Papa Leone nomina il salernitano Monsignor Raimo nuovo vescovo della Diocesi di Terni. L'Arcivescovo Bellandi: "La sua naturale semplicità, accompagnata da una disponibilità autentica e mai costruita, insieme alla sua grande competenza e alla lunga esperienza maturata come parroco, hanno fatto di mons. Raimo un collaboratore prezioso e un riferimento affidabile. Grazie a lui ho potuto comprendere ancora più a fondo il territorio di Salerno e la storia della nostra importante Arcidiocesi, promuovendo sempre relazioni fondate sul confronto, sulla cooperazione e su un'azione pastorale capace di rispondere alle esigenze del presente". Lo riporta SalernoToday.
"Questo annuncio suscita in me emozioni diverse e quasi contrapposte. Da un lato provo grande fierezza e riconoscenza perché un sacerdote cresciuto in questa Chiesa salernitana, prima come presbitero diocesano e poi, dalla primavera del 2024, come Vescovo ausiliare, è stato individuato dal Santo Padre per guidare la Diocesi di Terni-Narni-Amelia, una sede direttamente dipendente dalla Santa Sede, le cui origini risalgono ai primi secoli della cristianità e che dal 1986 sono state unite nell’attuale configurazione. Dall’altro lato, accanto alla gioia, avverto anche una certa tristezza e, lo ammetto, una moderata apprensione, perché don Alfonso in questi anni è stato per me un collaboratore competente, leale e sempre pronto a mettersi a disposizione, condividendo il carico della responsabilità di governo della nostra Arcidiocesi prima come Vicario generale, dal giugno 2020, e successivamente anche come Vescovo ausiliare, dal giugno 2024.
La sua maniera di rapportarsi alle persone, caratterizzata da semplicità e da un’autentica cordialità, mai artificiosa, unita alla profondità del suo giudizio e a una lunga esperienza pastorale, ha rappresentato per me una certezza e un prezioso aiuto anche nella conoscenza della realtà salernitana e della storia della nostra illustre Arcidiocesi. Ha sempre cercato di costruire relazioni, sia con il clero sia con tutto il popolo di Dio, basate sull’ascolto, sulla collaborazione, sulla condivisione e su una proposta pastorale capace di interpretare il tempo presente. Ha inoltre promosso con convinzione il confronto con le altre tradizioni religiose, dando vita alla Scuola di Dialogo Interreligioso e Interculturale, della quale oggi ricopre la presidenza.
Caro don Alfonso, so che accogliere la richiesta del Santo Padre e assumere la responsabilità di una nuova Chiesa in Umbria non deve essere stato semplice sul piano umano. Il forte legame che hai costruito negli anni, sia dal punto di vista personale sia ecclesiale, con questa terra avrebbe potuto spingerti a esitare davanti a una simile richiesta. Eppure ha prevalso la consapevolezza – quella che abbiamo ritrovato anche nelle parole di San Paolo ascoltate domenica scorsa – di appartenere al Signore e dunque la fiducia che sia Lui a orientare il nostro cammino, anche attraverso la Chiesa e attraverso colui che ne esercita la suprema responsabilità, il Santo Padre.
Ancora una volta hai scelto di affidare la tua esistenza al misterioso progetto di Dio, offrendoci una testimonianza concreta di disponibilità, servizio e obbedienza ecclesiale. Per questo desideriamo ringraziarti e fare tesoro del tuo esempio. Grazie, caro don Alfonso. Ti saremo vicini con affetto e preghiera e continueremo a riconoscerti come figlio di questa Chiesa. Qui troverai sempre persone pronte ad accoglierti con gioia ogni volta che avrai modo di tornare", ha dichiarato S.E. Monsignor Bellandi rivolgendosi a Monsignor Raimo.
La comunità diocesana, conclude la nota, “condivide la soddisfazione e la gioia del proprio Arcivescovo e rivolge al Vescovo eletto Monsignor Raimo i più sinceri e calorosi auguri, assicurandogli fin da ora la propria vicinanza, l’affetto e la preghiera per il nuovo incarico apostolico”.
