La Corte d’Appello di Salerno ha confermato gran parte della sentenza pronunciata in primo grado nei confronti di nove imputati coinvolti nell’inchiesta sul traffico di stupefacenti a Scafati. Soltanto due pene sono state rideterminate, mentre il totale delle condanne si attesta intorno agli 82 anni di reclusione. Lo riporta l'edizione odierna de Il Mattino.
Traffico di droga, armi e violenze per controllare Scafati: nove condanne in appello
Le condanne inflitte ai nove imputati vanno da un minimo di cinque a un massimo di sedici anni di carcere. Il processo riguardava persone alle quali l’accusa attribuiva ruoli più defilati rispetto alle figure considerate al vertice del presunto gruppo criminale.
Oltre ai reati legati al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti, nel procedimento figuravano anche contestazioni relative a episodi di furto e rapina. La decisione dei giudici salernitani conferma, salvo le due rideterminazioni, quanto stabilito dal Tribunale di Nocera Inferiore.
L’inchiesta sul gruppo attivo a Scafati
L’indagine, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Salerno e condotta dai Carabinieri del Reparto territoriale di Nocera Inferiore, aveva ricostruito l’attività di un gruppo ritenuto riconducibile al 51enne Dario Federico.
Secondo l’impostazione accusatoria, l’organizzazione avrebbe cercato di consolidare la propria presenza a Scafati ricorrendo alla forza intimidatrice e a una condizione di assoggettamento sul territorio. Gli investigatori avevano individuato compiti differenti tra gli indagati, ricostruendo episodi di spaccio, estorsione, detenzione di armi e violenza legati al controllo delle attività illecite.
Il trasferimento da Pompei e Boscoreale
Stando agli atti dell’inchiesta, il gruppo sarebbe stato inizialmente attivo tra Pompei e Boscoreale. Dopo l’arresto di alcuni esponenti di un’altra organizzazione, si sarebbe spostato progressivamente verso Scafati, fino ad assumere una posizione considerata dominante nel panorama criminale cittadino. I giudici di primo grado avevano riconosciuto l’esistenza di un’associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti.
Armi, pestaggi e intimidazioni nelle accuse
Nel quadro investigativo compariva anche la disponibilità di pistole, fucili e mitragliette Kalashnikov. Tra le contestazioni figuravano inoltre episodi di autoriciclaggio e azioni violente utilizzate, secondo l’accusa, per imporre il controllo sulle piazze di spaccio.
Gli atti descrivevano il pestaggio di un pusher al quale sarebbe stato intimato di non vendere più droga nel quartiere Vetrai e l’accoltellamento di un giovane intenzionato ad abbandonare l’attività di spaccio. Veniva inoltre contestata una “stesa” attribuita a un gruppo di Pagani, che sarebbe stata compiuta per punire il furto di una somma di denaro nella zona di Mariconda.
A ottobre l’appello per gli imputati giudicati con rito abbreviato
Dario Federico e gli altri imputati considerati ai vertici dell’organizzazione avevano scelto il rito abbreviato. In quel filone il giudice per l’udienza preliminare aveva pronunciato complessivamente 23 condanne. Il processo d’appello relativo a quelle posizioni è fissato per il prossimo mese di ottobre. Federico è già stato condannato in primo grado ed è in attesa del secondo grado di giudizio.

