Clima teso a Sala Consilina alla vigilia del referendum nazionale, con un nuovo fronte di polemica legato alla composizione dei seggi elettorali. Al centro della contestazione vi sarebbe un esposto – già presentato o in fase di formalizzazione – relativo alla nomina di alcuni presidenti di seggio, indicati come legati da rapporti di parentela con il responsabile dell’Ufficio elettorale comunale come riportato dal quotidiano Il Mattino oggi in edicola.
Nel comune valdianese risultano attivi tredici seggi, ciascuno con un proprio presidente. Tra questi, solo due sarebbero stati selezionati in virtù di incarichi già ricoperti presso uffici giudiziari, una condizione che consente una sorta di priorità nella nomina. Le perplessità riguarderebbero invece altri nominativi, in parte già impiegati in precedenti tornate elettorali, circostanza che – secondo i segnalanti – limiterebbe il ricambio e la possibilità di accesso ad altri candidati iscritti negli elenchi.
Al momento non risultano fascicoli aperti né attività investigative in corso. La vicenda resta quindi confinata a un piano politico-amministrativo, alimentando il dibattito locale più sul terreno dell’opportunità e della trasparenza che su quello della legittimità giuridica.
L’episodio si innesta in un contesto già caratterizzato da tensioni istituzionali. Nelle ultime settimane, infatti, nel dibattito cittadino sono emerse altre questioni amministrative, tra cui una variazione di bilancio finita al centro di verifiche e discussioni sulla correttezza dell’iter procedurale seguito in giunta e in consiglio comunale.
Seggi elettorali, polemica a Sala Consilina
La questione si inserisce in un contesto normativo ben definito: la designazione dei presidenti di seggio è competenza della Corte d’Appello e non degli enti locali o della politica territoriale. Un elemento che, sul piano formale, esclude responsabilità dirette dell’amministrazione comunale. Tuttavia, secondo quanto emerge dalle segnalazioni, la presenza di tre presidenti accomunati da vincoli familiari con una figura chiave dell’organizzazione elettorale locale avrebbe sollevato dubbi sull’opportunità delle scelte effettuate.Nel comune valdianese risultano attivi tredici seggi, ciascuno con un proprio presidente. Tra questi, solo due sarebbero stati selezionati in virtù di incarichi già ricoperti presso uffici giudiziari, una condizione che consente una sorta di priorità nella nomina. Le perplessità riguarderebbero invece altri nominativi, in parte già impiegati in precedenti tornate elettorali, circostanza che – secondo i segnalanti – limiterebbe il ricambio e la possibilità di accesso ad altri candidati iscritti negli elenchi.
Al momento non risultano fascicoli aperti né attività investigative in corso. La vicenda resta quindi confinata a un piano politico-amministrativo, alimentando il dibattito locale più sul terreno dell’opportunità e della trasparenza che su quello della legittimità giuridica.
L’episodio si innesta in un contesto già caratterizzato da tensioni istituzionali. Nelle ultime settimane, infatti, nel dibattito cittadino sono emerse altre questioni amministrative, tra cui una variazione di bilancio finita al centro di verifiche e discussioni sulla correttezza dell’iter procedurale seguito in giunta e in consiglio comunale.

