La Procura della Repubblica di Salerno ha rotto gli indugi ordinando un'acquisizione di documenti negli uffici comunali di Palazzo Guerra.
Gli investigatori della Squadra Mobile si sono presentati in Municipio proprio mentre si preparava il primo consiglio comunale, prelevando tutti i faldoni relativi alla controversa dismissione dei 15mila metri quadrati dell'area ex Italcementi a Foce Irno come riportato dall'edizione odierna del quotidiano Il Mattino.
Al centro del presunto scandalo c'è la cancellazione del vincolo di pubblica utilità. Quella specifica porzione di territorio era stata infatti ceduta dall’Italcementi al Comune di Salerno (guidato oggi dal sindaco Vincenzo De Luca) grazie a cospicui finanziamenti statali per la ricostruzione post-terremoto, con il vincolo assoluto di destinarla a verde pubblico e parcheggi.
L'inserimento del suolo nel piano delle alienazioni e la successiva vendita per far spazio a edilizia residenziale e commerciale (si ipotizza un albergo e appartamenti privati) hanno spinto i denuncianti a ipotizzare un potenziale falso negli atti d'acquisto: secondo l'accusa, Palazzo Guerra non aveva l'autorità giuridica per cancellare unilateralmente un vincolo imposto dallo Stato.
Il delicato scenario urbanistico è reso ancora più teso dai ricorsi al Tar promossi dalla società acquirente, temporaneamente congelati dopo la revisione delle destinazioni d'uso firmata dal commissario straordinario Vincenzo Panico. Ora l'acquisizione dei documenti da parte della Squadra Mobile segna una svolta decisiva, destinata a chiarire se l'amministrazione salernitana abbia agito nel rispetto delle regole o se abbia svenduto un patrimonio vincolato alla collettività.
Gli investigatori della Squadra Mobile si sono presentati in Municipio proprio mentre si preparava il primo consiglio comunale, prelevando tutti i faldoni relativi alla controversa dismissione dei 15mila metri quadrati dell'area ex Italcementi a Foce Irno come riportato dall'edizione odierna del quotidiano Il Mattino.
Salerno, blitz a Palazzo Guerra per Foce Irno
L’inchiesta punta a fare piena luce su un’operazione finanziaria da 12,3 milioni di euro che ha scatenato la durissima reazione di residenti e forze politiche. I fari della magistratura si sono accesi a seguito di due esposti dettagliati presentati da ben 180 residenti dei quartieri limitrofi (tra via Vinciprova, via Irno e via Settimio Mobilio) e dall'ex consigliera comunale Elisabetta Barone, che ha guidato la battaglia delle opposizioni. Sul caso è intervenuto anche il deputato di Forza Italia Pino Bicchielli, che ha investito direttamente il Governo con un'interrogazione scritta per verificare la regolarità dell'alienazione e la tenuta dei vincoli originari.Al centro del presunto scandalo c'è la cancellazione del vincolo di pubblica utilità. Quella specifica porzione di territorio era stata infatti ceduta dall’Italcementi al Comune di Salerno (guidato oggi dal sindaco Vincenzo De Luca) grazie a cospicui finanziamenti statali per la ricostruzione post-terremoto, con il vincolo assoluto di destinarla a verde pubblico e parcheggi.
L'inserimento del suolo nel piano delle alienazioni e la successiva vendita per far spazio a edilizia residenziale e commerciale (si ipotizza un albergo e appartamenti privati) hanno spinto i denuncianti a ipotizzare un potenziale falso negli atti d'acquisto: secondo l'accusa, Palazzo Guerra non aveva l'autorità giuridica per cancellare unilateralmente un vincolo imposto dallo Stato.
Il delicato scenario urbanistico è reso ancora più teso dai ricorsi al Tar promossi dalla società acquirente, temporaneamente congelati dopo la revisione delle destinazioni d'uso firmata dal commissario straordinario Vincenzo Panico. Ora l'acquisizione dei documenti da parte della Squadra Mobile segna una svolta decisiva, destinata a chiarire se l'amministrazione salernitana abbia agito nel rispetto delle regole o se abbia svenduto un patrimonio vincolato alla collettività.

