La Nasa ha messo in orbita il Nancy Grace Roman Space Telescope. Dalla materia oscura all’energia oscura, passando per la ricerca di oltre 100mila esopianeti: il nuovo osservatorio spaziale americano potrebbe cambiare profondamente il modo di studiare l’universo.
La missione di Roman sarà quella di realizzare una vastissima rappresentazione dell'universo e fornire agli scienziati nuovi strumenti per affrontare alcuni dei più grandi interrogativi della fisica contemporanea, compresi quelli legati alla materia oscura e all'energia oscura.
Il nome scelto è quello di Nancy Grace Roman, prima donna a diventare capo astronomo della Nasa e una delle personalità che hanno avuto un ruolo determinante nello sviluppo del telescopio Hubble. Per questo è stata a lungo indicata come la “madre di Hubble”.
Roman pesa circa 8.100 chilogrammi e ha dimensioni simili a quelle di un autobus turistico. La sua destinazione sarà il secondo punto di Lagrange del sistema Sole-Terra, situato a circa 1,5 milioni di chilometri dalla Terra. Per raggiungerlo serviranno più di tre mesi. Una volta arrivato, inizierà una complessa fase dedicata a verifiche, regolazioni e calibrazioni degli strumenti.
Nella stessa zona dello spazio opera anche il James Webb Space Telescope. La posizione offre condizioni particolarmente vantaggiose per l'osservazione dell'universo e consente ai telescopi di svolgere le proprie attività limitando il consumo di propellente.
Questo significa che Roman potrà immortalare con una singola osservazione un'area celeste che Hubble dovrebbe riprendere attraverso centinaia di immagini separate. La missione non punta dunque semplicemente a raggiungere oggetti più distanti, ma soprattutto a esaminare vastissime regioni cosmiche in modo molto più veloce ed efficiente.
Grazie a questa capacità, gli astronomi potranno analizzare come sono distribuite le galassie e seguire l'evoluzione dell'universo su dimensioni enormi.
Il telescopio proverà a ricostruirne la presenza osservando come la sua gravità altera il tragitto della luce emessa dalle galassie più remote, provocando distorsioni osservabili.
L'altro grande obiettivo sarà l'energia oscura, ancora avvolta nel mistero e collegata all'espansione accelerata dell'universo. Tra gli strumenti utilizzati per studiarla ci saranno le supernove di tipo Ia, esplosioni stellari caratterizzate da una luminosità prevedibile che consente agli astronomi di utilizzarle come riferimenti per determinare le distanze nell'universo.
Un catalogo molto più ampio di queste supernove permetterà di ottenere dati più precisi sull'espansione cosmica nel corso delle diverse epoche e sul possibile ruolo svolto dall'energia oscura.
Tra i metodi impiegati ci sarà quello dei transiti: un pianeta può essere individuato rilevando la lieve diminuzione della luminosità della stella che si verifica quando il corpo celeste passa davanti ad essa.
Un secondo strumento sarà il microlensing gravitazionale, che permette di identificare anche pianeti molto lontani attraverso le piccole variazioni nella luce delle stelle causate dall'azione gravitazionale del sistema planetario.
Roman metterà inoltre alla prova una tecnologia capace di schermare la luce abbagliante delle stelle, con l'obiettivo di rendere direttamente osservabili i pianeti che le circondano. Un approccio che potrebbe ampliare considerevolmente le possibilità di analizzare i mondi presenti oltre i confini del Sistema solare.
Le immagini e i dati raccolti consentiranno di realizzare una delle rappresentazioni più complete dell'universo mai ottenute, permettendo di studiare contemporaneamente galassie, stelle, pianeti e trasformazioni cosmiche.
Roman non sarà dunque soltanto il successore di Hubble. La sua missione nasce per osservare il cosmo secondo una prospettiva differente: molto più estesa, rapida e organizzata, con l'ambizione di far luce su alcuni dei fenomeni dell'universo che ancora oggi restano senza una spiegazione definitiva.
La Nasa porta in orbita il telescopio Roman: alla scoperta dei misteri del cosmo
La Nasa ha messo in orbita il Nancy Grace Roman Space Telescope, il nuovo osservatorio progettato per esplorare il cosmo con una capacità di osservazione senza precedenti. Il lancio è avvenuto alle 7.26 ora locale dalla base di Cape Canaveral, in Florida, utilizzando un Falcon Heavy di SpaceX.La missione di Roman sarà quella di realizzare una vastissima rappresentazione dell'universo e fornire agli scienziati nuovi strumenti per affrontare alcuni dei più grandi interrogativi della fisica contemporanea, compresi quelli legati alla materia oscura e all'energia oscura.
