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Sgominata una banda dedita alle truffe agli anziani: un componente arrestato ad Ascea

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Alessia Benincasa08/19/2026
È stata smantellata un’organizzazione specializzata nelle truffe ai danni di persone anziane: uno dei componenti è stato rintracciato e arrestato mentre si trovava in vacanza ad Ascea.

Sgominata una banda dedita alle truffe agli anziani: un componente arrestato ad Ascea

È stata smantellata un’organizzazione specializzata nelle truffe ai danni di persone anziane. Tra i componenti individuati, uno è stato rintracciato e arrestato mentre si trovava in vacanza ad Ascea. L’operazione rientra nel nuovo filone investigativo denominato “Fumo del Vesuvio 2”, nome scelto in continuità con l’operazione condotta nel marzo 2025, che aveva portato all’arresto di 10 persone e alla denuncia di altre 29 per associazione a delinquere finalizzata alle truffe agli anziani, anche attraverso la tecnica del “finto Carabiniere”.

L’indagine ha condotto all’operazione eseguita oggi nelle province di Napoli, Caserta, Isernia e Salerno. Sono state raggiunte da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere 3 persone, ritenute ai vertici dell’organizzazione criminale, mentre per altre 3 è stato disposto l’obbligo di dimora nel comune di residenza. Sono inoltre 10 le persone denunciate.

L’attività investigativa ha avuto origine all’inizio del 2025, dopo un tentativo di truffa sventato ad Aurisina, in provincia di Trieste, il 25 gennaio, seguito poche ore più tardi da una truffa portata a termine a Muggia dallo stesso autore.

Il giovane trasfertista aveva raggiunto a Visogliano l’abitazione di una coppia di anziani. I due, inizialmente caduti nel raggiro, hanno però compreso quanto stava accadendo grazie all’arrivo improvviso di alcuni amici, interrompendo così la telefonata con i truffatori. Nel frattempo, il corriere era rimasto per un breve periodo fuori dalla recinzione dell’abitazione, prima di ricevere dai propri mandanti l’ordine di rinunciare e dirigersi verso un’altra vittima.

A bordo di un taxi ha quindi raggiunto Muggia, dove è riuscito a sottrarre a un’anziana il denaro e gli oggetti preziosi che aveva raccolto, per poi allontanarsi rapidamente.

Le indagini condotte dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Trieste hanno permesso in pochi giorni di risalire all’identità del giovane corriere e, successivamente, ai suoi mandanti e agli altri componenti dell’organizzazione. A poco più di due settimane dai fatti avvenuti ad Aurisina e Muggia, grazie alla collaborazione con i colleghi di Torino, i militari sono riusciti inoltre a sorprendere il giovane trasfertista subito dopo una truffa ai danni di un’anziana, recuperando l’intera refurtiva, del valore di circa 33mila euro.

Gli investigatori hanno quindi avviato attività tecniche e ulteriori approfondimenti che hanno consentito di ricostruire in breve tempo l’esistenza di una struttura criminale consolidata, radicata nei quartieri del centro storico e nella zona orientale di Napoli, con collegamenti nei comuni della periferia nord-orientale e nell’area vesuviana.

Gli accertamenti hanno portato all’identificazione di diversi membri del sodalizio, tra cui i promotori e i responsabili dell’organizzazione, destinatari delle misure cautelari, oltre alla manovalanza, della quale sono stati ricostruiti ruoli e posizioni all’interno della struttura criminale.

Le analogie emerse con la precedente operazione “Fumo del Vesuvio”, a partire dalla provenienza campana dei soggetti coinvolti, hanno permesso di ampliare il quadro investigativo con il coinvolgimento dell’Arma di Napoli, il cui contributo è stato determinante per le informazioni e il supporto forniti.

Gli ulteriori sviluppi hanno consentito di individuare altre persone e di scoprire, in alcuni casi prevenendole, numerose truffe realizzate in diverse regioni italiane: Friuli Venezia Giulia, Veneto, Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna, Umbria, Marche e Campania.

Sono stati arrestati in flagranza o quasi flagranza 5 autori ritenuti responsabili di 3 truffe, con il completo recupero della refurtiva. Considerando anche le misure cautelari eseguite oggi, il bilancio complessivo è di 8 arresti, 19 denunce, 18 truffe scoperte e circa 50mila euro recuperati.

L’attività investigativa ha ricostruito una struttura organizzativa di tipo piramidale, alla cui base si trovano gli esattori, nella parte centrale i telefonisti e al vertice gli organizzatori. I telefonisti operano da località remote, in particolare dal centro storico di Napoli, mentre gli esattori agiscono direttamente sul territorio per recuperare i proventi delle truffe.

All’interno dell’organizzazione operano inoltre soggetti incaricati di procurare SIM telefoniche intestate in maniera fraudolenta a persone inconsapevoli, noleggiare automobili, gestire la ricettazione dei preziosi, reclutare manodopera occasionale e occuparsi delle diverse necessità logistiche.

