Il mondo del calcio piange una delle sue figure più amate e genuine. A Livorno si è spento all'età di 58 anni Igor Protti, stroncato da un tumore al colon contro cui lottava con straordinario coraggio dal luglio del 2025.
L'ex leggendario capitano amaranto aveva affrontato la terapia e gli interventi chirurgici senza mai nascondere le proprie fragilità, parlando apertamente della sua battaglia sulle pagine de Il Tirreno e offrendo a tifosi e appassionati una commovente testimonianza di dignità e resilienza. La sua ultima, emozionante uscita pubblica risaliva a fine maggio, quando era riuscito ad accompagnare all'altare la figlia Noemi.
A Livorno, lo "Zar" è diventato un'icona immortale, guidando la squadra in una storica scalata dai campi della terza serie fino alla massima categoria. Il club, in segno di eterno rispetto per l'uomo e per il campione, aveva deciso di ritirare la sua celebre maglia numero 10, sigillando un legame indissolubile che è proseguito anche dopo il suo addio al calcio giocato nelle vesti di dirigente e ambasciatore della città.
L'ex leggendario capitano amaranto aveva affrontato la terapia e gli interventi chirurgici senza mai nascondere le proprie fragilità, parlando apertamente della sua battaglia sulle pagine de Il Tirreno e offrendo a tifosi e appassionati una commovente testimonianza di dignità e resilienza. La sua ultima, emozionante uscita pubblica risaliva a fine maggio, quando era riuscito ad accompagnare all'altare la figlia Noemi.
Addio a Igor Protti: il leggendario re dei bomber si spegne a Livorno
Nato a Rimini nel 1967, Protti ha impresso il suo nome nella storia dello sport italiano grazie a un record monumentale e tuttora imbattuto: è stato l'unico calciatore, insieme a Dario Hübner, capace di conquistare il titolo di capocannoniere in Serie A (con la maglia del Bari), in Serie B e in Serie C. Un cammino straordinario iniziato nella sua terra natale e consacrato definitivamente in Toscana a partire dal 1999.A Livorno, lo "Zar" è diventato un'icona immortale, guidando la squadra in una storica scalata dai campi della terza serie fino alla massima categoria. Il club, in segno di eterno rispetto per l'uomo e per il campione, aveva deciso di ritirare la sua celebre maglia numero 10, sigillando un legame indissolubile che è proseguito anche dopo il suo addio al calcio giocato nelle vesti di dirigente e ambasciatore della città.

