Il calendario di Palazzo Madama si sovrappone a quello della crisi interna al Carroccio: dal 2 settembre inizierà l’esame degli emendamenti, mentre l’8 e il 9 è prevista la “pre-Pontida”, appuntamento che precederà il confronto interno alla Lega
È proprio Palazzo Madama, però, a rappresentare il passaggio più complesso della riforma alla ripresa dei lavori. A pesare è anche quanto avvenuto alla Camera, dove il 14 luglio l’emendamento sulle preferenze sostenuto dal centrodestra è stato respinto con voto segreto per un solo voto, con 188 contrari e 187 favorevoli.
A rendere ancora più delicata la situazione è la coincidenza tra le tappe dell’iter della legge elettorale e quelle della crisi interna alla Lega. Il rischio è che il cosiddetto “Stabilicum” diventi il punto sul quale confluiscano le tensioni che durante l’estate hanno attraversato il Carroccio.
Il calendario parlamentare si intreccia quindi con quello della Lega. L’8 e il 9 settembre, alle Officine Farneto di Roma, è previsto l’incontro già definito all’interno del partito come la “pre-Pontida”, organizzato con l’obiettivo di ricomporre la frattura tra Matteo Salvini e il fronte del Nord.
Proprio il 9 settembre, mentre il partito sarà alle prese con le proprie divisioni interne, inizierà in Aula al Senato l’esame della legge elettorale. I lavori proseguiranno l’11 e il 14 settembre, mentre il 15 settembre, a partire dalle 10, sono previste le dichiarazioni di voto e la votazione conclusiva. È questo il calendario stabilito dalla Conferenza dei capigruppo prima della pausa estiva.
Cinque giorni più tardi sarà la volta di Pontida. È proprio il raduno del 20 settembre la scadenza indicata il 20 agosto da Massimiliano Romeo, intervenuto insieme ad Attilio Fontana alla Versiliana, come termine entro il quale trovare una soluzione alla crisi interna del partito.
«La Lega così non va», ha affermato il capogruppo al Senato e segretario lombardo, sostenendo insieme al governatore la necessità di una gestione maggiormente collegiale del partito. Romeo ha spiegato che una proposta è già stata sottoposta a Salvini e che si attende una sua risposta, chiedendo che una soluzione venga individuata prima del raduno sul pratone. Pontida è stata ufficialmente fissata dalla Lega per domenica 20 settembre.
Nessuno dei tre ha manifestato l’intenzione di votare contro la riforma. Tuttavia, la loro provenienza e il loro percorso elettorale assumono un significato particolare: tutti e tre provengono dal Nord e sono stati eletti nel 2022 attraverso un collegio uninominale.
Tosato è stato eletto a Verona, Pirovano a Bergamo e Pucciarelli alla Spezia. Si tratta proprio di collegi destinati a scomparire con la nuova legge. Il testo approvato dalla Camera prevede infatti l’eliminazione dei 142 collegi uninominali di Montecitorio e dei 67 del Senato, trasferendo i seggi nei collegi plurinominali. Il nuovo sistema si basa su una distribuzione proporzionale, accompagnata da un premio di governabilità destinato alla lista o alla coalizione che risulterà prima in entrambe le Camere e che raggiungerà almeno il 42% dei voti validi in ciascuna.
La questione non interessa esclusivamente i tre senatori della commissione. Anche Massimiliano Romeo, oggi tra i principali esponenti della contestazione alla linea di Salvini e presidente del gruppo leghista al Senato, è stato eletto nel 2022 nel collegio uninominale di Varese.
La coincidenza alimenta le preoccupazioni già presenti all’interno del Carroccio. Con il passaggio a un sistema proporzionale, la composizione delle liste e l’assegnazione delle posizioni diventerebbero infatti ancora più importanti per le possibilità di rielezione dei parlamentari. Secondo i dissidenti, questo meccanismo potrebbe aumentare il ruolo della segreteria nella scelta dei candidati e dei capilista.
Per questo appare difficile che il dissenso di singoli parlamentari possa da solo fermare la riforma. Più complesso sarebbe invece affrontare un malcontento esteso all’interno del gruppo, soprattutto mentre a guidarlo c’è Romeo e Salvini è chiamato a rispondere alle richieste dei dirigenti del Nord. La legge elettorale potrebbe così diventare il banco di prova pubblico della capacità del segretario di mantenere il controllo sui parlamentari della Lega.
In Aula, comunque, i numeri della maggioranza restano consistenti. Fratelli d’Italia dispone di 63 senatori, la Lega di 29, Forza Italia di 20 e il gruppo Civici d’Italia-Udc-Noi Moderati di 8. Alcune defezioni non basterebbero quindi, da sole, a far cadere il disegno di legge. Dopo il voto della Camera sulle preferenze, però, anche un nuovo segnale di malcontento potrebbe rappresentare un elemento di rischio.
