Il tagliere viene definito "celiaco" ma per averlo davvero privo di contaminazioni bisogna spendere il doppio: scoppia la polemica in Brianza.
Un "tagliere celiaco", che dovrebbe quindi essere senza glutine e adatto a chi soffre di celiachia, viene proposto a 5 euro. Se però il cliente richiede che venga preparato evitando qualsiasi contaminazione da glutine, il prezzo sale a 10 euro. È quanto riportato nel menù consultabile online di un esercizio di Carate Brianza, in provincia di Monza e Brianza.
La scelta del locale "Rivera 56", finita anche al centro di numerosi commenti sui social, ha suscitato perplessità soprattutto tra chi conosce le esigenze delle persone celiache e l'importanza di evitare qualsiasi contaminazione. Se il tagliere da 5 euro viene presentato come adatto a un celiaco, perché è previsto un costo doppio per averlo realmente senza contaminazioni? Il dubbio che nasce è se il primo possa rappresentare un rischio per la salute. Chi è celiaco sa infatti che non può esporsi nemmeno a tracce di glutine e, di conseguenza, non potrebbe scegliere l'opzione meno costosa.
Di fatto, una persona affetta da celiachia non potrebbe ordinare il prodotto indicato nel menù come "tagliere celiaco". La celiachia è una malattia autoimmune e non un'intolleranza o un'allergia. Attualmente l'unica terapia disponibile consiste nel seguire rigorosamente e per tutta la vita una dieta completamente priva di glutine. Oggi, grazie all'ampia disponibilità di prodotti specifici, gestire l'alimentazione tra le mura domestiche è molto più semplice. Le difficoltà, però, emergono soprattutto quando si mangia fuori casa, specialmente in un Paese come l'Italia, dove il cibo accompagna gran parte delle occasioni sociali. Per chi è celiaco, pranzare o cenare al ristorante può rappresentare ancora un problema, anche dal punto di vista psicologico. Evitare ogni possibile contaminazione richiede molta attenzione e basta ingerire una quantità minima di glutine per provocare conseguenze sulla salute, un aspetto che dovrebbe essere ben noto anche agli operatori della ristorazione.
In questo caso, il punto non riguarda tanto il prezzo più elevato del prodotto senza glutine, visto che alimenti di questo tipo hanno spesso costi superiori, quanto piuttosto l'errore nella comunicazione, che finisce per confondere una scelta alimentare con una patologia.
A evidenziarlo è anche Manuela Liguori, food creator conosciuta sui social come @unamanusenzaglutine, che ha notato il menù del Riviera 56. "Quando ho visto l'immagine del menù online sono rimasta sorpresa e ho deciso di confrontarmi con la mia community. Da celiaca so bene che preparare alimenti senza glutine richiede maggiore attenzione, spazi dedicati e ingredienti che possono avere costi più elevati. Il problema, però, non è il sovrapprezzo, ma la distinzione tra un 'tagliere celiaco' da 5 euro e uno 'senza contaminazione' da 10 euro. Se un alimento viene definito adatto ai celiaci deve esserlo realmente. Inoltre sarebbe più corretto utilizzare l'espressione 'senza glutine', perché la celiachia riguarda la persona e non il prodotto. Comprendo il tentativo di distinguere un alimento naturalmente privo di glutine da uno preparato con procedure che evitano la contaminazione, ma la terminologia utilizzata risulta fuorviante. Il vero tema non è il prezzo, bensì una comunicazione chiara e corretta quando è in gioco la sicurezza delle persone celiache", ha dichiarato a Fanpage.it.
La redazione ha contattato il locale di Carate Brianza per ottenere una spiegazione. I responsabili hanno riferito di essere al corrente delle critiche nate sui social, anche dopo alcuni video pubblicati su TikTok, ma ritengono corretta la loro proposta perché il tagliere privo di contaminazioni viene consegnato sigillato e quindi sicuro per il cliente celiaco. Diversa, invece, la preparazione del tagliere da 5 euro, realizzato nella stessa cucina dove vengono lavorati anche alimenti contenenti glutine. Quando viene fatto notare che definire "celiaco" anche questo prodotto è scorretto, perché non realmente idoneo a chi soffre della patologia, dal locale spiegano che la scelta spetta al cliente, che può decidere se consumare il prodotto con o senza contaminazione. Una persona celiaca, però, non può fare questa scelta, perché si tratta di una malattia e non di una semplice preferenza alimentare. Il ristorante assicura infine di aver già aggiornato il menù presente nel locale, sostituendo la dicitura "tagliere celiaco" con "tagliere senza glutine" e "tagliere senza glutine e senza contaminazione".