Questa nuova missione, però, porta inevitabilmente con sé anche una separazione. E quando ci si allontana da persone, luoghi e legami che hanno segnato una vita intera, non è possibile pensare che ciò avvenga senza dolore. Non lascio soltanto una diocesi nella quale ho svolto il mio ministero. Mi separo dalla mia Chiesa, quella comunità nella quale ho ricevuto la fede, sono maturato, ho riconosciuto la chiamata di Dio e sono stato accompagnato verso il sacerdozio.
È qui che ho ricevuto l’ordinazione presbiterale e dove, per trentaquattro anni, ho avuto il dono di svolgere il servizio di parroco. In questa terra ho scoperto progressivamente il significato dell’essere sacerdote, vivendo accanto alla nostra gente le sue gioie, le sue attese, le sue difficoltà, le sue speranze e anche i momenti segnati dalle lacrime. In questa stessa Chiesa, poi, negli ultimi due anni, il Signore mi ha affidato un compito che mai avrei immaginato, chiamandomi all’episcopato e incaricandomi del ministero di Vescovo ausiliare.
Per questo motivo partire mi pesa. Sarebbe falso affermare il contrario. Ma, proprio dentro questa sofferenza, avverto una grande serenità. È quella tranquillità che nasce dal sapere che non sono stato io a decidere questa strada. Ancora una volta sono chiamato a fidarmi. Ancora una volta Dio mi precede e mi accompagna verso una destinazione che probabilmente non avrei mai scelto da solo.
Sono consapevole della mia fragilità. Conosco le mie debolezze, i miei limiti, le occasioni nelle quali avrei potuto agire diversamente e quelle in cui non sono riuscito a dare ciò che avrei voluto. Per questo non interpreto questa nuova responsabilità come un premio o un riconoscimento, ma come un’ulteriore manifestazione della misericordia di Dio.
Il Signore conosce le insufficienze di chi lo serve e, nonostante tutto, continua ad affidarsi a loro. Questa certezza mi emoziona profondamente e, allo stesso tempo, accresce in me il desiderio di abbandonarmi ancora di più nelle sue mani.
Il primo ringraziamento che desidero rivolgere è al nostro Arcivescovo, mons. Andrea Bellandi. Ho ricevuto moltissimo da lui. Mi ha chiamato al suo fianco inizialmente come Vicario generale e poi ha scelto di affidarmi anche il servizio di Vescovo ausiliare. In questi anni mi ha donato una fiducia che ho sempre percepito contemporaneamente come grazia e come grande responsabilità. Grazie, Eccellenza, per il rapporto fraterno, per la stima dimostrata e per gli anni vissuti insieme al servizio di questa Chiesa.
Avverto inoltre la necessità di chiedere perdono. Avrei voluto esserti maggiormente d’aiuto e svolgere meglio il compito che mi era stato affidato. Non sempre ci sono riuscito. Se qualche mia insufficienza, qualche limite o qualche decisione hanno fatto sì che tu non trovassi in me il sostegno e la vicinanza che avresti potuto legittimamente aspettarti prima dal tuo Vicario generale e poi dal tuo Vescovo ausiliare, ti domando con sincerità perdono. Conserverò la riconoscenza per il cammino percorso insieme e per tutto il bene che ho ricevuto.
Un pensiero speciale va ai fratelli presbiteri. Con molti di voi ho attraversato una parte importante della mia esperienza sacerdotale. Prima di assumere il ruolo di Vicario generale e successivamente quello di Vescovo ausiliare, ero e continuo a essere vostro confratello.
Abbiamo prestato servizio per la stessa comunità, celebrato la medesima Eucaristia, affrontato difficoltà comuni e condiviso l’amore per questa Chiesa. Se, nello svolgimento degli incarichi ricevuti, non sono sempre riuscito ad ascoltarvi nel modo giusto, se non ho compreso pienamente qualche vostra sofferenza o se qualcuno di voi ha avvertito una carenza di accoglienza, accompagnamento o sostegno, vi chiedo perdono.