Dall'intelligence all'astronomia
La vicenda del telescopio è tutt'altro che ordinaria. Il progetto, infatti, non era nato originariamente per scopi astronomici, ma per il National Reconnaissance Office, l'ente americano incaricato di gestire i satelliti destinati alle attività di intelligence. Successivamente il programma è passato alla Nasa, che ne ha modificato la destinazione trasformandolo in un sofisticato osservatorio spaziale.Il nome scelto è quello di Nancy Grace Roman, prima donna a diventare capo astronomo della Nasa e una delle personalità che hanno avuto un ruolo determinante nello sviluppo del telescopio Hubble. Per questo è stata a lungo indicata come la “madre di Hubble”.
Roman pesa circa 8.100 chilogrammi e ha dimensioni simili a quelle di un autobus turistico. La sua destinazione sarà il secondo punto di Lagrange del sistema Sole-Terra, situato a circa 1,5 milioni di chilometri dalla Terra. Per raggiungerlo serviranno più di tre mesi. Una volta arrivato, inizierà una complessa fase dedicata a verifiche, regolazioni e calibrazioni degli strumenti.
Nella stessa zona dello spazio opera anche il James Webb Space Telescope. La posizione offre condizioni particolarmente vantaggiose per l'osservazione dell'universo e consente ai telescopi di svolgere le proprie attività limitando il consumo di propellente.
Una visuale cento volte superiore a quella di Hubble
La caratteristica che distingue maggiormente Roman è l'ampiezza della porzione di cielo osservabile. La qualità delle immagini sarà simile a quella ottenuta da Hubble, ma il campo visivo sarà almeno cento volte più esteso.Questo significa che Roman potrà immortalare con una singola osservazione un'area celeste che Hubble dovrebbe riprendere attraverso centinaia di immagini separate. La missione non punta dunque semplicemente a raggiungere oggetti più distanti, ma soprattutto a esaminare vastissime regioni cosmiche in modo molto più veloce ed efficiente.
Grazie a questa capacità, gli astronomi potranno analizzare come sono distribuite le galassie e seguire l'evoluzione dell'universo su dimensioni enormi.
Alla ricerca di materia ed energia oscura
Tra le priorità scientifiche di Roman figura lo studio della materia oscura, una componente che non emette né riflette luce e che quindi non può essere osservata direttamente. La sua esistenza viene tuttavia dedotta dagli effetti gravitazionali esercitati sulla materia che possiamo vedere.Il telescopio proverà a ricostruirne la presenza osservando come la sua gravità altera il tragitto della luce emessa dalle galassie più remote, provocando distorsioni osservabili.
L'altro grande obiettivo sarà l'energia oscura, ancora avvolta nel mistero e collegata all'espansione accelerata dell'universo. Tra gli strumenti utilizzati per studiarla ci saranno le supernove di tipo Ia, esplosioni stellari caratterizzate da una luminosità prevedibile che consente agli astronomi di utilizzarle come riferimenti per determinare le distanze nell'universo.
Un catalogo molto più ampio di queste supernove permetterà di ottenere dati più precisi sull'espansione cosmica nel corso delle diverse epoche e sul possibile ruolo svolto dall'energia oscura.
Una nuova caccia agli esopianeti
Roman avrà anche un compito importante nella ricerca dei pianeti che orbitano intorno a stelle diverse dal Sole. Gli esopianeti già confermati sono più di 6.000, ma la nuova missione punta a individuarne oltre 100mila.Tra i metodi impiegati ci sarà quello dei transiti: un pianeta può essere individuato rilevando la lieve diminuzione della luminosità della stella che si verifica quando il corpo celeste passa davanti ad essa.
Un secondo strumento sarà il microlensing gravitazionale, che permette di identificare anche pianeti molto lontani attraverso le piccole variazioni nella luce delle stelle causate dall'azione gravitazionale del sistema planetario.
Roman metterà inoltre alla prova una tecnologia capace di schermare la luce abbagliante delle stelle, con l'obiettivo di rendere direttamente osservabili i pianeti che le circondano. Un approccio che potrebbe ampliare considerevolmente le possibilità di analizzare i mondi presenti oltre i confini del Sistema solare.
Una mole enorme di informazioni
L'attività di un osservatorio di queste dimensioni comporterà la produzione di una quantità straordinaria di dati. Ogni giorno Roman dovrebbe inviare verso la Terra circa 1,4 terabyte di informazioni, attraverso un'antenna ad alto guadagno delle dimensioni simili a quelle di un frigorifero.Le immagini e i dati raccolti consentiranno di realizzare una delle rappresentazioni più complete dell'universo mai ottenute, permettendo di studiare contemporaneamente galassie, stelle, pianeti e trasformazioni cosmiche.
Roman non sarà dunque soltanto il successore di Hubble. La sua missione nasce per osservare il cosmo secondo una prospettiva differente: molto più estesa, rapida e organizzata, con l'ambizione di far luce su alcuni dei fenomeni dell'universo che ancora oggi restano senza una spiegazione definitiva.

