Il TAR Campania ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dal Grand Hotel La Sonrisa, relativo all’annullamento della delibera di acquisizione al patrimonio del Comune di Sant’Antonio Abate e alla quantificazione dell’indennità di occupazione. La questione è ora rimandata al giudice ordinario, ma nel frattempo la struttura continua regolarmente le sue attività.
Oggi, come segno che l’attività non si ferma, il ristorante ha pubblicato il suo Menù di Pasqua, confermando la continuità operativa di un luogo iconico per matrimoni e cerimonie in stile barocco e opulento, tipico della tradizione napoletana.
Le richieste della famiglia Polese riguardano l'annullamento di una delibera comunale
Questo nuovo capitolo dell’intricata vicenda segue la confisca dell’imponente struttura dai tratti sfarzosi. Attraverso il ricorso da parte di La Sonrisa Spa, Ipol Spa e Pol.Fra. Sas di Polese Mariarosaria & C., assistite dagli avvocati Marcello Fortunato e Alberto Vitale, la famiglia Polese aveva contestato la delibera comunale n. 61 del 23 aprile 2024, relativa all’acquisizione del Grand Hotel La Sonrisa al patrimonio comunale. Contestualmente, era stata chiesta l’annullabilità delle disposizioni che determinavano l’indennità di occupazione sine titulo, stimata in circa 75.000 euro per il periodo dal 15 febbraio al 30 aprile 2024 e in ulteriori 30.000 euro mensili per i periodi successivi.
La determinazione del valore effettivo dei beni era stata affidata a professionisti esterni, a causa dell’insufficiente dotazione tecnica degli uffici comunali per effettuare una valutazione appropriata. In parallelo, il ricorso ha messo in discussione anche la stessa delibera n. 61, ritenendo che non fosse funzionale agli scopi istituzionali dell’ente. I legali della famiglia Polese hanno sollevato numerose obiezioni, tra cui un presunto eccesso di potere e violazioni di legge. Inoltre, è stato contestato l’obbligo di versare un canone di occupazione per beni che non sarebbero formalmente acquisiti al patrimonio comunale, oltre a criticare la presunta arbitrarietà nella definizione delle somme richieste. Considerata la complessità delle questioni legali sollevate e l’articolazione delle difese avanzate, la controversia è stata rinviata al giudice ordinario per un ulteriore approfondimento.
La Sonrisa rimane aperta: il tribunale ordinario deciderà sul "Castello delle Cerimonie"
Il Grand Hotel La Sonrisa, reso celebre dalla popolare serie televisiva "Il Castello delle Cerimonie", potrà continuare a operare in attesa della decisione del tribunale ordinario. Il TAR Campania, sezione VII, ha stabilito che il caso esula dalla sua competenza, dato il difetto di giurisdizione riscontrato nel ricorso presentato dalla famiglia Polese, gestori dello storico complesso a Sant’Antonio Abate, confiscato per lottizzazione abusiva e successivamente acquisito al patrimonio comunale.Oggi, come segno che l’attività non si ferma, il ristorante ha pubblicato il suo Menù di Pasqua, confermando la continuità operativa di un luogo iconico per matrimoni e cerimonie in stile barocco e opulento, tipico della tradizione napoletana.
Le richieste della famiglia Polese riguardano l'annullamento di una delibera comunale
Questo nuovo capitolo dell’intricata vicenda segue la confisca dell’imponente struttura dai tratti sfarzosi. Attraverso il ricorso da parte di La Sonrisa Spa, Ipol Spa e Pol.Fra. Sas di Polese Mariarosaria & C., assistite dagli avvocati Marcello Fortunato e Alberto Vitale, la famiglia Polese aveva contestato la delibera comunale n. 61 del 23 aprile 2024, relativa all’acquisizione del Grand Hotel La Sonrisa al patrimonio comunale. Contestualmente, era stata chiesta l’annullabilità delle disposizioni che determinavano l’indennità di occupazione sine titulo, stimata in circa 75.000 euro per il periodo dal 15 febbraio al 30 aprile 2024 e in ulteriori 30.000 euro mensili per i periodi successivi.
La sentenza del TAR sul "Castello delle Cerimonie"
L’udienza si è svolta lo scorso 29 gennaio e oggi, 17 marzo 2026, è stata pubblicata la sentenza dal TAR Campania – sezione VII –, con una composizione che includeva Maria Laura Maddalena (Presidente), Maria Grazia D'Alterio (Consigliere ed Estensore) e Viviana Lenzi (Consigliere). Al centro della controversia vi è la quantificazione dell'indennità di occupazione, dato che il ristorante continua a operare nonostante la confisca. Attualmente, la struttura versa un canone mensile stabilito dal Comune di Sant’Antonio Abate.La determinazione del valore effettivo dei beni era stata affidata a professionisti esterni, a causa dell’insufficiente dotazione tecnica degli uffici comunali per effettuare una valutazione appropriata. In parallelo, il ricorso ha messo in discussione anche la stessa delibera n. 61, ritenendo che non fosse funzionale agli scopi istituzionali dell’ente. I legali della famiglia Polese hanno sollevato numerose obiezioni, tra cui un presunto eccesso di potere e violazioni di legge. Inoltre, è stato contestato l’obbligo di versare un canone di occupazione per beni che non sarebbero formalmente acquisiti al patrimonio comunale, oltre a criticare la presunta arbitrarietà nella definizione delle somme richieste. Considerata la complessità delle questioni legali sollevate e l’articolazione delle difese avanzate, la controversia è stata rinviata al giudice ordinario per un ulteriore approfondimento.

