Quanto costa davvero un conto corrente nel 2026? L’ultima rilevazione di Altroconsumo ha esaminato le condizioni proposte dagli istituti tradizionali e dalle banche digitali.
Mantenere un conto corrente comporta una serie di spese che spesso, prese singolarmente, sembrano irrilevanti. Bonifici, prelievi, operazioni allo sportello, carte e pagamenti automatici possono però accumularsi nel corso dei mesi fino a incidere in maniera significativa sul costo complessivo annuale.
La rilevazione realizzata da Altroconsumo nell’agosto 2026 mostra proprio questa dinamica. I conti bancari tradizionali registrano un lieve incremento delle spese, mentre le soluzioni digitali continuano a risultare particolarmente interessanti per i giovani. Un ulteriore elemento riguarda gli interessi: le somme depositate sul conto non vengono sostanzialmente remunerate, mentre l’utilizzo di denaro oltre la disponibilità può comportare tassi molto elevati.
A incidere sulla spesa finale sono anche il numero delle operazioni e le commissioni applicate a ciascuna di esse. Per questo Altroconsumo ha preso come riferimento l’Indicatore dei costi complessivi, l’ICC, parametro utilizzato per stimare la spesa annuale sostenuta da un determinato profilo di cliente sulla base delle operazioni effettuate.
L’indagine ha preso in esame tre categorie: giovani, famiglie e pensionati, confrontando le condizioni applicate tra gennaio e agosto 2026 sulla base dei documenti informativi pubblicati dagli istituti bancari. Dai dati emerge una netta differenza tra chi utilizza i servizi digitali e chi ricorre alla filiale.
Nel caso di UniCredit, ad esempio, il costo di un bonifico SEPA ordinario, istantaneo o periodico disposto attraverso internet banking o ATM Self-Service è passato da 1,20 a 1,30 euro. Per la stessa operazione eseguita allo sportello e in modalità cartacea, invece, la commissione è salita da 11,50 a 11,80 euro. BPER, a partire da luglio, ha inoltre applicato una commissione di 25 centesimi sugli addebiti diretti SEPA, utilizzati comunemente per il pagamento automatico di utenze, bollette e abbonamenti.
Proprio queste operazioni possono però avere un costo maggiore. Altroconsumo porta come esempio il conto Genius di UniCredit, per il quale il ricorso all’assistenza di un operatore può far aumentare sensibilmente la spesa annuale rispetto all’ICC calcolato sulle condizioni di base.
Per i tre profili analizzati, la maggiore spesa può arrivare a 87,90 euro per i giovani, 121,65 euro per le famiglie e 120,40 euro per i pensionati. La tendenza appare quindi evidente: utilizzare autonomamente i servizi online può consentire di contenere le spese, mentre il ricorso alla filiale può tradursi in costi aggiuntivi. Una dinamica che si inserisce in un processo più generale di digitalizzazione dei servizi, nel quale l’assistenza diretta di un operatore tende sempre più a essere considerata una prestazione supplementare.
Isybank, banca digitale appartenente al gruppo Intesa Sanpaolo, ha eliminato il canone mensile del conto IsyPrime per i clienti under 35, facendosi carico anche dell’imposta di bollo. Nel confronto effettuato da Altroconsumo, questa modifica ha portato l’ICC del profilo giovane da 150,70 a 31,90 euro, con una contrazione di circa il 79%.
Anche ING ha reso permanente l’azzeramento del canone destinato agli under 30 che utilizzano il Conto Corrente Arancio Più. Per il profilo giovane, la modifica determina una diminuzione dell’ICC di 30 euro.
Per famiglie e pensionati è inoltre aumentato il prezzo annuale della carta di credito multifunzione, passato da 29,95 a 39,95 euro. Anche i prelievi inferiori a 99 euro hanno subito un rincaro, da 0,80 a 1 euro.
Gli effetti si riflettono sull’ICC, cresciuto del 49% per i giovani, del 90% per le famiglie e del 64% per i pensionati. Il dato dimostra quindi che la valutazione di un conto non può limitarsi alla presenza della formula “canone zero”: per conoscere la spesa effettiva è necessario considerare anche commissioni e costi delle singole operazioni.