Il desiderio di procedere insieme non è mai mancato. So però che a volte le buone intenzioni non sono sufficienti e che anche i propositi migliori si confrontano con le nostre debolezze. Grazie per ciò che mi avete trasmesso, per la vostra amicizia sacerdotale e per il servizio discreto che ogni giorno offrite alle comunità affidate alle vostre cure. Vi accompagnerò con la preghiera e con un affetto autenticamente fraterno.
E come dimenticare le comunità parrocchiali che Dio ha posto sul mio cammino durante i tanti anni trascorsi nel ministero presbiterale? Non siete mai stati soltanto gruppi di fedeli da accompagnare. Siete diventati famiglia. Insieme a voi sono cresciuto anch’io.
Ho celebrato il battesimo dei vostri bambini, seguito ragazzi e giovani nel percorso sacramentale e nelle decisioni più importanti, accompagnato tante famiglie nella celebrazione del loro amore, visitato chi era malato e condiviso il dolore di quanti hanno perso una persona cara. Abbiamo pregato, lavorato, atteso e, qualche volta, affrontato anche la sofferenza.
Abbiamo scoperto insieme quanto sia prezioso essere comunità cristiana nonostante le nostre imperfezioni. Se oggi sono il sacerdote che sono, una parte fondamentale del merito appartiene anche a voi. Custodisco dentro di me tanti volti, vicende, incontri e gesti quotidiani che forse non troveranno mai spazio nei racconti, ma che ormai fanno parte della mia storia. Grazie per l’affetto che mi avete donato, per la pazienza con cui avete accolto le mie debolezze e per avermi fatto conoscere la bellezza della fraternità cristiana.
La mia riconoscenza va all’intera Chiesa di Salerno-Campagna-Acerno: ai diaconi, alle persone consacrate, ai seminaristi, alle famiglie, ai giovani, ai bambini, agli anziani, agli ammalati, alle associazioni, ai movimenti e alle diverse realtà ecclesiali, così come a tutte quelle persone che, spesso lontano dai riflettori, contribuiscono ogni giorno a mantenere viva questa comunità.
Non è possibile ricordare ciascuno per nome. Posso però rivolgere a tutti un sincero grazie. Oggi comprendo ancora più chiaramente che nella Chiesa nessuno vive per se stesso e nessuno riceve una missione per il proprio interesse. Apparteniamo al Signore. È Lui che chiama, invia e talvolta ci chiede di lasciare ciò a cui siamo profondamente legati per imparare a servire e amare ancora, in un contesto differente e accanto a persone che ancora non conosciamo.
Mi dirigo verso Terni-Narni-Amelia senza sentirmi meno figlio di questa terra e di questa Chiesa. Le radici non vengono cancellate da una partenza: rimangono dentro di noi. Porterò con me Salerno, Campagna e Acerno. Porterò le comunità nelle quali ho prestato servizio, i sacerdoti con cui ho condiviso il ministero e tutte le persone incontrate lungo il percorso. Conserverò ciò che questa Chiesa mi ha donato e anche gli insegnamenti che ho ricevuto attraverso le mie stesse fragilità.
Mi accingo a conoscere la Chiesa di Terni-Narni-Amelia con rispetto e con emozione. Non conosco ancora i volti che incontrerò, le esperienze che mi attendono, le strade che Dio mi indicherà, né quali saranno le gioie e le difficoltà che dovrò affrontare.
Ho però una certezza: anche lì incontrerò una parte del popolo di Dio da amare e accompagnare. Desidero arrivare senza condizioni e con un cuore disponibile, affinché quella comunità possa diventare davvero la Chiesa alla quale, da questo momento, dedicare la mia esistenza. Vi rivolgo soltanto una richiesta, semplice ma preziosa: pregate per me”.
