Napoli si scopre una delle città più vulnerabili d'Italia di fronte all'avanzata dell'emergenza climatica. Mentre la penisola si appresta a subire la seconda violenta ondata di calore in meno di un mese, il nuovo e allarmante rapporto di Greenpeace Italia intitolato "L’estate che scotta" accende i riflettori sul capoluogo campano, rivelando che ben il 92% dei residenti della città vive in aree strutturalmente esposte a intense o molto intense isole di calore urbane.
Un dato critico che colloca Napoli maglia nera in Italia insieme a Torino (al 98%) e nettamente più a rischio rispetto a Roma (ferma al 40%).
A livello nazionale, la quota di giornate estive caratterizzate da uno stress termico oltre la soglia critica dei 32°C di temperatura media percepita — livello in cui l'organismo entra in forte sofferenza mettendo a serio rischio la salute — è drammaticamente schizzata, passando dal 39% registrato nel decennio 1991-2000 a un soffocante 62% stimato per il quinquennio 2021-2025. Nell'estate del 2025, le temperature massime registrate sulle superfici di metà dei capoluoghi italiani hanno superato i 40°C, con picchi oltre i 44°C a Roma, Torino e Cagliari, esponendo complessivamente 8,2 milioni di cittadini a contesti invivibili.
A pagare il prezzo più alto di questa vera e propria emergenza sanitaria sono le fasce sociali più fragili della popolazione napoletana. Nei quartieri più densamente popolati e privi di polmoni verdi, lo stress da afa estrema minaccia direttamente i bambini sotto i 5 anni, gli anziani sopra i 74 anni, i lavoratori costretti a turni prolungati all'aperto, i senzatetto e chi vive in abitazioni non isolate o sprovviste di impianti di climatizzazione.
«Per far fronte al problema del caldo estremo in città e ai suoi impatti sulla salute delle persone, dobbiamo anzitutto ridurre le emissioni e al contempo concentrarci sugli interventi di adattamento e prevenzione», ha dichiarato Federico Spadini, campaigner Clima di Greenpeace Italia, puntando il dito contro le grandi aziende fossili che continuano a investire in petrolio e gas pur di massimizzare i profitti, scaricando i costi ambientali sulla collettività. Alla luce dei dati emersi, Greenpeace ha rivolto un appello urgente al governo italiano affinché introduca una tassazione straordinaria sui profitti dei colossi dei combustibili fossili, impiegando le risorse per piani di transizione energetica e per la protezione delle comunità locali, fissando l'addio definitivo al gas entro il 2035.
Un dato critico che colloca Napoli maglia nera in Italia insieme a Torino (al 98%) e nettamente più a rischio rispetto a Roma (ferma al 40%).
Napoli bollente, il 92% dei napoletani vive in quartieri-trappola
Lo studio dell'associazione ambientalista, elaborato incrociando i dati forniti dai ricercatori ISTAT Stefano Tersigni e Alessandro Cimbelli, fotografa gli effetti reali della cementificazione e della scarsità di aree verdi all'interno dei quartieri. Il fenomeno delle isole di calore è generato dalla massiccia presenza di asfalto ed edifici che assorbono e trattengono la radiazione solare, impedendo la ventilazione e rendendo le temperature delle superfici fisiche cittadine drasticamente più elevate rispetto alle aree rurali ed extraurbane circostanti.A livello nazionale, la quota di giornate estive caratterizzate da uno stress termico oltre la soglia critica dei 32°C di temperatura media percepita — livello in cui l'organismo entra in forte sofferenza mettendo a serio rischio la salute — è drammaticamente schizzata, passando dal 39% registrato nel decennio 1991-2000 a un soffocante 62% stimato per il quinquennio 2021-2025. Nell'estate del 2025, le temperature massime registrate sulle superfici di metà dei capoluoghi italiani hanno superato i 40°C, con picchi oltre i 44°C a Roma, Torino e Cagliari, esponendo complessivamente 8,2 milioni di cittadini a contesti invivibili.
A pagare il prezzo più alto di questa vera e propria emergenza sanitaria sono le fasce sociali più fragili della popolazione napoletana. Nei quartieri più densamente popolati e privi di polmoni verdi, lo stress da afa estrema minaccia direttamente i bambini sotto i 5 anni, gli anziani sopra i 74 anni, i lavoratori costretti a turni prolungati all'aperto, i senzatetto e chi vive in abitazioni non isolate o sprovviste di impianti di climatizzazione.
«Per far fronte al problema del caldo estremo in città e ai suoi impatti sulla salute delle persone, dobbiamo anzitutto ridurre le emissioni e al contempo concentrarci sugli interventi di adattamento e prevenzione», ha dichiarato Federico Spadini, campaigner Clima di Greenpeace Italia, puntando il dito contro le grandi aziende fossili che continuano a investire in petrolio e gas pur di massimizzare i profitti, scaricando i costi ambientali sulla collettività. Alla luce dei dati emersi, Greenpeace ha rivolto un appello urgente al governo italiano affinché introduca una tassazione straordinaria sui profitti dei colossi dei combustibili fossili, impiegando le risorse per piani di transizione energetica e per la protezione delle comunità locali, fissando l'addio definitivo al gas entro il 2035.