In media, il tasso raggiunge il 17,97% per chi va in rosso senza disporre di un fido, mentre scende al 12,41% quando il conto è assistito da un affidamento. Rispetto alla precedente rilevazione, i due valori sono aumentati rispettivamente dello 0,05% e dello 0,03%.
In sostanza, lasciare liquidità sul conto continua a garantire un rendimento praticamente nullo, mentre ricorrere a denaro aggiuntivo attraverso lo scoperto può comportare un costo molto significativo.
Conti correnti, rincari nel 2026: l’indagine Altroconsumo mette a confronto banche tradizionali e servizi online
Quanto pesa davvero un conto corrente sul bilancio familiare nel 2026? L’ultima rilevazione di Altroconsumo ha esaminato le condizioni proposte dagli istituti tradizionali e dalle banche digitali, evidenziando differenze significative in base al tipo di cliente. Per chi continua a utilizzare la filiale i costi risultano in crescita, mentre gli under 35 possono trovare condizioni più vantaggiose rivolgendosi ai servizi completamente online.Mantenere un conto corrente comporta una serie di spese che spesso, prese singolarmente, sembrano irrilevanti. Bonifici, prelievi, operazioni allo sportello, carte e pagamenti automatici possono però accumularsi nel corso dei mesi fino a incidere in maniera significativa sul costo complessivo annuale.
La rilevazione realizzata da Altroconsumo nell’agosto 2026 mostra proprio questa dinamica. I conti bancari tradizionali registrano un lieve incremento delle spese, mentre le soluzioni digitali continuano a risultare particolarmente interessanti per i giovani. Un ulteriore elemento riguarda gli interessi: le somme depositate sul conto non vengono sostanzialmente remunerate, mentre l’utilizzo di denaro oltre la disponibilità può comportare tassi molto elevati.
Come sono stati calcolati i costi
Il canone mensile è generalmente il primo elemento valutato quando si apre un conto. Sapere quanto si paga ogni mese, però, non è sufficiente per stabilire quale sia realmente il costo di un rapporto bancario.A incidere sulla spesa finale sono anche il numero delle operazioni e le commissioni applicate a ciascuna di esse. Per questo Altroconsumo ha preso come riferimento l’Indicatore dei costi complessivi, l’ICC, parametro utilizzato per stimare la spesa annuale sostenuta da un determinato profilo di cliente sulla base delle operazioni effettuate.
L’indagine ha preso in esame tre categorie: giovani, famiglie e pensionati, confrontando le condizioni applicate tra gennaio e agosto 2026 sulla base dei documenti informativi pubblicati dagli istituti bancari. Dai dati emerge una netta differenza tra chi utilizza i servizi digitali e chi ricorre alla filiale.
Filiali più costose
Per i conti tradizionali l’ICC medio è cresciuto per tutte le categorie considerate. L’aumento è stato dello 0,43% per i giovani, dello 0,35% per le famiglie e dello 0,49% per i pensionati. Si tratta di variazioni contenute, ma indicano una tendenza precisa: le operazioni che richiedono l’intervento del personale della banca o che vengono effettuate direttamente allo sportello risultano sempre più onerose. Tra gli istituti che hanno modificato le condizioni figurano BPER e UniCredit.Nel caso di UniCredit, ad esempio, il costo di un bonifico SEPA ordinario, istantaneo o periodico disposto attraverso internet banking o ATM Self-Service è passato da 1,20 a 1,30 euro. Per la stessa operazione eseguita allo sportello e in modalità cartacea, invece, la commissione è salita da 11,50 a 11,80 euro. BPER, a partire da luglio, ha inoltre applicato una commissione di 25 centesimi sugli addebiti diretti SEPA, utilizzati comunemente per il pagamento automatico di utenze, bollette e abbonamenti.