Tra il 1998 e il 2011 ha svolto il ministero di parroco in solidum nella parrocchia dei Santi Martino e Quirico, a Lancusi di Fisciano. Dal 2011 al 2015 ha guidato la comunità di Santa Maria del Carmine e Sant’Eustachio in San Francesco, a Eboli. Successivamente, dal 2015 al 2024, sempre a Eboli, è stato parroco della parrocchia di San Bartolomeo Apostolo. Nel territorio ebolitano, dal 2011 al 2019, ha ricoperto anche l’incarico di cappellano presso l’Istituto a Custodia Attenuata (ICATT).
Nel giugno 2020 l’Arcivescovo Andrea Bellandi lo ha scelto come Vicario generale dell’Arcidiocesi di Salerno-Campagna-Acerno. Nello stesso periodo è entrato a far parte del Collegio dei Consultori e del Consiglio Pastorale diocesano per il quinquennio 2021-2026. Il 30 aprile 2024 Papa Francesco lo ha designato Vescovo ausiliare dell’Arcidiocesi di Salerno-Campagna-Acerno, assegnandogli contemporaneamente la sede titolare di Termini Imerese.
Il 1° giugno 2024 ha ricevuto la consacrazione episcopale nella Cattedrale di Salerno per mano dell’Arcivescovo Andrea Bellandi, con l’Arcivescovo Pasquale Cascio e il Vescovo Antonio De Luca come co-consacranti. Per il proprio ministero episcopale ha scelto come motto Spes autem non confundit.
Papa Leone affida a Monsignor Raimo la Diocesi di Terni: il messaggio rivolto alla comunità salernitana
Contestualmente alla diffusione del Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede, pubblicato questa mattina alle 12, nel Salone degli Stemmi del Palazzo Arcivescovile è stata ufficializzata la scelta di Papa Leone di nominare Sua Eccellenza Monsignor Alfonso Raimo, Vescovo ausiliare di Salerno-Campagna-Acerno, alla guida della Diocesi di Terni-Narni-Amelia. La Curia di Salerno sottolinea in una nota che la nomina costituisce “una manifestazione di particolare benevolenza e di eccezionale considerazione da parte della Santa Sede nei confronti della nostra Chiesa diocesana. L’affidamento a un Pastore stimato di una nuova comunità del popolo di Dio rappresenta inoltre un riconoscimento della ricchezza del percorso spirituale e pastorale compiuto dalla Chiesa salernitana”.Il messaggio dell'Arcivescovo Bellandi
Ricevuta la notizia della decisione del Pontefice, l’Arcivescovo di Salerno-Campagna-Acerno, S.E. Monsignor Andrea Bellandi, ha manifestato profonda gioia e soddisfazione paterna. Fu proprio il presule a scegliere con convinzione Monsignor Raimo come suo collaboratore più stretto, condividendo negli anni con lui responsabilità, difficoltà, momenti felici e aspettative legate alla guida pastorale dell’Arcidiocesi."Questo annuncio suscita in me emozioni diverse e quasi contrapposte. Da un lato provo grande fierezza e riconoscenza perché un sacerdote cresciuto in questa Chiesa salernitana, prima come presbitero diocesano e poi, dalla primavera del 2024, come Vescovo ausiliare, è stato individuato dal Santo Padre per guidare la Diocesi di Terni-Narni-Amelia, una sede direttamente dipendente dalla Santa Sede, le cui origini risalgono ai primi secoli della cristianità e che dal 1986 sono state unite nell’attuale configurazione. Dall’altro lato, accanto alla gioia, avverto anche una certa tristezza e, lo ammetto, una moderata apprensione, perché don Alfonso in questi anni è stato per me un collaboratore competente, leale e sempre pronto a mettersi a disposizione, condividendo il carico della responsabilità di governo della nostra Arcidiocesi prima come Vicario generale, dal giugno 2020, e successivamente anche come Vescovo ausiliare, dal giugno 2024.
La sua maniera di rapportarsi alle persone, caratterizzata da semplicità e da un’autentica cordialità, mai artificiosa, unita alla profondità del suo giudizio e a una lunga esperienza pastorale, ha rappresentato per me una certezza e un prezioso aiuto anche nella conoscenza della realtà salernitana e della storia della nostra illustre Arcidiocesi. Ha sempre cercato di costruire relazioni, sia con il clero sia con tutto il popolo di Dio, basate sull’ascolto, sulla collaborazione, sulla condivisione e su una proposta pastorale capace di interpretare il tempo presente. Ha inoltre promosso con convinzione il confronto con le altre tradizioni religiose, dando vita alla Scuola di Dialogo Interreligioso e Interculturale, della quale oggi ricopre la presidenza.
