L’udienza di convalida del fermo rappresenta il primo passaggio giudiziario decisivo nell’inchiesta sulla morte di Luigi “Luca” Esposito. Questa mattina, alle 9, Ridha Rahmouni comparirà nel carcere di Salerno davanti al giudice per le indagini preliminari Giandomenico D’Agostino.
Il cittadino tunisino di 26 anni, detenuto dall’alba di sabato, dovrà rispondere delle accuse di omicidio aggravato e distruzione di cadavere e confermare o modificare la ricostruzione già fornita agli investigatori. Lo riporta l'edizione odierna de Il Mattino.
Omicidio Luca Esposito, il 26enne davanti al Gip: al vaglio confessione, movente e riscontri tecnici
Il confronto si svolgerà sulla base del decreto di fermo firmato dal sostituto procuratore Alessandro Di Vico. Nel provvedimento, composto da sedici pagine, vengono ricostruiti gli elementi che hanno condotto gli inquirenti sulle tracce del giovane.
Rahmouni aveva già ammesso le proprie responsabilità durante il primo interrogatorio. Davanti al Gip sarà chiamato a ripercorrere l’incontro con il giornalista, la lite e le ragioni che, secondo la sua versione, avrebbero determinato l’aggressione. Spetterà al giudice valutare la legittimità del fermo e la consistenza del quadro indiziario presentato dalla Procura.
I contatti telefonici tra il giornalista e il 26enne
Uno dei punti centrali dell’accusa riguarda il rapporto già esistente tra Esposito e Rahmouni. L’analisi dei tabulati avrebbe documentato numerose comunicazioni tra i due, diventate particolarmente frequenti nella sera dell’omicidio.
Le celle telefoniche agganciate dai rispettivi dispositivi li collocherebbero inoltre nello stesso quadrante territoriale nel quale sarebbero stati poi ritrovati l’automobile del giornalista e il corpo carbonizzato.
La presenza del ventiseienne nella zona sarebbe sostenuta anche dalla testimonianza della guardia giurata che diede l’allarme, inizialmente convinta che si trattasse soltanto di un incendio, e dai filmati acquisiti dalle telecamere presenti nell’area.
L’impronta sulla vettura e gli oggetti della vittima
Un ulteriore riscontro è rappresentato dall’impronta attribuita a Rahmouni e rinvenuta sul portabagagli dell’automobile di Luca Esposito. Gli investigatori hanno preso in considerazione anche l’improvvisa interruzione delle comunicazioni tra i due dopo la morte del giornalista.
Nel casolare utilizzato dal giovane come alloggio di fortuna sono stati infine recuperati il telefono cellulare e la carta di credito della vittima. Elementi che, insieme ai dati telefonici e alle tracce repertate sull’auto, hanno rafforzato la ricostruzione formulata dalla Procura.
La versione fornita sul movente
Nel corso del primo interrogatorio, il ventiseienne non avrebbe contestato la ricostruzione dell’aggressione e avrebbe indicato agli inquirenti le ragioni del gesto. Secondo quanto sarebbe emerso dalle sue dichiarazioni, Esposito avrebbe insistito per avere con lui rapporti a pagamento. Il giovane avrebbe riferito di vivere con disagio quelle richieste e di non accettare che venissero rivolte anche ad altri ragazzi nordafricani in condizioni di necessità.
Rahmouni avrebbe inoltre collegato la propria reazione a motivazioni religiose, sostenendo che quelle frequentazioni allontanassero alcuni suoi amici e conoscenti dalla preghiera e li inducessero a compiere atti da lui considerati impuri. Si tratta della versione dell’indagato, che dovrà essere verificata attraverso riscontri autonomi e valutata dal giudice.
I Carabinieri proseguono le indagini
Le indagini non si sono concluse con il fermo. I Carabinieri stanno cercando di identificare e ascoltare i ragazzi ai quali il ventiseienne avrebbe fatto riferimento. L’obiettivo è verificare se tra loro e il giornalista vi siano stati realmente rapporti a pagamento e comprendere se si trattasse di episodi individuali oppure di una situazione più articolata. Proprio per la delicatezza degli argomenti affrontati e per la necessità di tutelare gli accertamenti ancora in corso, il verbale del primo interrogatorio sarebbe stato secretato.
Gli investigatori dovranno chiarire se le dichiarazioni rese dal fermato trovino conferma e se esistessero altre persone coinvolte nelle frequentazioni descritte. Resta inoltre da ricostruire in maniera completa la vita relazionale della vittima. L’indagine ha incontrato difficoltà anche per le informazioni non sempre verificabili che Esposito avrebbe fornito sulla propria attività professionale e per una sfera personale rimasta poco conosciuta persino agli amici. L’interrogatorio davanti al Gip servirà ora a fissare alcuni dei principali elementi della vicenda e a verificare la tenuta della confessione rispetto alle prove raccolte dalla Procura.