Le indagini hanno raccolto elementi di prova ritenuti significativi per ricostruire il carattere associativo dell’organizzazione criminale. Il presunto capo è stato individuato in un 30enne originario di Casalnuovo di Napoli e da tempo residente nel quartiere Barra di Napoli, che avrebbe potuto contare sulla collaborazione di altre persone già coinvolte in attività criminali.

Le organizzazioni dedite a questo tipo di reati non operano in maniera improvvisata, ma presentano una struttura simile a vere e proprie aziende criminali. Gli stessi componenti utilizzano spesso termini come “squadra”, “paranza” o “banda”, mentre ai vertici si trovano figure indicate con espressioni gergali come “o’ boss” o “o’ Mast”.

Molti di questi gruppi dispongono di una vera e propria centrale operativa stabile, spesso situata nel territorio napoletano, dalla quale vengono organizzate le trasferte necessarie per mettere a segno i colpi in diverse zone d’Italia.

I ruoli all’interno del gruppo sono distinti e specializzati. I promotori, che occupano i livelli più alti, si occupano della gestione dell’organizzazione, del reclutamento e degli aspetti logistici, compreso il noleggio di automobili non riconducibili ai criminali e la disponibilità di utenze telefoniche usa e getta.

Il telefonista, considerato il regista dell’operazione, opera dalla centrale e conduce la conversazione con la vittima. Grazie alla capacità di persuasione e alla freddezza, ha il compito di instaurare il contatto, generare paura e manipolare psicologicamente l’anziano, spesso fingendosi un rappresentante delle forze dell’ordine, come un Maresciallo dei Carabinieri.

Il falso parente, invece, è il complice che interviene nella telefonata fingendosi il figlio o il nipote della vittima. Attraverso pianti e richieste disperate di aiuto, contribuisce ad aumentare la tensione emotiva e a rendere più credibile la storia raccontata.

Infine c’è il trasfertista o corriere, cioè l’esattore che agisce materialmente sul posto. Utilizzando treni, autobus e soprattutto automobili prese a noleggio, raggiunge le abitazioni delle vittime in varie parti d’Italia e si presenta come un falso avvocato, cancelliere del tribunale o collega del carabiniere. Il suo compito è ritirare fisicamente denaro e gioielli e allontanarsi rapidamente.

Il meccanismo della truffa segue uno schema ormai consolidato e fa leva soprattutto su due sentimenti: l’affetto verso i familiari e il rispetto, insieme al timore, nei confronti dell’autorità. L’azione si sviluppa generalmente in quattro momenti:
  • Fase 1: individuazione e contatto. I criminali scelgono le potenziali vittime consultando spesso elenchi telefonici o effettuando ricerche online, cercando nomi tradizionali che possano far pensare a persone anziane. Il contatto avviene soprattutto attraverso le utenze fisse, ancora utilizzate prevalentemente dalle persone più avanti con l’età. Il telefonista si presenta come un falso carabiniere e comunica alla vittima una presunta emergenza: un figlio o un nipote avrebbe provocato un grave incidente stradale con feriti, sarebbe stato arrestato per una rapina oppure avrebbe problemi con l’assicurazione.
  • Fase 2: isolamento psicologico. Per evitare che l’anziano possa riflettere e verificare la situazione, il falso militare esercita una forte pressione psicologica e mantiene la vittima al telefono, imponendole di non interrompere la conversazione. Se l’anziano possiede un cellulare, i truffatori possono chiedere il numero e mantenerlo occupato attraverso un secondo complice. In questo modo impediscono alla vittima di compiere il gesto che potrebbe far fallire il raggiro: contattare direttamente il familiare o chiamare il 112.
  • Fase 3: richiesta di denaro. Il falso carabiniere sostiene che per evitare il carcere o conseguenze giudiziarie al familiare sia necessario versare immediatamente una presunta “cauzione” o un risarcimento. Quando la vittima non dispone di abbastanza denaro contante, viene spinta a raccogliere gioielli e oggetti preziosi appartenenti alla famiglia. In alcuni casi i truffatori arrivano anche a convincerla a consegnare le carte di debito e a comunicare telefonicamente il relativo PIN.
  • Fase 4: consegna della refurtiva. Mentre il telefonista continua a parlare con la vittima, viene annunciato l’arrivo di una persona incaricata di ritirare quanto richiesto. Dopo pochi minuti il trasfertista si presenta alla porta, spesso vestendo i panni di un avvocato o di un funzionario, raccoglie il denaro e i preziosi preparati dall’anziano e si allontana. Soltanto dopo diverse ore, quando riesce a parlare con i familiari reali, la vittima comprende di essere stata truffata.

Il procedimento penale è attualmente nella fase delle indagini preliminari e, nei confronti delle persone indagate, resta valido il principio di presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.
#truffa #Ascea Marina

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