Caro don Alfonso, so che accogliere la richiesta del Santo Padre e assumere la responsabilità di una nuova Chiesa in Umbria non deve essere stato semplice sul piano umano. Il forte legame che hai costruito negli anni, sia dal punto di vista personale sia ecclesiale, con questa terra avrebbe potuto spingerti a esitare davanti a una simile richiesta. Eppure ha prevalso la consapevolezza – quella che abbiamo ritrovato anche nelle parole di San Paolo ascoltate domenica scorsa – di appartenere al Signore e dunque la fiducia che sia Lui a orientare il nostro cammino, anche attraverso la Chiesa e attraverso colui che ne esercita la suprema responsabilità, il Santo Padre.
Ancora una volta hai scelto di affidare la tua esistenza al misterioso progetto di Dio, offrendoci una testimonianza concreta di disponibilità, servizio e obbedienza ecclesiale. Per questo desideriamo ringraziarti e fare tesoro del tuo esempio. Grazie, caro don Alfonso. Ti saremo vicini con affetto e preghiera e continueremo a riconoscerti come figlio di questa Chiesa. Qui troverai sempre persone pronte ad accoglierti con gioia ogni volta che avrai modo di tornare", ha dichiarato S.E. Monsignor Bellandi rivolgendosi a Monsignor Raimo.
La comunità diocesana, conclude la nota, “condivide la soddisfazione e la gioia del proprio Arcivescovo e rivolge al Vescovo eletto Monsignor Raimo i più sinceri e calorosi auguri, assicurandogli fin da ora la propria vicinanza, l’affetto e la preghiera per il nuovo incarico apostolico”.
Il saluto di S.E. Monsignor Raimo alla Chiesa di Salerno
“Carissimi fratelli e sorelle, vi sono circostanze nella vita in cui trovare parole adeguate per esprimere ciò che si ha dentro diventa difficile. Quello che sto vivendo appartiene proprio a questi momenti. La chiamata a diventare Vescovo della Chiesa di Terni-Narni-Amelia mi pone davanti a un percorso completamente nuovo, che accolgo affidandomi alla fede e con la disponibilità che ho cercato di mettere in pratica dal momento in cui ho scelto di donare la mia vita al Signore.Questa nuova missione, però, porta inevitabilmente con sé anche una separazione. E quando ci si allontana da persone, luoghi e legami che hanno segnato una vita intera, non è possibile pensare che ciò avvenga senza dolore. Non lascio soltanto una diocesi nella quale ho svolto il mio ministero. Mi separo dalla mia Chiesa, quella comunità nella quale ho ricevuto la fede, sono maturato, ho riconosciuto la chiamata di Dio e sono stato accompagnato verso il sacerdozio.
È qui che ho ricevuto l’ordinazione presbiterale e dove, per trentaquattro anni, ho avuto il dono di svolgere il servizio di parroco. In questa terra ho scoperto progressivamente il significato dell’essere sacerdote, vivendo accanto alla nostra gente le sue gioie, le sue attese, le sue difficoltà, le sue speranze e anche i momenti segnati dalle lacrime. In questa stessa Chiesa, poi, negli ultimi due anni, il Signore mi ha affidato un compito che mai avrei immaginato, chiamandomi all’episcopato e incaricandomi del ministero di Vescovo ausiliare.
Per questo motivo partire mi pesa. Sarebbe falso affermare il contrario. Ma, proprio dentro questa sofferenza, avverto una grande serenità. È quella tranquillità che nasce dal sapere che non sono stato io a decidere questa strada. Ancora una volta sono chiamato a fidarmi. Ancora una volta Dio mi precede e mi accompagna verso una destinazione che probabilmente non avrei mai scelto da solo.