Resta però da definire la questione dell’alternanza di genere. Nonostante le rassicurazioni di Antonio Tajani, soprattutto tra le parlamentari di Forza Italia persistono perplessità sull’intesa raggiunta al tavolo tecnico della maggioranza.
La richiesta rimane quella di estendere l’alternanza anche ai capilista, considerando che in diversi collegi potrebbero essere gli unici candidati ad avere una concreta certezza di elezione. Le perplessità, alla vigilia della ripresa dei lavori parlamentari, rischiano così di mettere nuovamente in discussione l’accordo.
Tra i parlamentari di Forza Italia, inoltre, la diffidenza nei confronti del ritorno delle preferenze resta presente, come emerso dall’ultima riunione del gruppo al Senato. Il segretario del partito sarebbe comunque convinto di poter ricompattare i suoi alla ripresa dei lavori. La questione, tuttavia, preoccupa la premier, perché alle tensioni interne alla Lega rischiano di sommarsi anche quelle, di natura differente, dell’altro principale alleato di governo.
Settembre decisivo per la legge elettorale, il voto al Senato si intreccia con le tensioni nella Lega
«Se devo fare una previsione, credo che supererà la discussione sulla legge elettorale». Dal Meeting di Rimini Francesco Lollobrigida cerca di ridimensionare i timori legati a un settembre che si annuncia particolarmente delicato per il governo. Il ministro dell’Agricoltura sottolinea che le leggi elettorali non devono servire a favorire una parte politica, ma consentire ai cittadini di scegliere chi dovrà governare e assicurare stabilità nel lungo periodo. Sulle questioni ancora da definire, Lollobrigida rimanda ai correttivi che saranno eventualmente decisi dal Senato.È proprio Palazzo Madama, però, a rappresentare il passaggio più complesso della riforma alla ripresa dei lavori. A pesare è anche quanto avvenuto alla Camera, dove il 14 luglio l’emendamento sulle preferenze sostenuto dal centrodestra è stato respinto con voto segreto per un solo voto, con 188 contrari e 187 favorevoli.
A rendere ancora più delicata la situazione è la coincidenza tra le tappe dell’iter della legge elettorale e quelle della crisi interna alla Lega. Il rischio è che il cosiddetto “Stabilicum” diventi il punto sul quale confluiscano le tensioni che durante l’estate hanno attraversato il Carroccio.
Dal Senato a Pontida, il calendario che mette in allerta il centrodestra
Il primo appuntamento è previsto per il 1° settembre alle ore 12, quando scadrà il termine per la presentazione degli emendamenti sia in commissione sia in Aula. Nel pomeriggio sono attese le repliche del relatore e del governo. Tra il 2 e il 4 settembre, con la possibilità di estendere i lavori anche a sabato 5, la commissione Affari costituzionali dovrebbe procedere con l’illustrazione e la votazione delle modifiche proposte.Il calendario parlamentare si intreccia quindi con quello della Lega. L’8 e il 9 settembre, alle Officine Farneto di Roma, è previsto l’incontro già definito all’interno del partito come la “pre-Pontida”, organizzato con l’obiettivo di ricomporre la frattura tra Matteo Salvini e il fronte del Nord.
Proprio il 9 settembre, mentre il partito sarà alle prese con le proprie divisioni interne, inizierà in Aula al Senato l’esame della legge elettorale. I lavori proseguiranno l’11 e il 14 settembre, mentre il 15 settembre, a partire dalle 10, sono previste le dichiarazioni di voto e la votazione conclusiva. È questo il calendario stabilito dalla Conferenza dei capigruppo prima della pausa estiva.
Cinque giorni più tardi sarà la volta di Pontida. È proprio il raduno del 20 settembre la scadenza indicata il 20 agosto da Massimiliano Romeo, intervenuto insieme ad Attilio Fontana alla Versiliana, come termine entro il quale trovare una soluzione alla crisi interna del partito.
«La Lega così non va», ha affermato il capogruppo al Senato e segretario lombardo, sostenendo insieme al governatore la necessità di una gestione maggiormente collegiale del partito. Romeo ha spiegato che una proposta è già stata sottoposta a Salvini e che si attende una sua risposta, chiedendo che una soluzione venga individuata prima del raduno sul pratone. Pontida è stata ufficialmente fissata dalla Lega per domenica 20 settembre.
