Si riapre il fronte giudiziario per il sindaco di Scafati, Pasquale Aliberti. I magistrati della Corte di Cassazione hanno infatti dato il via libera al ricorso presentato dalla Procura di Salerno, annullando la precedente decisione e imponendo la celebrazione di un nuovo processo di secondo grado davanti a una differente sezione della Corte d'Appello come riportato dall'edizione odierna del quotidiano Il Mattino.
La mossa della Procura punta a ribaltare il verdetto del Tribunale di Nocera Inferiore, che in primo grado aveva scagionato il primo cittadino e altri cinque coimputati eccellenti. Tra i soggetti precedentemente assolti figurano la consorte del sindaco, Monica Paolino, il fratello Aniello Aliberti, l'ex collaboratore municipale Giovanni Cozzolino, l'ex vertice della municipalizzata Acse Ciro Petrucci e l'ex componente del Consiglio comunale Roberto Barchiesi. Tutti erano finiti sul banco degli imputati con la pesante accusa di scambio elettorale politico-mafioso.
L'impianto accusatorio, coordinato dalla Direzione distrettuale antimafia di Salerno, ruotava attorno a un presunto patto di mutuo soccorso siglato tra gli esponenti della cosca criminale Loreto-Ridosso e i vertici di Palazzo di Città in occasione delle elezioni amministrative del 2013 e delle successive consultazioni regionali del 2015.
Nel sentenziare l'assoluzione, il collegio giudicante di primo grado aveva bollato come fumose e prive di riscontri oggettivi le dichiarazioni fornite dai collaboratori di giustizia, escludendo l'esistenza di un reale legame tra i clan del territorio e l'entourage del sindaco. Adesso, l'accoglimento del ricorso da parte della Suprema Corte costringerà i magistrati di secondo grado a riesaminare da zero tutto il materiale probatorio raccolto dagli investigatori.
Scafati, ribaltone Cassazione su Pasquale Aliberti
La decisione degli ermellini, le cui motivazioni dettagliate verranno rese note soltanto nei prossimi mesi, giunge dopo che i giudici d'appello avevano inizialmente bollato come inammissibile il ricorso dell'accusa per un vizio di forma, legato al deposito dell'atto in modalità esclusivamente cartacea anziché per via telematica.La mossa della Procura punta a ribaltare il verdetto del Tribunale di Nocera Inferiore, che in primo grado aveva scagionato il primo cittadino e altri cinque coimputati eccellenti. Tra i soggetti precedentemente assolti figurano la consorte del sindaco, Monica Paolino, il fratello Aniello Aliberti, l'ex collaboratore municipale Giovanni Cozzolino, l'ex vertice della municipalizzata Acse Ciro Petrucci e l'ex componente del Consiglio comunale Roberto Barchiesi. Tutti erano finiti sul banco degli imputati con la pesante accusa di scambio elettorale politico-mafioso.
L'impianto accusatorio, coordinato dalla Direzione distrettuale antimafia di Salerno, ruotava attorno a un presunto patto di mutuo soccorso siglato tra gli esponenti della cosca criminale Loreto-Ridosso e i vertici di Palazzo di Città in occasione delle elezioni amministrative del 2013 e delle successive consultazioni regionali del 2015.
Nel sentenziare l'assoluzione, il collegio giudicante di primo grado aveva bollato come fumose e prive di riscontri oggettivi le dichiarazioni fornite dai collaboratori di giustizia, escludendo l'esistenza di un reale legame tra i clan del territorio e l'entourage del sindaco. Adesso, l'accoglimento del ricorso da parte della Suprema Corte costringerà i magistrati di secondo grado a riesaminare da zero tutto il materiale probatorio raccolto dagli investigatori.

