La Procura della Repubblica di Udine ha avviato un'indagine giudiziaria per fare piena luce sulla scomparsa di Vito Caiafa, 75 anni, figura storica del sindacalismo e dell'attivismo politico di Sapri come riportato dall'edizione odierna del quotidiano Il Mattino.
Il decesso si è verificato lo scorso 10 settembre presso l'ospedale Santa Maria della Misericordia del capoluogo friulano, dove la salma è attualmente bloccata in attesa dell'esame autoptico.
Il calvario dell'ex sindacalista CGIL era iniziato lo scorso 20 luglio con un ricovero programmato per un'operazione di colecistectomia e nefrectomia parziale destra. Stando a quanto ricostruito nell'esposto, la situazione è precipitata rapidamente: nell'arco di meno di due mesi il paziente è finito per sette volte sotto i ferri a causa di complicazioni a catena, tra cui una fuoriuscita di bile nell'addome, un'emorragia interna per lesione arteriosa il 3 agosto e un conseguente cedimento epatico. La gravità del quadro clinico aveva spinto i medici a inserire d'urgenza l'uomo in cima alla lista trapianti nazionale per un nuovo fegato, intervento eseguito il 6 agosto. Ciononostante, il decorso successivo è stato segnato da ulteriori complicazioni addebitabili a una perforazione del duodeno e nuove emorragie, fino al fatale arresto delle funzioni vitali in Terapia Intensiva.
La notizia del decesso ha suscitato profondo cordoglio a Sapri, comunità in cui il settantacinquenne era noto per decenni di battaglie sociali e civili. Storico militante comunista di ispirazione berlingueriana ed ex lavoratore edile, Caiafa era stato tra i protagonisti delle storiche proteste del 1979 alla stazione ferroviaria al fianco di Giovanni Iantorno per richiedere l'apertura del presidio ospedaliero locale. Negli ultimi anni si era distinto anche per la promozione turistica e paesaggistica del Golfo di Policastro tramite l'iniziativa digitale "Sapri, una baia da conoscere", oggi trasformata dai quattro figli — Maria, Rosy, Vincenzo ed Elio — e dalla compagna Tina in uno spazio virtuale per preservarne la memoria.
Il decesso si è verificato lo scorso 10 settembre presso l'ospedale Santa Maria della Misericordia del capoluogo friulano, dove la salma è attualmente bloccata in attesa dell'esame autoptico.
Tragedia Caiafa a Udine: inchiesta sulla morte dell'attivista di Sapri
La decisione dei magistrati arriva a seguito della formale denuncia presentata ai Carabinieri dai familiari, guidati dalla figlia Maria, i quali chiedono di chiarire le responsabilità mediche dell'iter terapeutico che ha portato alla fine del loro congiunto, escludendo fin da subito qualsiasi interesse a risarcimenti economici.Il calvario dell'ex sindacalista CGIL era iniziato lo scorso 20 luglio con un ricovero programmato per un'operazione di colecistectomia e nefrectomia parziale destra. Stando a quanto ricostruito nell'esposto, la situazione è precipitata rapidamente: nell'arco di meno di due mesi il paziente è finito per sette volte sotto i ferri a causa di complicazioni a catena, tra cui una fuoriuscita di bile nell'addome, un'emorragia interna per lesione arteriosa il 3 agosto e un conseguente cedimento epatico. La gravità del quadro clinico aveva spinto i medici a inserire d'urgenza l'uomo in cima alla lista trapianti nazionale per un nuovo fegato, intervento eseguito il 6 agosto. Ciononostante, il decorso successivo è stato segnato da ulteriori complicazioni addebitabili a una perforazione del duodeno e nuove emorragie, fino al fatale arresto delle funzioni vitali in Terapia Intensiva.
La notizia del decesso ha suscitato profondo cordoglio a Sapri, comunità in cui il settantacinquenne era noto per decenni di battaglie sociali e civili. Storico militante comunista di ispirazione berlingueriana ed ex lavoratore edile, Caiafa era stato tra i protagonisti delle storiche proteste del 1979 alla stazione ferroviaria al fianco di Giovanni Iantorno per richiedere l'apertura del presidio ospedaliero locale. Negli ultimi anni si era distinto anche per la promozione turistica e paesaggistica del Golfo di Policastro tramite l'iniziativa digitale "Sapri, una baia da conoscere", oggi trasformata dai quattro figli — Maria, Rosy, Vincenzo ed Elio — e dalla compagna Tina in uno spazio virtuale per preservarne la memoria.