Tre esponenti leghisti del Nord al centro del passaggio decisivo
La possibile sovrapposizione tra i due dossier emerge soprattutto nei primi giorni di settembre. Nella commissione Affari costituzionali, chiamata a esaminare e votare gli emendamenti, la Lega è rappresentata da Paolo Tosato, Daisy Pirovano e Stefania Pucciarelli.Nessuno dei tre ha manifestato l’intenzione di votare contro la riforma. Tuttavia, la loro provenienza e il loro percorso elettorale assumono un significato particolare: tutti e tre provengono dal Nord e sono stati eletti nel 2022 attraverso un collegio uninominale.
Tosato è stato eletto a Verona, Pirovano a Bergamo e Pucciarelli alla Spezia. Si tratta proprio di collegi destinati a scomparire con la nuova legge. Il testo approvato dalla Camera prevede infatti l’eliminazione dei 142 collegi uninominali di Montecitorio e dei 67 del Senato, trasferendo i seggi nei collegi plurinominali. Il nuovo sistema si basa su una distribuzione proporzionale, accompagnata da un premio di governabilità destinato alla lista o alla coalizione che risulterà prima in entrambe le Camere e che raggiungerà almeno il 42% dei voti validi in ciascuna.
La questione non interessa esclusivamente i tre senatori della commissione. Anche Massimiliano Romeo, oggi tra i principali esponenti della contestazione alla linea di Salvini e presidente del gruppo leghista al Senato, è stato eletto nel 2022 nel collegio uninominale di Varese.
La coincidenza alimenta le preoccupazioni già presenti all’interno del Carroccio. Con il passaggio a un sistema proporzionale, la composizione delle liste e l’assegnazione delle posizioni diventerebbero infatti ancora più importanti per le possibilità di rielezione dei parlamentari. Secondo i dissidenti, questo meccanismo potrebbe aumentare il ruolo della segreteria nella scelta dei candidati e dei capilista.
I numeri in commissione e il rischio di un altro incidente
Anche i numeri della commissione meritano attenzione. I componenti sono 21 e, sulla carta, il centrodestra dispone di 12 voti, distribuiti tra Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e Noi Moderati. Con due eventuali senatori leghisti contrari, se gli altri gruppi restassero compatti e tutti i componenti fossero presenti, la maggioranza potrebbe quindi essere battuta. Esiste però una possibilità di intervento: il regolamento del Senato permette a ciascun gruppo di sostituire i propri rappresentanti in commissione per uno specifico provvedimento o anche per una singola seduta.Per questo appare difficile che il dissenso di singoli parlamentari possa da solo fermare la riforma. Più complesso sarebbe invece affrontare un malcontento esteso all’interno del gruppo, soprattutto mentre a guidarlo c’è Romeo e Salvini è chiamato a rispondere alle richieste dei dirigenti del Nord. La legge elettorale potrebbe così diventare il banco di prova pubblico della capacità del segretario di mantenere il controllo sui parlamentari della Lega.
In Aula, comunque, i numeri della maggioranza restano consistenti. Fratelli d’Italia dispone di 63 senatori, la Lega di 29, Forza Italia di 20 e il gruppo Civici d’Italia-Udc-Noi Moderati di 8. Alcune defezioni non basterebbero quindi, da sole, a far cadere il disegno di legge. Dopo il voto della Camera sulle preferenze, però, anche un nuovo segnale di malcontento potrebbe rappresentare un elemento di rischio.
Restano le perplessità di Forza Italia sulle preferenze
L’altro punto ancora da chiarire riguarda le preferenze, che non sono presenti nel testo approvato dalla Camera dopo la bocciatura dell’emendamento del 14 luglio. Prima della pausa estiva, i rappresentanti del centrodestra hanno comunque raggiunto un’intesa di massima, che dovrà essere trasformata entro il 1° settembre in una proposta condivisa. L’ipotesi discussa prevede il mantenimento del capolista bloccato e la possibilità di esprimere fino a tre preferenze tra i candidati già indicati sulla scheda.Resta però da definire la questione dell’alternanza di genere. Nonostante le rassicurazioni di Antonio Tajani, soprattutto tra le parlamentari di Forza Italia persistono perplessità sull’intesa raggiunta al tavolo tecnico della maggioranza.
La richiesta rimane quella di estendere l’alternanza anche ai capilista, considerando che in diversi collegi potrebbero essere gli unici candidati ad avere una concreta certezza di elezione. Le perplessità, alla vigilia della ripresa dei lavori parlamentari, rischiano così di mettere nuovamente in discussione l’accordo.
Tra i parlamentari di Forza Italia, inoltre, la diffidenza nei confronti del ritorno delle preferenze resta presente, come emerso dall’ultima riunione del gruppo al Senato. Il segretario del partito sarebbe comunque convinto di poter ricompattare i suoi alla ripresa dei lavori. La questione, tuttavia, preoccupa la premier, perché alle tensioni interne alla Lega rischiano di sommarsi anche quelle, di natura differente, dell’altro principale alleato di governo.

