che spazia dall’usura all’estorsione, fino a furti e ricettazione. Il procedimento rappresenta l’esito giudiziario di una lunga attività investigativa condotta dalla Guardia di Finanza su delega della Procura di Vallo della Lucania, con fatti contestati compresi tra il 2012 e il 2017 come riportato dal quotidiano Il Mattino oggi in edicola.
Il tribunale ha inflitto la pena più severa ad Anna Cesarulo, condannata a sette anni di reclusione. Seguono Enzo Cesarulo, con tre anni e dieci mesi, e Antonietta Marotta, Alberico Dolce e Antonio Dolce, tutti condannati a tre anni e quattro mesi. Per i cinque imputati è stata disposta anche l’interdizione dai pubblici uffici, oltre al pagamento di sanzioni pecuniarie e al risarcimento dei danni in favore delle parti civili.
Determinante, ai fini della ricostruzione accusatoria, è stato il materiale probatorio raccolto nel corso delle indagini: intercettazioni telefoniche, documentazione bancaria e soprattutto le testimonianze delle vittime, che hanno descritto un sistema di indebitamento progressivo, alimentato da minacce e pressioni. Sequestrati anche assegni, cambiali e ricevute riconducibili ai prestiti illeciti, elementi che hanno rafforzato l’impianto accusatorio.
Il collegio giudicante ha inoltre disposto una provvisionale complessiva di circa 200mila euro in favore di due vittime di usura, mentre tra le parti civili figurava anche l’Associazione Antiracket e Antiusura Salerno, impegnata nella tutela delle persone colpite da fenomeni estorsivi.
Diverso l’esito per gli altri imputati coinvolti nel procedimento: per alcuni è arrivata l’assoluzione con formula piena, mentre per altri è stata dichiarata la prescrizione dei reati contestati.
Usura ed estorsioni, stangata sul “clan degli zingari"
Al centro del processo quindici imputati, appartenenti a nuclei familiari storicamente presenti sul territorio, tra cui i gruppi Cesarulo, Dolce e Marotta. Le indagini, coordinate all’epoca dal capitano Ciro Sannino, avevano consentito di ricostruire un sistema consolidato di prestiti a tassi usurari, con interessi che – secondo quanto emerso in aula – superavano anche il 100% annuo.Il tribunale ha inflitto la pena più severa ad Anna Cesarulo, condannata a sette anni di reclusione. Seguono Enzo Cesarulo, con tre anni e dieci mesi, e Antonietta Marotta, Alberico Dolce e Antonio Dolce, tutti condannati a tre anni e quattro mesi. Per i cinque imputati è stata disposta anche l’interdizione dai pubblici uffici, oltre al pagamento di sanzioni pecuniarie e al risarcimento dei danni in favore delle parti civili.
Determinante, ai fini della ricostruzione accusatoria, è stato il materiale probatorio raccolto nel corso delle indagini: intercettazioni telefoniche, documentazione bancaria e soprattutto le testimonianze delle vittime, che hanno descritto un sistema di indebitamento progressivo, alimentato da minacce e pressioni. Sequestrati anche assegni, cambiali e ricevute riconducibili ai prestiti illeciti, elementi che hanno rafforzato l’impianto accusatorio.
Il collegio giudicante ha inoltre disposto una provvisionale complessiva di circa 200mila euro in favore di due vittime di usura, mentre tra le parti civili figurava anche l’Associazione Antiracket e Antiusura Salerno, impegnata nella tutela delle persone colpite da fenomeni estorsivi.
Diverso l’esito per gli altri imputati coinvolti nel procedimento: per alcuni è arrivata l’assoluzione con formula piena, mentre per altri è stata dichiarata la prescrizione dei reati contestati.

