Odissea al Pronto Soccorso dell'ospedale Ruggi di Salerno dove una donna anziana è bloccata su una barella da lunedì 15 giugno: "Operatori lasciati soli". Lo riporta SalernoToday.
Si sta consumando una situazione di grave impasse organizzativo presso il Pronto Soccorso dell’Azienda ospedaliera universitaria San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona di Salerno. Maria Clara De Nicolo, 72 anni, è bloccata su una barella da lunedì 15 giugno alle 19.La donna, recatasi in ospedale in condizioni di emergenza per una grave occlusione intestinale e una severa crisi elettrolitica, è stata stabilizzata e presa in carico dai medici di turno, che hanno disposto un ricovero urgente. Tuttavia, da quel momento, la situazione si è trasformata in un lungo e forzato stallo.
I familiari della donna hanno denunciato la gravità del caso attraverso una nota stampa, sottolineando che dopo oltre 48 ore la paziente è ancora su una lettiga del Pronto Soccorso, in uno stato di profondo disagio e nel contesto inadatto a proseguire cure delicate. Oltre a esprimere preoccupazione per la sua salute, hanno messo in evidenza la condizione di estrema difficoltà del personale sanitario. Malgrado gli sforzi per gestire l’emergenza iniziale, medici e infermieri risulterebbero impotenti di fronte al blocco organizzativo attribuito al sistema di Bed Management e alla presunta immobilità della Direzione Medica.
In un gesto di protesta formale, questa mattina mercoledì 17 giugno, la famiglia ha inviato una diffida ufficiale. Nel documento si richiede un’immediata soluzione del problema per tutelare il diritto alla continuità delle cure. In caso contrario, sarà sporta denuncia per interruzione di pubblico servizio alle autorità competenti. I familiari hanno infine rivolto dure parole nei confronti delle inefficienze organizzative della rete ospedaliera, sottolineando come queste pesano gravemente sui pazienti più fragili e sui professionisti costretti a operare in condizioni estremamente critiche.
Odissea al Pronto Soccorso dell'ospedale Ruggi di Salerno, anziana in barella da lunedì 15 giugno: "Operatori lasciati soli"
La famiglia della paziente ha inviato una diffida formale tramite PEC alla Direzione Medica del Presidio e alla Direzione Generale, dichiarando che, senza un intervento immediato per garantire la continuità assistenziale, procederà a segnalare l'interruzione di pubblico servizio alle autorità competenti.Si sta consumando una situazione di grave impasse organizzativo presso il Pronto Soccorso dell’Azienda ospedaliera universitaria San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona di Salerno. Maria Clara De Nicolo, 72 anni, è bloccata su una barella da lunedì 15 giugno alle 19.La donna, recatasi in ospedale in condizioni di emergenza per una grave occlusione intestinale e una severa crisi elettrolitica, è stata stabilizzata e presa in carico dai medici di turno, che hanno disposto un ricovero urgente. Tuttavia, da quel momento, la situazione si è trasformata in un lungo e forzato stallo.
I familiari della donna hanno denunciato la gravità del caso attraverso una nota stampa, sottolineando che dopo oltre 48 ore la paziente è ancora su una lettiga del Pronto Soccorso, in uno stato di profondo disagio e nel contesto inadatto a proseguire cure delicate. Oltre a esprimere preoccupazione per la sua salute, hanno messo in evidenza la condizione di estrema difficoltà del personale sanitario. Malgrado gli sforzi per gestire l’emergenza iniziale, medici e infermieri risulterebbero impotenti di fronte al blocco organizzativo attribuito al sistema di Bed Management e alla presunta immobilità della Direzione Medica.
In un gesto di protesta formale, questa mattina mercoledì 17 giugno, la famiglia ha inviato una diffida ufficiale. Nel documento si richiede un’immediata soluzione del problema per tutelare il diritto alla continuità delle cure. In caso contrario, sarà sporta denuncia per interruzione di pubblico servizio alle autorità competenti. I familiari hanno infine rivolto dure parole nei confronti delle inefficienze organizzative della rete ospedaliera, sottolineando come queste pesano gravemente sui pazienti più fragili e sui professionisti costretti a operare in condizioni estremamente critiche.

