I mezzi dell'azienda venivano incendiati durante i lavori per le nuove linee elettriche in Calabria perché si oppose al pizzo: i carabinieri hanno eseguito 19 arresti. L'inchiesta è partita dalle denunce di un imprenditore dell'Agro nocerino sarnese.
Nella giornata di ieri martedì 10 marzo si è svolto il blitz denominato "Libeccio", coordinato dai carabinieri di Crotone. Sono state eseguite 18 misure di custodia cautelare in carcere e una detenzione domiciliare. Le accuse coinvolgono associazione mafiosa, estorsione, rapina impropria, utilizzo illecito di dispositivi di comunicazione da parte dei detenuti e reati relativi al traffico di stupefacenti. L'indagine si inserisce nel solco delle precedenti operazioni "Blizzard-Folgore" e "Black Flower", condotte contro affiliati della ‘ndrangheta locale e sviluppatesi tra gennaio 2024 e luglio 2025. Tra i principali elementi probatori figurano le dichiarazioni di undici collaboratori di giustizia.
L'imprenditore in questione subì l'incendio doloso di cinque mezzi pesanti la notte del 22 aprile 2024. Le fiamme distrussero escavatori, bobcat e autocarri appartenenti alla sua azienda salernitana, un'importante realtà attiva come partner operativo dell'Enel in diverse aree del territorio. Le telecamere di videosorveglianza della zona ripresero l'autore del reato mentre si dava alla fuga, ma non fu possibile identificarlo nell'immediato. L'attacco suscitò forte indignazione nella comunità locale, che scese in piazza con il sostegno del sindaco per manifestare solidarietà ai lavoratori e scongiurare la chiusura dell'attività.
Le denunce raccolte dall'imprenditore hanno rivelato le pressioni ricevute in cantiere da parte degli uomini delle cosche. Essenziale per l'inchiesta si è rivelata una intercettazione cruciale raccolta dai carabinieri del Reparto Operativo di Crotone con la DDA di Catanzaro. In una conversazione, uno degli indagati affermava: "Noi gli abbiamo fatto 500 mila euro di danni. Gli hai bruciato un bobcat, un escavatore". Nonostante le intimidazioni subite, l'azienda si è rifiutata di cedere al racket delle estorsioni.
Agro Nocerino Sarnese, si oppone al pizzo e gli incendiano i mezzi aziendali: scattano 19 arresti
Alcuni mezzi vennero dati alle fiamme durante i lavori per nuove linee elettriche in Calabria. Questo episodio, denunciato da un imprenditore dell'Agro nocerino sarnese, ha scatenato un'operazione della Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Catanzaro, culminata nell'emissione di 19 provvedimenti cautelari. Grazie alle dichiarazioni dell'imprenditore, i carabinieri hanno portato avanti una complessa indagine contro i clan della ‘ndrangheta di Isola di Capo Rizzuto.Nella giornata di ieri martedì 10 marzo si è svolto il blitz denominato "Libeccio", coordinato dai carabinieri di Crotone. Sono state eseguite 18 misure di custodia cautelare in carcere e una detenzione domiciliare. Le accuse coinvolgono associazione mafiosa, estorsione, rapina impropria, utilizzo illecito di dispositivi di comunicazione da parte dei detenuti e reati relativi al traffico di stupefacenti. L'indagine si inserisce nel solco delle precedenti operazioni "Blizzard-Folgore" e "Black Flower", condotte contro affiliati della ‘ndrangheta locale e sviluppatesi tra gennaio 2024 e luglio 2025. Tra i principali elementi probatori figurano le dichiarazioni di undici collaboratori di giustizia.
L'imprenditore in questione subì l'incendio doloso di cinque mezzi pesanti la notte del 22 aprile 2024. Le fiamme distrussero escavatori, bobcat e autocarri appartenenti alla sua azienda salernitana, un'importante realtà attiva come partner operativo dell'Enel in diverse aree del territorio. Le telecamere di videosorveglianza della zona ripresero l'autore del reato mentre si dava alla fuga, ma non fu possibile identificarlo nell'immediato. L'attacco suscitò forte indignazione nella comunità locale, che scese in piazza con il sostegno del sindaco per manifestare solidarietà ai lavoratori e scongiurare la chiusura dell'attività.
Le denunce raccolte dall'imprenditore hanno rivelato le pressioni ricevute in cantiere da parte degli uomini delle cosche. Essenziale per l'inchiesta si è rivelata una intercettazione cruciale raccolta dai carabinieri del Reparto Operativo di Crotone con la DDA di Catanzaro. In una conversazione, uno degli indagati affermava: "Noi gli abbiamo fatto 500 mila euro di danni. Gli hai bruciato un bobcat, un escavatore". Nonostante le intimidazioni subite, l'azienda si è rifiutata di cedere al racket delle estorsioni.

