Un tratto di spiaggia è stato sottoposto a sequestro per materiale non idoneo destinato al ripascimento a Cetara. Questo intervento rientra in un'attività investigativa complessa condotta a seguito di verifiche effettuate dalla Capitaneria di Porto.
L'indagine si è concentrata sull'analisi della conformità dei materiali impiegati con le disposizioni tecniche prescritte nei permessi autorizzativi. Questi richiedevano che i sedimenti utilizzati per il ripascimento fossero pienamente compatibili con quelli naturali dell'arenile, tenendo conto degli aspetti cromatici, granulometrici e sedimentologici.
Le analisi tecniche svolte dall'ARPAC e le consulenze specialistiche disposte da questo ufficio hanno messo in evidenza una significativa difformità tra il materiale portato e quello naturalmente presente sull’arenile. Dal confronto è emersa una notevole differenza cromatica, con i materiali provenienti dalla cava caratterizzati da tonalità molto più chiare rispetto ai sedimenti nativi. Inoltre, sono state rilevate incongruenze nelle classi granulometriche, determinando una sostanziale incompatibilità geomorfologica.
Queste discrepanze non si limitano a un semplice problema estetico. È stato riscontrato che tali materiali potrebbero compromettere l'equilibrio dell'ecosistema marino-costiero e alterare la struttura fisica della spiaggia. Ciò è dovuto anche alla presenza di frammenti litici subangolosi e particelle fini soggette a dispersione nell'ambiente. Ulteriori verifiche hanno evidenziato fenomeni di compattazione e cementificazione del materiale depositato, con conseguenti alterazioni delle caratteristiche tipiche della sabbia naturale, che potrebbero evolvere in una consolidazione innaturale dell'arenile.
Proseguendo con l'attività investigativa, è emerso che il progetto di ripascimento adottato dall'Amministrazione comunale di Cetara, se portato a termine nelle modalità ipotizzate, avrebbe potuto avere effetti irreversibili sulla morfologia e funzionalità della spiaggia. Un simile intervento avrebbe potenzialmente danneggiato l'ecosistema marino-costiero della Costiera Amalfitana stessa, un territorio rinomato per il suo immenso valore naturale e paesaggistico.
Sulla base delle prove raccolte fino a questo momento, sono stati ipotizzati reati relativi alla tutela paesaggistico-ambientale, tra cui il danneggiamento del patrimonio culturale e paesaggistico, la distruzione o deturpamento di bellezze naturali e altre violazioni delle norme paesaggistiche.
Il decreto di sequestro è stato confermato dal Giudice per le Indagini Preliminari (GIP), che ha ravvisato sufficienti elementi per sostenere la presenza delle condizioni di "fumus boni iuris" e "periculum in mora" nelle ipotesi di reato relative alla distruzione e al deturpamento delle bellezze naturali, nonché alle opere realizzate senza o in difformità dalle necessarie autorizzazioni paesaggistiche. Tuttavia, al momento non è stata ritenuta applicabile l'accusa di danneggiamento del patrimonio culturale.
Si ricorda che l'intero procedimento si trova ancora nella fase delle indagini preliminari. Il provvedimento cautelare può essere oggetto di impugnazione e le accuse mosse non rappresentano un giudizio definitivo di responsabilità. Ogni eventuale responsabilità sarà valutata dagli organi giudiziari competenti nel prosieguo delle indagini.
Questo comunicato è pubblicato sul sito dell'ufficio nella sezione dedicata alle comunicazioni ufficiali e, vista la rilevanza delle indagini in corso, anche sulla home page del sito web istituzionale.
Ripascimento a Cetara, materiale non idoneo: scatta il sequestro della spiaggia
A Cetara, lo scorso 10 giugno 2026,è stato eseguito un decreto di sequestro preventivo d'urgenza relativo al materiale destinato al ripascimento della spiaggia, proveniente da cava terrestre e già stoccato presso l'arenile di Largo Marina. Questo intervento rientra in un'attività investigativa complessa condotta a seguito di verifiche effettuate dalla Capitaneria di Porto - Guardia Costiera di Salerno. Tali accertamenti riguardano i lavori di riqualificazione dell'area portuale, con particolare riferimento all'ampliamento della spiaggia attraverso l'uso di materiali esterni prodotti dalla frantumazione di rocce estratte in cava.L'indagine si è concentrata sull'analisi della conformità dei materiali impiegati con le disposizioni tecniche prescritte nei permessi autorizzativi. Questi richiedevano che i sedimenti utilizzati per il ripascimento fossero pienamente compatibili con quelli naturali dell'arenile, tenendo conto degli aspetti cromatici, granulometrici e sedimentologici.
Le analisi tecniche svolte dall'ARPAC e le consulenze specialistiche disposte da questo ufficio hanno messo in evidenza una significativa difformità tra il materiale portato e quello naturalmente presente sull’arenile. Dal confronto è emersa una notevole differenza cromatica, con i materiali provenienti dalla cava caratterizzati da tonalità molto più chiare rispetto ai sedimenti nativi. Inoltre, sono state rilevate incongruenze nelle classi granulometriche, determinando una sostanziale incompatibilità geomorfologica.
Queste discrepanze non si limitano a un semplice problema estetico. È stato riscontrato che tali materiali potrebbero compromettere l'equilibrio dell'ecosistema marino-costiero e alterare la struttura fisica della spiaggia. Ciò è dovuto anche alla presenza di frammenti litici subangolosi e particelle fini soggette a dispersione nell'ambiente. Ulteriori verifiche hanno evidenziato fenomeni di compattazione e cementificazione del materiale depositato, con conseguenti alterazioni delle caratteristiche tipiche della sabbia naturale, che potrebbero evolvere in una consolidazione innaturale dell'arenile.
Proseguendo con l'attività investigativa, è emerso che il progetto di ripascimento adottato dall'Amministrazione comunale di Cetara, se portato a termine nelle modalità ipotizzate, avrebbe potuto avere effetti irreversibili sulla morfologia e funzionalità della spiaggia. Un simile intervento avrebbe potenzialmente danneggiato l'ecosistema marino-costiero della Costiera Amalfitana stessa, un territorio rinomato per il suo immenso valore naturale e paesaggistico.
Sulla base delle prove raccolte fino a questo momento, sono stati ipotizzati reati relativi alla tutela paesaggistico-ambientale, tra cui il danneggiamento del patrimonio culturale e paesaggistico, la distruzione o deturpamento di bellezze naturali e altre violazioni delle norme paesaggistiche.
Il decreto di sequestro è stato confermato dal Giudice per le Indagini Preliminari (GIP), che ha ravvisato sufficienti elementi per sostenere la presenza delle condizioni di "fumus boni iuris" e "periculum in mora" nelle ipotesi di reato relative alla distruzione e al deturpamento delle bellezze naturali, nonché alle opere realizzate senza o in difformità dalle necessarie autorizzazioni paesaggistiche. Tuttavia, al momento non è stata ritenuta applicabile l'accusa di danneggiamento del patrimonio culturale.
Si ricorda che l'intero procedimento si trova ancora nella fase delle indagini preliminari. Il provvedimento cautelare può essere oggetto di impugnazione e le accuse mosse non rappresentano un giudizio definitivo di responsabilità. Ogni eventuale responsabilità sarà valutata dagli organi giudiziari competenti nel prosieguo delle indagini.
Questo comunicato è pubblicato sul sito dell'ufficio nella sezione dedicata alle comunicazioni ufficiali e, vista la rilevanza delle indagini in corso, anche sulla home page del sito web istituzionale.

