La Corte d’Appello di Salerno ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla Procura contro la sentenza di assoluzione pronunciata dal Tribunale di Nocera Inferiore nel processo che vedeva tra gli imputati il sindaco di Scafati Pasquale Aliberti.
La decisione riguarda anche la moglie del primo cittadino, Monica Paolino, il fratello Aniello Aliberti, l’ex componente dello staff comunale Giovanni Cozzolino, l’ex vicepresidente dell’Acse Ciro Petrucci e l’ex consigliere comunale Roberto Barchiesi come riportato dal quotidiano Il Mattino oggi in edicola.
Il pronunciamento, formalizzato nei giorni scorsi e già anticipato lo scorso 2 marzo, di fatto conferma la sentenza emessa in primo grado dal Tribunale di Nocera Inferiore, che il 13 novembre 2024 aveva assolto tutti gli imputati con la formula “perché il fatto non sussiste”. Di conseguenza non si aprirà un nuovo processo di secondo grado e resta valido il verdetto già pronunciato.
Nelle motivazioni, la Corte d’Appello richiama le norme più recenti in materia di processo penale telematico e sottolinea che l’applicazione rigorosa delle procedure non rappresenta un mero formalismo. Secondo i giudici, si tratta piuttosto dell’attuazione delle disposizioni introdotte dalla riforma della giustizia che punta a rendere più efficiente il sistema giudiziario e a ridurre i tempi dei procedimenti.
Il procedimento giudiziario trae origine dall’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Salerno denominata “Sarastra”. L’indagine ipotizzava l’esistenza di un accordo tra esponenti del clan Loreto-Ridosso e alcuni rappresentanti della politica locale nel territorio di Scafati. Secondo la ricostruzione degli investigatori, il presunto patto avrebbe riguardato le elezioni comunali del 2013 e sarebbe stato successivamente rinnovato in occasione delle elezioni regionali del 2015.
Il Tribunale di Nocera Inferiore, al termine del dibattimento, aveva però escluso la sussistenza delle accuse, ritenendo non attendibili le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia e giudicandole generiche e prive di riscontri concreti. Nella sentenza di primo grado era stata inoltre evidenziata l’assenza di prove relative alla promessa o alla concessione di appalti, favori o altre utilità al clan in cambio di un presunto sostegno elettorale.
Nonostante la decisione assolutoria, la Procura aveva impugnato la sentenza chiedendo alla Corte d’Appello di rivalutare le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Alfonso Loreto e Romolo Ridosso. I pubblici ministeri avevano inoltre chiesto di acquisire la testimonianza di Luigi Ridosso, coinvolto in un procedimento connesso, nel tentativo di rafforzare l’ipotesi investigativa secondo cui l’accordo politico-mafioso sarebbe stato effettivamente stipulato.
Con la dichiarazione di inammissibilità dell’appello, tuttavia, la vicenda giudiziaria resta ferma al verdetto di primo grado. La Procura di Salerno, dopo il deposito delle motivazioni della Corte, potrà ora valutare l’eventuale presentazione di un ricorso in Cassazione per contestare la decisione.
La decisione riguarda anche la moglie del primo cittadino, Monica Paolino, il fratello Aniello Aliberti, l’ex componente dello staff comunale Giovanni Cozzolino, l’ex vicepresidente dell’Acse Ciro Petrucci e l’ex consigliere comunale Roberto Barchiesi come riportato dal quotidiano Il Mattino oggi in edicola.
Scafati, appello respinto: resta l’assoluzione per il sindaco Aliberti
Secondo quanto stabilito dai giudici, l’atto di appello non è stato presentato nel rispetto delle modalità previste dalla normativa vigente. In particolare, la Procura avrebbe depositato il ricorso esclusivamente in formato cartaceo senza procedere anche al deposito telematico, come richiesto dalle disposizioni sul processo penale digitale. Proprio questo aspetto procedurale ha portato la Corte a dichiarare l’inammissibilità dell’impugnazione.Il pronunciamento, formalizzato nei giorni scorsi e già anticipato lo scorso 2 marzo, di fatto conferma la sentenza emessa in primo grado dal Tribunale di Nocera Inferiore, che il 13 novembre 2024 aveva assolto tutti gli imputati con la formula “perché il fatto non sussiste”. Di conseguenza non si aprirà un nuovo processo di secondo grado e resta valido il verdetto già pronunciato.
Nelle motivazioni, la Corte d’Appello richiama le norme più recenti in materia di processo penale telematico e sottolinea che l’applicazione rigorosa delle procedure non rappresenta un mero formalismo. Secondo i giudici, si tratta piuttosto dell’attuazione delle disposizioni introdotte dalla riforma della giustizia che punta a rendere più efficiente il sistema giudiziario e a ridurre i tempi dei procedimenti.
Il procedimento giudiziario trae origine dall’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Salerno denominata “Sarastra”. L’indagine ipotizzava l’esistenza di un accordo tra esponenti del clan Loreto-Ridosso e alcuni rappresentanti della politica locale nel territorio di Scafati. Secondo la ricostruzione degli investigatori, il presunto patto avrebbe riguardato le elezioni comunali del 2013 e sarebbe stato successivamente rinnovato in occasione delle elezioni regionali del 2015.
Il Tribunale di Nocera Inferiore, al termine del dibattimento, aveva però escluso la sussistenza delle accuse, ritenendo non attendibili le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia e giudicandole generiche e prive di riscontri concreti. Nella sentenza di primo grado era stata inoltre evidenziata l’assenza di prove relative alla promessa o alla concessione di appalti, favori o altre utilità al clan in cambio di un presunto sostegno elettorale.
Nonostante la decisione assolutoria, la Procura aveva impugnato la sentenza chiedendo alla Corte d’Appello di rivalutare le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Alfonso Loreto e Romolo Ridosso. I pubblici ministeri avevano inoltre chiesto di acquisire la testimonianza di Luigi Ridosso, coinvolto in un procedimento connesso, nel tentativo di rafforzare l’ipotesi investigativa secondo cui l’accordo politico-mafioso sarebbe stato effettivamente stipulato.
Con la dichiarazione di inammissibilità dell’appello, tuttavia, la vicenda giudiziaria resta ferma al verdetto di primo grado. La Procura di Salerno, dopo il deposito delle motivazioni della Corte, potrà ora valutare l’eventuale presentazione di un ricorso in Cassazione per contestare la decisione.

