Cresce la mobilitazione a Cava de’ Tirreni per chiedere la riattivazione dell’ambulatorio di ostetricia e ginecologia all’ospedale Santa Maria dell’Olmo come riportato dal quotidiano Il Mattino.
I Comitati Cava-Vietri-Amalfi a difesa della sanità pubblica hanno già raccolto circa cinquemila firme attraverso una petizione popolare, con l’obiettivo di aumentare ulteriormente il numero delle adesioni e sollecitare l’apertura del servizio sanitario previsto da anni ma mai attivato.
Secondo i promotori dell’iniziativa, l’apertura dell’ambulatorio di ostetricia e ginecologia rappresenta una richiesta rimasta inevasa da oltre un decennio. Il servizio, infatti, era stato previsto da una delibera approvata nel 2016 ma, nonostante il provvedimento ufficiale, non è mai entrato in funzione. Da qui la decisione di rilanciare la battaglia civica per ottenere l’attuazione di quanto stabilito sulla carta.
I rappresentanti dei comitati spiegano che l’obiettivo è continuare la raccolta di adesioni coinvolgendo l’intera comunità cittadina. La richiesta rivolta ai cittadini è quella di partecipare attivamente alla mobilitazione per sostenere la riapertura di un servizio considerato essenziale per il territorio. Secondo i promotori, l’ambulatorio garantirebbe un supporto sanitario importante soprattutto per le emergenze e per l’assistenza alle donne.
La chiusura del reparto di ginecologia e ostetricia dell’ospedale cavese aveva già provocato negli anni passati numerose proteste. La decisione era stata motivata dal numero limitato di parti registrati nella struttura e dall’assenza di una terapia intensiva neonatale. Per compensare la soppressione del reparto era stata annunciata l’attivazione di un ambulatorio operativo ventiquattro ore su ventiquattro, soluzione che però non è mai stata concretamente realizzata.
Proprio questo ritardo continua ad alimentare il malcontento di una parte della popolazione locale. Alcuni cittadini che hanno aderito alla petizione sottolineano come il consultorio presente sul territorio non possa sostituire un servizio ambulatoriale dedicato e attivo anche nelle situazioni di urgenza. Inoltre, secondo le testimonianze raccolte dai comitati, anche il consultorio sarebbe alle prese con carenze di organico e di risorse.
La raccolta firme prosegue con diverse postazioni organizzate in città. Nei giorni scorsi è stata attivata una sede in via Santa Maria del Rovo, presso la struttura dei Pistonieri Santa Maria del Rovo, aperta nelle ore serali per consentire la partecipazione dei cittadini. L’iniziativa, spiegano gli organizzatori, proseguirà nelle prossime settimane con nuovi momenti di incontro e ulteriori punti di raccolta delle adesioni.
L’obiettivo dichiarato dai promotori è quello di trasformare la mobilitazione popolare in una pressione istituzionale capace di ottenere finalmente l’attivazione del servizio sanitario previsto dalla delibera approvata ormai quasi dieci anni fa. Secondo i comitati, la petizione rappresenta non solo una richiesta sanitaria ma anche un segnale di partecipazione civica per difendere il diritto alla salute nel territorio cavese.
I Comitati Cava-Vietri-Amalfi a difesa della sanità pubblica hanno già raccolto circa cinquemila firme attraverso una petizione popolare, con l’obiettivo di aumentare ulteriormente il numero delle adesioni e sollecitare l’apertura del servizio sanitario previsto da anni ma mai attivato.
Ospedale di Cava, mobilitazione per riaprire ginecologia
L’iniziativa nasce dopo una serie di proteste organizzate nei mesi scorsi per denunciare le difficoltà del presidio ospedaliero cittadino, in particolare le criticità legate alla carenza di personale al pronto soccorso. Dopo una manifestazione pubblica che ha visto la partecipazione anche di numerosi studenti cavesi, i comitati hanno deciso di avviare una nuova fase della mobilitazione attraverso la raccolta di firme.Secondo i promotori dell’iniziativa, l’apertura dell’ambulatorio di ostetricia e ginecologia rappresenta una richiesta rimasta inevasa da oltre un decennio. Il servizio, infatti, era stato previsto da una delibera approvata nel 2016 ma, nonostante il provvedimento ufficiale, non è mai entrato in funzione. Da qui la decisione di rilanciare la battaglia civica per ottenere l’attuazione di quanto stabilito sulla carta.
I rappresentanti dei comitati spiegano che l’obiettivo è continuare la raccolta di adesioni coinvolgendo l’intera comunità cittadina. La richiesta rivolta ai cittadini è quella di partecipare attivamente alla mobilitazione per sostenere la riapertura di un servizio considerato essenziale per il territorio. Secondo i promotori, l’ambulatorio garantirebbe un supporto sanitario importante soprattutto per le emergenze e per l’assistenza alle donne.
La chiusura del reparto di ginecologia e ostetricia dell’ospedale cavese aveva già provocato negli anni passati numerose proteste. La decisione era stata motivata dal numero limitato di parti registrati nella struttura e dall’assenza di una terapia intensiva neonatale. Per compensare la soppressione del reparto era stata annunciata l’attivazione di un ambulatorio operativo ventiquattro ore su ventiquattro, soluzione che però non è mai stata concretamente realizzata.
Proprio questo ritardo continua ad alimentare il malcontento di una parte della popolazione locale. Alcuni cittadini che hanno aderito alla petizione sottolineano come il consultorio presente sul territorio non possa sostituire un servizio ambulatoriale dedicato e attivo anche nelle situazioni di urgenza. Inoltre, secondo le testimonianze raccolte dai comitati, anche il consultorio sarebbe alle prese con carenze di organico e di risorse.
La raccolta firme prosegue con diverse postazioni organizzate in città. Nei giorni scorsi è stata attivata una sede in via Santa Maria del Rovo, presso la struttura dei Pistonieri Santa Maria del Rovo, aperta nelle ore serali per consentire la partecipazione dei cittadini. L’iniziativa, spiegano gli organizzatori, proseguirà nelle prossime settimane con nuovi momenti di incontro e ulteriori punti di raccolta delle adesioni.
L’obiettivo dichiarato dai promotori è quello di trasformare la mobilitazione popolare in una pressione istituzionale capace di ottenere finalmente l’attivazione del servizio sanitario previsto dalla delibera approvata ormai quasi dieci anni fa. Secondo i comitati, la petizione rappresenta non solo una richiesta sanitaria ma anche un segnale di partecipazione civica per difendere il diritto alla salute nel territorio cavese.