Il tagliere viene definito "celiaco" ma per averlo davvero privo di contaminazioni bisogna spendere il doppio: scoppia la polemica in Brianza
Nel menù pubblicato sul sito di un ristorante di Carate Brianza compare la stessa proposta con due prezzi differenti: entrambe vengono indicate come "tagliere celiaco", ma chi desidera un prodotto realmente privo di contaminazioni da glutine deve pagare il doppio. Una scelta che ha sollevato critiche perché sembra confondere chi sceglie un'alimentazione senza glutine per preferenza personale con chi, invece, è affetto da celiachia. Dal locale fanno sapere di aver deciso di modificare il menù.Un "tagliere celiaco", che dovrebbe quindi essere senza glutine e adatto a chi soffre di celiachia, viene proposto a 5 euro. Se però il cliente richiede che venga preparato evitando qualsiasi contaminazione da glutine, il prezzo sale a 10 euro. È quanto riportato nel menù consultabile online di un esercizio di Carate Brianza, in provincia di Monza e Brianza.
La scelta del locale "Rivera 56", finita anche al centro di numerosi commenti sui social, ha suscitato perplessità soprattutto tra chi conosce le esigenze delle persone celiache e l'importanza di evitare qualsiasi contaminazione. Se il tagliere da 5 euro viene presentato come adatto a un celiaco, perché è previsto un costo doppio per averlo realmente senza contaminazioni? Il dubbio che nasce è se il primo possa rappresentare un rischio per la salute. Chi è celiaco sa infatti che non può esporsi nemmeno a tracce di glutine e, di conseguenza, non potrebbe scegliere l'opzione meno costosa.
Di fatto, una persona affetta da celiachia non potrebbe ordinare il prodotto indicato nel menù come "tagliere celiaco". La celiachia è una malattia autoimmune e non un'intolleranza o un'allergia. Attualmente l'unica terapia disponibile consiste nel seguire rigorosamente e per tutta la vita una dieta completamente priva di glutine. Oggi, grazie all'ampia disponibilità di prodotti specifici, gestire l'alimentazione tra le mura domestiche è molto più semplice. Le difficoltà, però, emergono soprattutto quando si mangia fuori casa, specialmente in un Paese come l'Italia, dove il cibo accompagna gran parte delle occasioni sociali. Per chi è celiaco, pranzare o cenare al ristorante può rappresentare ancora un problema, anche dal punto di vista psicologico. Evitare ogni possibile contaminazione richiede molta attenzione e basta ingerire una quantità minima di glutine per provocare conseguenze sulla salute, un aspetto che dovrebbe essere ben noto anche agli operatori della ristorazione.
In questo caso, il punto non riguarda tanto il prezzo più elevato del prodotto senza glutine, visto che alimenti di questo tipo hanno spesso costi superiori, quanto piuttosto l'errore nella comunicazione, che finisce per confondere una scelta alimentare con una patologia.
A evidenziarlo è anche Manuela Liguori, food creator conosciuta sui social come @unamanusenzaglutine, che ha notato il menù del Riviera 56. "Quando ho visto l'immagine del menù online sono rimasta sorpresa e ho deciso di confrontarmi con la mia community. Da celiaca so bene che preparare alimenti senza glutine richiede maggiore attenzione, spazi dedicati e ingredienti che possono avere costi più elevati. Il problema, però, non è il sovrapprezzo, ma la distinzione tra un 'tagliere celiaco' da 5 euro e uno 'senza contaminazione' da 10 euro. Se un alimento viene definito adatto ai celiaci deve esserlo realmente. Inoltre sarebbe più corretto utilizzare l'espressione 'senza glutine', perché la celiachia riguarda la persona e non il prodotto. Comprendo il tentativo di distinguere un alimento naturalmente privo di glutine da uno preparato con procedure che evitano la contaminazione, ma la terminologia utilizzata risulta fuorviante. Il vero tema non è il prezzo, bensì una comunicazione chiara e corretta quando è in gioco la sicurezza delle persone celiache", ha dichiarato a Fanpage.it.
La redazione ha contattato il locale di Carate Brianza per ottenere una spiegazione. I responsabili hanno riferito di essere al corrente delle critiche nate sui social, anche dopo alcuni video pubblicati su TikTok, ma ritengono corretta la loro proposta perché il tagliere privo di contaminazioni viene consegnato sigillato e quindi sicuro per il cliente celiaco. Diversa, invece, la preparazione del tagliere da 5 euro, realizzato nella stessa cucina dove vengono lavorati anche alimenti contenenti glutine. Quando viene fatto notare che definire "celiaco" anche questo prodotto è scorretto, perché non realmente idoneo a chi soffre della patologia, dal locale spiegano che la scelta spetta al cliente, che può decidere se consumare il prodotto con o senza contaminazione. Una persona celiaca, però, non può fare questa scelta, perché si tratta di una malattia e non di una semplice preferenza alimentare. Il ristorante assicura infine di aver già aggiornato il menù presente nel locale, sostituendo la dicitura "tagliere celiaco" con "tagliere senza glutine" e "tagliere senza glutine e senza contaminazione".

