Il pensiero editoriale di Roberto Scola per Carmine Pecoraro: il ricordo affettuoso di un maestro di giornalismo vissuto come un padre, un fratello maggiore, un uomo di rara umanità
“Ciao Carminuccio”: il ricordo di Roberto Scola per Carmine Pecoraro
“Robè, come posso aiutarti?”. Cominciava sempre così la mia telefonata con Carmine Pecoraro.
Oggi vedo che tutti lo chiamano Maestro, Direttore, anche chi in vita lo ha spesso trattato male. Per me era semplicemente Carminuccio. Non perché non fosse un maestro di giornalismo, ma perché aveva quell’umanità e quella familiarità che solo un padre o un fratello maggiore riescono a trasmettere.
Le nostre telefonate mattutine erano fatte di tante cose: l’ultima notizia dell’ora, un pezzo da impostare per il giornale, una riflessione sul mestiere. Ma, soprattutto, erano fatte di vita vera. Di quella quotidianità semplice e preziosa, fatta di chiacchiere sincere, consigli dati con il tono caldo di chi ti vuole bene davvero e qualche risata a mezza bocca per alleggerire la tensione di un lavoro spesso frenetico.
Per gli altri era il Maestro, il riferimento autorevole, la firma prestigiosa da guardare con rispetto e devozione professionale. E lo era davvero. Era un giornalista con la “G” maiuscola, dotato di una lucidità rara, di una capacità d’analisi profonda e di un fiuto per la notizia che appartiene solo a chi questo mestiere lo sente dentro.
Ma per me, dietro quella veste di Direttore, c’era prima di tutto Carminuccio.
La sua vera grandezza non stava soltanto nei titoli, nei ruoli o nella stima pubblica, pure meritatissima. Stava in quella rara e profonda umanità che lo rendeva diverso. Carmine aveva il dono prezioso di farti sentire al sicuro, ascoltato, mai giudicato.
Con quell’affetto generoso tipico di un padre o di un fratello maggiore, sapeva guidarti senza mettersi mai su un piedistallo. Non dava lezioni dall’alto, ti prendeva per mano con la semplicità dei giusti.
Oggi che il telefono non suona più con il suo solito ritmo, resta un vuoto enorme. Ma insieme al dolore resta fortissimo anche il privilegio di aver conosciuto non solo il grande professionista, ma l’uomo eccezionale: generoso, schietto, ironico, autentico e infinitamente umano.
Ciao Carminuccio, grazie di tutto e riposa in pace.
Roberto Scola

