Si avvicina una possibile soluzione per l’avvio delle Case di Comunità in provincia di Salerno. A sottolinearlo è Giovanni D’Angelo, presidente dell’Ordine dei Medici e degli Odontoiatri della Provincia di Salerno, che parla di un percorso più ragionato verso l’apertura delle strutture previste dal Pnrr.
Il termine fissato per l’avvio del funzionamento è il 30 giugno e, secondo D’Angelo, in queste ore si starebbe costruendo un confronto capace di portare a un’intesa operativa.
Il ruolo dei medici di medicina generale
D’Angelo evidenzia come il principale sindacato dei medici di medicina generale, la Fimmg, individui nell’accordo collettivo nazionale lo strumento utile per definire le condizioni di partecipazione dei propri iscritti alle attività delle Case di Comunità.
Si tratta di un passaggio considerato fondamentale per rendere le nuove strutture realmente operative e integrate con la medicina territoriale.
Possibile contributo dei medici ospedalieri
Nel quadro del confronto rientra anche la posizione dell’Anaao, Associazione nazionale aiuti e assistenti ospedalieri.
Raccogliendo l’invito del ministro Orazio Schillaci, l’associazione intravede la possibilità che alcuni medici ospedalieri possano contribuire al funzionamento delle Case di Comunità.
Restano invece ancora da coinvolgere pienamente gli specialisti ambulatoriali, chiamati in causa proprio dall’Anaao.
D’Angelo: “Serve un accordo formale”
Per il presidente dell’Ordine dei Medici di Salerno, l’auspicio è che il percorso individuato si traduca presto in un accordo formale.
L’obiettivo è creare una sinergia tra le diverse componenti della sanità, così da garantire l’apertura delle Case di Comunità e ridurre il ricorso improprio agli ospedali per condizioni cliniche che possono essere gestite sul territorio.
Infermieri e amministrativi indispensabili
D’Angelo sottolinea anche un altro aspetto decisivo: il funzionamento completo delle Case di Comunità non può prescindere dalla presenza di personale infermieristico e amministrativo.
Le strutture, infatti, dovranno essere in grado di offrire risposte organizzate, continue e accessibili ai cittadini, evitando che restino contenitori privi delle professionalità necessarie.
Salerno, previste 33 Case di Comunità
Guardando alla provincia di Salerno, l’Asl ha previsto un numero di Case di Comunità superiore rispetto al piano iniziale.
Le strutture passeranno da 24 a 33, una scelta pensata per rispondere meglio alle esigenze di un territorio ampio, complesso e con forti differenze logistiche tra costa, aree interne e zone montane.
Le “Botteghe della salute” nei distretti più fragili
Proprio per tenere conto della conformazione territoriale della provincia, sono state ideate anche le cosiddette “Botteghe della salute”.
Questi presidi di prossimità interesseranno in particolare i distretti 69, 70, 71 e 72, ritenuti più bisognosi di interventi vicini ai cittadini.
L’obiettivo è rafforzare l’assistenza territoriale e portare servizi sanitari anche nelle aree dove raggiungere le strutture principali risulta più difficile.
Una sanità più vicina ai cittadini
Le Case di Comunità rappresentano uno dei tasselli centrali della riforma della sanità territoriale.
La sfida, ora, è trasformare la programmazione in servizi realmente attivi, capaci di alleggerire gli ospedali e garantire risposte più rapide ai bisogni sanitari quotidiani della popolazione.

