È morto a Milano don Antonio Mazzi, sacerdote, educatore, giornalista e volto noto della televisione italiana. Aveva 96 anni e ha dedicato gran parte della sua vita ai giovani più fragili, agli ultimi e al recupero delle persone segnate dalla tossicodipendenza.
Il decesso è avvenuto alle 17 del 31 luglio, come confermato dalla Fondazione Exodus. Don Mazzi si è spento nella sua storica casa all’interno del Parco Lambro, circondato fino all’ultimo dall’affetto dei suoi ragazzi, degli educatori e della comunità che aveva costruito nel corso di oltre quarant’anni di impegno.
I funerali si terranno lunedì 3 agosto nella Basilica di Sant’Ambrogio a Milano.
Chi era don Antonio Mazzi
Nato a Verona il 30 novembre 1929, don Antonio Mazzi si era laureato in Filosofia all’Università degli Studi di Ferrara ed era stato ordinato sacerdote il 26 marzo 1956 nella congregazione dei Poveri Servi della Divina Provvidenza.
Fin dall’inizio del suo percorso, aveva scelto di mettere al centro i giovani, soprattutto quelli più esposti alla solitudine, alla dipendenza, alla marginalità e alla perdita di speranza.
Nel 2022 era stato insignito del titolo di Cavaliere di Gran Croce al Merito della Repubblica Italiana. Nel corso della sua vita aveva ricevuto anche tre lauree honoris causa in pedagogia, conferite dagli atenei di Palermo, Lecce e Macerata.
La nascita della Comunità Exodus
La svolta decisiva arrivò durante l’incarico come direttore dell’Opera don Calabria di Milano, in via Pusiano, nei pressi del Parco Lambro.
Proprio lì don Mazzi entrò in contatto con il dramma di tanti giovani finiti nel tunnel della droga, in particolare negli anni Settanta e Ottanta. Da quell’esperienza nacque l’intuizione di Exodus, prima come progetto e poi, dal 1984, come comunità strutturata e punto di riferimento nazionale.
Il suo metodo puntava a superare il modello puramente residenziale allora prevalente nel recupero dei tossicodipendenti, introducendo percorsi educativi itineranti, le cosiddette carovane, capaci di trasformare la strada in un luogo di rinascita.
Negli anni l’esperienza si è allargata anche oltre i confini italiani. Nel 2004 don Mazzi aprì una comunità in Patagonia per ragazzi di strada. Oggi Exodus conta circa 40 realtà in Italia e nel mondo.
Il ricordo di Exodus: “Ci lascia il nostro prete matto”
La Fondazione Exodus ha ricordato don Mazzi come un uomo capace di trasformare la strada in un luogo di riscatto e speranza per migliaia di giovani e famiglie.
Nel messaggio diffuso dalla comunità viene sottolineato il vuoto lasciato da un sacerdote che ha dedicato tutta la vita all’accoglienza, all’educazione e alla fiducia nell’essere umano.
Commosse anche le parole di Franco Taverna, vicepresidente della Fondazione Exodus Don Antonio Mazzi Ets, che lo ha definito un padre, un visionario e un “prete matto, borderline”, come lui stesso amava chiamarsi. Taverna ha ricordato una delle sue frasi più significative: non era stato lui a salvare i ragazzi difficili, ma erano stati loro a salvare lui.
Una vita accanto ai fragili
Don Mazzi ha lavorato per restituire futuro a chi sembrava averlo perduto. Il suo impegno si è rivolto ai giovani tossicodipendenti, alle famiglie in difficoltà, agli emarginati, ma anche alla costruzione di percorsi alternativi al carcere per ex terroristi ed ex tossicodipendenti.
La sua missione è sempre stata educativa prima ancora che assistenziale: non soltanto aiutare chi cade, ma creare le condizioni perché possa rialzarsi, ritrovare dignità e tornare a credere nella vita.
La televisione, il giornalismo e la passione per l’Inter
Don Mazzi è stato anche una presenza nota nel mondo dei media. Ha collaborato con diverse testate, partecipato a programmi radiofonici e televisivi e usato spesso il linguaggio diretto della comunicazione per parlare a un pubblico più ampio.
Non ha mai nascosto nemmeno la sua passione per l’Inter, vissuta sempre con il suo stile schietto e con uno sguardo educativo anche sul mondo del calcio.
Il cordoglio delle istituzioni
Tra i messaggi di cordoglio anche quello del presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, che ha ricordato don Mazzi come un sacerdote capace di camminare accanto agli ultimi e di riconoscere speranza anche nelle vite più ferite.
L’europarlamentare ed ex sindaca di Milano Letizia Moratti ha espresso profondo dolore, sottolineando il valore della battaglia portata avanti da Exodus contro le dipendenze e contro l’idea che possano esistere vite ormai perdute.
L’eredità di don Mazzi
Con la morte di don Antonio Mazzi scompare una delle figure più riconoscibili dell’impegno sociale italiano.
Resta la sua eredità più importante: l’idea che nessuna vita sia irrecuperabile, che l’educazione possa diventare salvezza e che anche chi ha conosciuto il buio possa trovare una strada per ricominciare.

