Dietro l'assistenza quotidiana e silenziosa agli anziani salernitani si cela una richiesta di dignità spirituale finora rimasta inascoltata. La comunità georgiana di Salerno, pilastro del welfare familiare cittadino, non dispone di un luogo di culto locale. Per assistere alle celebrazioni ortodosse nella propria lingua madre, centinaia di lavoratori sono costretti ogni settimana a trasferte verso Napoli come riportato dal quotidiano La Città.
L'appello propone una soluzione pratica e simbolica: concedere alla comunità ortodossa una delle diverse chiese del centro storico che risultano attualmente chiuse al culto cattolico.
La comunità georgiana rappresenta una realtà demografica significativa per il territorio salernitano:
La richiesta avanzata alla Curia non è solo un richiamo alla libertà di culto prevista dalla Costituzione, ma un invito alla "solidarietà cristiana" e alla gratitudine verso un gruppo di lavoratori diventato ormai indispensabile per la stabilità delle famiglie salernitane.
Una chiesa per la comunità georgiana: appello a Bellandi
La questione è giunta sul tavolo dell'Arcivescovo di Salerno, Monsignor Andrea Bellandi, attraverso la lettera di Matilde Maria Miglionico. La donna ha voluto segnalare la condizione della propria assistente familiare, una donna georgiana che, nonostante il grave lutto per la perdita di un figlio, non trova in città uno spazio dove poter pregare secondo la propria tradizione.L'appello propone una soluzione pratica e simbolica: concedere alla comunità ortodossa una delle diverse chiese del centro storico che risultano attualmente chiuse al culto cattolico.
La comunità georgiana rappresenta una realtà demografica significativa per il territorio salernitano:
- 613 residenti nel capoluogo (pari all'11,1% della popolazione straniera totale).
- 833 presenze complessive considerando l'intera provincia.
- Terza nazionalità per numero di residenti stranieri a Salerno, preceduta solo da ucraini e filippini.
La richiesta avanzata alla Curia non è solo un richiamo alla libertà di culto prevista dalla Costituzione, ma un invito alla "solidarietà cristiana" e alla gratitudine verso un gruppo di lavoratori diventato ormai indispensabile per la stabilità delle famiglie salernitane.

