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Salerno, Paul Neeraj non è morto per caporalato: le cause sono legate a un quadro clinico complesso

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Alessia Benincasa05/07/2026
L'autopsia sul corpo di Paul Neeraj, l'indiano morto dopo due settimane di agonia all'ospedale Ruggi di Salerno, non è deceduto per caporalato. L’esame, durato circa due ore, ha evidenziato un quadro clinico gravemente compromesso: Paul soffriva di una severa cirrosi epatica e di insufficienza multiorgano provocata da un grave stato settico. Lo riporta l'odierna edizione del Mattino.

Salerno, Paul Neeraj non è morto per caporalato: le cause sono legate a un quadro clinico complesso

Paul Neeraj non è deceduto a causa del caporalato. La vicenda dell'uomo indiano, morto presso l’ospedale Ruggi dopo circa due settimane di sofferenza, è emersa il giorno in cui Raffaele Cantone iniziava il suo mandato come procuratore di Salerno. Durante la cerimonia di insediamento, il procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo aveva apertamente menzionato la piaga del caporalato, evidenziando l’urgenza di combattere ogni forma di sfruttamento, in particolare ai danni degli immigrati. Lo stesso neo-procuratore Cantone aveva ribadito questa priorità. Da quel momento, sono passati solo pochi giorni, e l’indagine condotta dalla pm Elena Consentino, insieme alla Squadra Mobile della questura di Salerno, potrebbe aver raggiunto un punto di svolta con i risultati dell’autopsia eseguita all’obitorio dell’ospedale Ruggi da Gabriele Casaburi.

Gli elementi

L’esame autoptico, durato circa due ore, ha evidenziato un quadro clinico gravemente compromesso: Paul soffriva di una severa cirrosi epatica e di insufficienza multiorgano provocata da un grave stato settico. Queste condizioni renderebbero inconcepibile che l’uomo fosse in grado di lavorare già da tempo. Si attende ancora l’esito delle analisi istologiche e di ulteriori esami per confermare definitivamente quanto emerso. Tuttavia, tutto lascia supporre che lo stato fisico dell'uomo fosse incompatibile con qualsiasi attività lavorativa, smentendo così le prime ipotesi che lo collegavano a uno sfruttamento lavorativo nel settore tessile o agricolo.

Ulteriori accertamenti della Squadra Mobile, ancora protetti dal massimo riserbo, rivelano che Paul avrebbe tentato di curarsi con farmaci di fortuna e che l’ipotesi di un precedente accesso al pronto soccorso dell’ospedale di Nola non trova riscontri. Si è inoltre appreso che Paul viveva in Italia come irregolare da almeno quattro anni e la sua presenza non era riconducibile agli arrivi regolati dal Decreto Flussi, come inizialmente ipotizzato. La sua vita era indubbiamente precaria e ai margini della società, ma non sembrano esserci prove del coinvolgimento di sfruttatori nella sua tragedia.

Le indagini

Nonostante le difficoltà legate al contesto – barriere linguistiche, la reticenza tipica della rete di irregolari e la complessità nel reperire informazioni – la Procura ha portato avanti le indagini con determinazione. Ora si attende solo l’esito conclusivo degli esami anatomopatologici per definire con chiarezza assoluta quanto accaduto. Nel caso in cui il quadro fosse confermato così com’è oggi delineato, appare plausibile che la pm Elena Consentino possa chiedere l’archiviazione del fascicolo. Non ci sono infatti indagati per la morte di Paul.

L’indiano, invisibile vittima dei margini della società, ha trovato a Salerno un’accoglienza forse tardiva. I sanitari del Ruggi hanno fatto tutto il possibile per salvarlo con le cure disponibili, ma il suo stato era troppo compromesso da tempo. Dietro alla sua morte drammatica non ci sarebbe alcuna responsabilità legata al caporalato o ad altre forme di sfruttamento lavorativo.
#ospedale san giovanni di dio e ruggi d'aragona

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