Chi non utilizza l’online rischia di spendere di più
Il fenomeno presenta anche un risvolto sociale, considerando che non tutti i correntisti hanno la stessa familiarità con applicazioni, home banking e strumenti digitali. Per alcune persone, soprattutto anziane, rivolgersi allo sportello può rappresentare una necessità concreta anziché una semplice preferenza.Proprio queste operazioni possono però avere un costo maggiore. Altroconsumo porta come esempio il conto Genius di UniCredit, per il quale il ricorso all’assistenza di un operatore può far aumentare sensibilmente la spesa annuale rispetto all’ICC calcolato sulle condizioni di base.
Per i tre profili analizzati, la maggiore spesa può arrivare a 87,90 euro per i giovani, 121,65 euro per le famiglie e 120,40 euro per i pensionati. La tendenza appare quindi evidente: utilizzare autonomamente i servizi online può consentire di contenere le spese, mentre il ricorso alla filiale può tradursi in costi aggiuntivi. Una dinamica che si inserisce in un processo più generale di digitalizzazione dei servizi, nel quale l’assistenza diretta di un operatore tende sempre più a essere considerata una prestazione supplementare.
Per i giovani aumentano le convenienze dei conti online
La situazione è diversa per i conti esclusivamente digitali. Tra gennaio e agosto, l’ICC medio riferito ai giovani è diminuito di circa il 6%. Per famiglie e pensionati, invece, si è verificato l’effetto contrario, con incrementi rispettivamente del 10,44% e del 6,17%. Le variazioni sono legate anche alle strategie commerciali adottate dai diversi istituti.Isybank, banca digitale appartenente al gruppo Intesa Sanpaolo, ha eliminato il canone mensile del conto IsyPrime per i clienti under 35, facendosi carico anche dell’imposta di bollo. Nel confronto effettuato da Altroconsumo, questa modifica ha portato l’ICC del profilo giovane da 150,70 a 31,90 euro, con una contrazione di circa il 79%.
Anche ING ha reso permanente l’azzeramento del canone destinato agli under 30 che utilizzano il Conto Corrente Arancio Più. Per il profilo giovane, la modifica determina una diminuzione dell’ICC di 30 euro.
Attenzione alla formula “canone zero”
Un conto privo di canone mensile, tuttavia, non equivale necessariamente a un conto senza costi. A dimostrarlo è il caso di Fineco. Con il nuovo Conto Fineco One è stato cancellato il canone fisso, ma sono aumentate alcune commissioni relative alle singole operazioni. Il deposito di contanti o assegni attraverso gli ATM UniCredit, che in precedenza non prevedeva costi, ora comporta una spesa di 2,95 euro per ciascuna operazione.Per famiglie e pensionati è inoltre aumentato il prezzo annuale della carta di credito multifunzione, passato da 29,95 a 39,95 euro. Anche i prelievi inferiori a 99 euro hanno subito un rincaro, da 0,80 a 1 euro.
Gli effetti si riflettono sull’ICC, cresciuto del 49% per i giovani, del 90% per le famiglie e del 64% per i pensionati. Il dato dimostra quindi che la valutazione di un conto non può limitarsi alla presenza della formula “canone zero”: per conoscere la spesa effettiva è necessario considerare anche commissioni e costi delle singole operazioni.
Andare in rosso può costare caro
Un’ultima questione riguarda il denaro utilizzato oltre la disponibilità presente sul conto. Se le somme depositate non producono praticamente alcun rendimento, il ricorso al credito può invece comportare interessi particolarmente elevati. Secondo i dati raccolti da Altroconsumo, nei primi otto mesi dell’anno alcuni istituti hanno aumentato i tassi applicati alle somme utilizzate a debito.In media, il tasso raggiunge il 17,97% per chi va in rosso senza disporre di un fido, mentre scende al 12,41% quando il conto è assistito da un affidamento. Rispetto alla precedente rilevazione, i due valori sono aumentati rispettivamente dello 0,05% e dello 0,03%.
In sostanza, lasciare liquidità sul conto continua a garantire un rendimento praticamente nullo, mentre ricorrere a denaro aggiuntivo attraverso lo scoperto può comportare un costo molto significativo.