Sono consapevole della mia fragilità. Conosco le mie debolezze, i miei limiti, le occasioni nelle quali avrei potuto agire diversamente e quelle in cui non sono riuscito a dare ciò che avrei voluto. Per questo non interpreto questa nuova responsabilità come un premio o un riconoscimento, ma come un’ulteriore manifestazione della misericordia di Dio.
Il Signore conosce le insufficienze di chi lo serve e, nonostante tutto, continua ad affidarsi a loro. Questa certezza mi emoziona profondamente e, allo stesso tempo, accresce in me il desiderio di abbandonarmi ancora di più nelle sue mani.
Il primo ringraziamento che desidero rivolgere è al nostro Arcivescovo, mons. Andrea Bellandi. Ho ricevuto moltissimo da lui. Mi ha chiamato al suo fianco inizialmente come Vicario generale e poi ha scelto di affidarmi anche il servizio di Vescovo ausiliare. In questi anni mi ha donato una fiducia che ho sempre percepito contemporaneamente come grazia e come grande responsabilità. Grazie, Eccellenza, per il rapporto fraterno, per la stima dimostrata e per gli anni vissuti insieme al servizio di questa Chiesa.
Avverto inoltre la necessità di chiedere perdono. Avrei voluto esserti maggiormente d’aiuto e svolgere meglio il compito che mi era stato affidato. Non sempre ci sono riuscito. Se qualche mia insufficienza, qualche limite o qualche decisione hanno fatto sì che tu non trovassi in me il sostegno e la vicinanza che avresti potuto legittimamente aspettarti prima dal tuo Vicario generale e poi dal tuo Vescovo ausiliare, ti domando con sincerità perdono. Conserverò la riconoscenza per il cammino percorso insieme e per tutto il bene che ho ricevuto.
Un pensiero speciale va ai fratelli presbiteri. Con molti di voi ho attraversato una parte importante della mia esperienza sacerdotale. Prima di assumere il ruolo di Vicario generale e successivamente quello di Vescovo ausiliare, ero e continuo a essere vostro confratello.
Abbiamo prestato servizio per la stessa comunità, celebrato la medesima Eucaristia, affrontato difficoltà comuni e condiviso l’amore per questa Chiesa. Se, nello svolgimento degli incarichi ricevuti, non sono sempre riuscito ad ascoltarvi nel modo giusto, se non ho compreso pienamente qualche vostra sofferenza o se qualcuno di voi ha avvertito una carenza di accoglienza, accompagnamento o sostegno, vi chiedo perdono.
Il desiderio di procedere insieme non è mai mancato. So però che a volte le buone intenzioni non sono sufficienti e che anche i propositi migliori si confrontano con le nostre debolezze. Grazie per ciò che mi avete trasmesso, per la vostra amicizia sacerdotale e per il servizio discreto che ogni giorno offrite alle comunità affidate alle vostre cure. Vi accompagnerò con la preghiera e con un affetto autenticamente fraterno.
E come dimenticare le comunità parrocchiali che Dio ha posto sul mio cammino durante i tanti anni trascorsi nel ministero presbiterale? Non siete mai stati soltanto gruppi di fedeli da accompagnare. Siete diventati famiglia. Insieme a voi sono cresciuto anch’io.
Ho celebrato il battesimo dei vostri bambini, seguito ragazzi e giovani nel percorso sacramentale e nelle decisioni più importanti, accompagnato tante famiglie nella celebrazione del loro amore, visitato chi era malato e condiviso il dolore di quanti hanno perso una persona cara. Abbiamo pregato, lavorato, atteso e, qualche volta, affrontato anche la sofferenza.
Abbiamo scoperto insieme quanto sia prezioso essere comunità cristiana nonostante le nostre imperfezioni. Se oggi sono il sacerdote che sono, una parte fondamentale del merito appartiene anche a voi. Custodisco dentro di me tanti volti, vicende, incontri e gesti quotidiani che forse non troveranno mai spazio nei racconti, ma che ormai fanno parte della mia storia. Grazie per l’affetto che mi avete donato, per la pazienza con cui avete accolto le mie debolezze e per avermi fatto conoscere la bellezza della fraternità cristiana.
