Il Tribunale di Nocera Inferiore ha emesso i primi verdetti di colpevolezza per lo scandalo che ha travolto la gestione del cimitero di Angri tra il 2017 e il 2019. Al termine del giudizio di primo grado, il giudice monocratico ha inflitto quattro condanne, con pene comprese tra uno e sette mesi di reclusione, nei confronti di tre privati cittadini e dell'ex custode comunale dell'area sacra.
Quest'ultimo è stato ritenuto responsabile di truffa, mentre per gli altri imputati sono stati accertati episodi di falso finalizzati a evadere le tariffe previste dal regolamento di polizia mortuaria come riportato dall'edizione odierna del quotidiano Il Mattino.
Nonostante la sentenza abbia visto il proscioglimento di numerosi altri soggetti per mancanza di prove su diversi capi d'accusa, il verdetto mette un punto fermo su alcuni degli illeciti più gravi emersi durante l'attività investigativa dei carabinieri. Il custode, in particolare, è stato condannato a cinque mesi di carcere per il suo ruolo nella gestione irregolare dei servizi cimiteriali. Ora la palla passa alle difese, che hanno già annunciato il ricorso in appello per tentare di ribaltare le conclusioni del giudice nocerino in merito alle responsabilità accertate.
Quest'ultimo è stato ritenuto responsabile di truffa, mentre per gli altri imputati sono stati accertati episodi di falso finalizzati a evadere le tariffe previste dal regolamento di polizia mortuaria come riportato dall'edizione odierna del quotidiano Il Mattino.
Tariffe cimiteriali scontate ad Angri: prime condanne
Il cuore delle condanne risiede in un sistema di frode ben preciso: per evitare di pagare i quasi 900 euro dovuti dai non residenti per le operazioni di inumazione ed esumazione, venivano prodotte false attestazioni sulla dimora dei defunti. Grazie a questo espediente, i condannati riuscivano a versare una quota minima di soli 218 euro, sottraendo illegalmente fondi alle casse pubbliche. Oltre alla reclusione (sebbene con pena sospesa), il tribunale ha stabilito l'obbligo di risarcimento del danno nei confronti del Comune di Angri, che si è costituito parte civile per tutelare gli interessi dell'ente.Nonostante la sentenza abbia visto il proscioglimento di numerosi altri soggetti per mancanza di prove su diversi capi d'accusa, il verdetto mette un punto fermo su alcuni degli illeciti più gravi emersi durante l'attività investigativa dei carabinieri. Il custode, in particolare, è stato condannato a cinque mesi di carcere per il suo ruolo nella gestione irregolare dei servizi cimiteriali. Ora la palla passa alle difese, che hanno già annunciato il ricorso in appello per tentare di ribaltare le conclusioni del giudice nocerino in merito alle responsabilità accertate.