La mia riconoscenza va all’intera Chiesa di Salerno-Campagna-Acerno: ai diaconi, alle persone consacrate, ai seminaristi, alle famiglie, ai giovani, ai bambini, agli anziani, agli ammalati, alle associazioni, ai movimenti e alle diverse realtà ecclesiali, così come a tutte quelle persone che, spesso lontano dai riflettori, contribuiscono ogni giorno a mantenere viva questa comunità.
Non è possibile ricordare ciascuno per nome. Posso però rivolgere a tutti un sincero grazie. Oggi comprendo ancora più chiaramente che nella Chiesa nessuno vive per se stesso e nessuno riceve una missione per il proprio interesse. Apparteniamo al Signore. È Lui che chiama, invia e talvolta ci chiede di lasciare ciò a cui siamo profondamente legati per imparare a servire e amare ancora, in un contesto differente e accanto a persone che ancora non conosciamo.
Mi dirigo verso Terni-Narni-Amelia senza sentirmi meno figlio di questa terra e di questa Chiesa. Le radici non vengono cancellate da una partenza: rimangono dentro di noi. Porterò con me Salerno, Campagna e Acerno. Porterò le comunità nelle quali ho prestato servizio, i sacerdoti con cui ho condiviso il ministero e tutte le persone incontrate lungo il percorso. Conserverò ciò che questa Chiesa mi ha donato e anche gli insegnamenti che ho ricevuto attraverso le mie stesse fragilità.
Mi accingo a conoscere la Chiesa di Terni-Narni-Amelia con rispetto e con emozione. Non conosco ancora i volti che incontrerò, le esperienze che mi attendono, le strade che Dio mi indicherà, né quali saranno le gioie e le difficoltà che dovrò affrontare.
Ho però una certezza: anche lì incontrerò una parte del popolo di Dio da amare e accompagnare. Desidero arrivare senza condizioni e con un cuore disponibile, affinché quella comunità possa diventare davvero la Chiesa alla quale, da questo momento, dedicare la mia esistenza. Vi rivolgo soltanto una richiesta, semplice ma preziosa: pregate per me”.
Il percorso di Monsignor Raimo
Alfonso Raimo è nato a Calabritto, in provincia di Avellino, il 2 luglio 1959. Ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale da mons. Guerino Grimaldi ed è entrato a far parte dell’Arcidiocesi di Salerno-Campagna-Acerno il 18 marzo 1990.Tra il 1998 e il 2011 ha svolto il ministero di parroco in solidum nella parrocchia dei Santi Martino e Quirico, a Lancusi di Fisciano. Dal 2011 al 2015 ha guidato la comunità di Santa Maria del Carmine e Sant’Eustachio in San Francesco, a Eboli. Successivamente, dal 2015 al 2024, sempre a Eboli, è stato parroco della parrocchia di San Bartolomeo Apostolo. Nel territorio ebolitano, dal 2011 al 2019, ha ricoperto anche l’incarico di cappellano presso l’Istituto a Custodia Attenuata (ICATT).
Nel giugno 2020 l’Arcivescovo Andrea Bellandi lo ha scelto come Vicario generale dell’Arcidiocesi di Salerno-Campagna-Acerno. Nello stesso periodo è entrato a far parte del Collegio dei Consultori e del Consiglio Pastorale diocesano per il quinquennio 2021-2026. Il 30 aprile 2024 Papa Francesco lo ha designato Vescovo ausiliare dell’Arcidiocesi di Salerno-Campagna-Acerno, assegnandogli contemporaneamente la sede titolare di Termini Imerese.
Il 1° giugno 2024 ha ricevuto la consacrazione episcopale nella Cattedrale di Salerno per mano dell’Arcivescovo Andrea Bellandi, con l’Arcivescovo Pasquale Cascio e il Vescovo Antonio De Luca come co-consacranti. Per il proprio ministero episcopale ha scelto come motto Spes autem non confundit.

